Cosa salvare del 2016 – Film & Serie TV

Le sollecitazioni audiovisive che hanno più allietato l’anno che va estinguendosi

In un anno cui probabilmente il più grande momento cinematografico è stata l’assegnazione di quello che era forse l’Oscar più atteso di sempre, sono state comunque parecchie le uscite di assoluto interesse. In mezzo alle solite sfilate di supereroi e bambini magici, deliziosi cartoni animati e ultraviolenza pulp, serie TV autoriali italiane e conquiste del mondo di parte di Netflix, ecco cosa noi saremo sicuri di volerci riguardare.


Marco Belafatti

movie Il film: Carol (Todd Haynes)

Todd Haynes immortala i primi sguardi innocenti, i primi timidi contatti tra i corpi di due donne in una fredda e omofoba Manhattan degli anni 50. Ci catapulta poi in un turbine di emozioni che feriscono silenziosamente. L’incantevole e passionale Cate Blanchett non ha vinto l’Oscar – ma ci è mancato veramente poco. Rooney Mara è l’incarnazione di ogni innamorato privo di esperienza: perde la testa, ci fa perdere la testa. Poesia pura.

tv La serie: Stranger Things (Matt e Ross Duffer, Netflix)

A prima vista sembrava un semplice pretesto per omaggiare Spielberg, Stephen King e la cultura pop dei gloriosi anni 80. In realtà è stata l’unica serie TV che ci ha fatto tornare la voglia di indossare colorati cappellini, armarci di bussole, fionde e sassolini e partire sulle nostre biciclette per dare la caccia a mostri e cattivoni. E che ci ha regalato il personaggio più badass dell’anno: la piccola ma letale Eleven.

panorama La scena: Game of Thrones 6×05 (David Benioff e D.B. Weiss, HBO – Sky Atlantic) – “The Door”

Hold the door! Hold the door!”. In un finale di puntata di straziante bellezza, il “gigante buono” di Game of Thrones esce definitivamente di scena e ci ricorda perché George Martin è l’unico uomo al mondo in grado di suscitare infinito odio e infinito amore nello stesso momento.

face L’attrice: Eva Green

Prendi una serie TV come “Penny Dreadful” e ti rendi conto che questa attrice sa fare grandi cose. Sa recitare le poesie di Wordsworth e Keats con la naturalezza di una scrittrice del primo Novecento. Sa interpretare il ruolo di una pazza indemoniata come se Raegan de “L’Esorcista” fosse cresciuta dentro di lei. Poi ti arriva un finale di stagione – forse il più insensato di sempre – sul capocollo e vorresti sprofondare in un lago di vergogna. Come se non bastasse, arriva pure Tim Burton e la trasforma in una dama gotica senza arte né parte. Non resta che confidare in un regista con le palle.


Giulio Beneventi

movie Il film: Animali notturni (Tom Ford)

Si scrive Animali Notturni ma, in fondo, si legge V Per Vendetta. La triplice allenza di piani narrativi infatti si scioglie lentamente, guidata su binari lynchiani dalla regia stilosa di un Tom Ford ormai ai tempi della consacrazione, in una progressiva presa di coscienza che la rivalsa, specie in campo matrimoniale, sia  un piatto che va servito non freddo. Ma ghiacciato. Di vent’anni. E con un contorno di spietata indifferenza.

tv La serie: Black Mirror – Terza stagione (Charlie Brooker, Netflix)

Non una mera serie, non un semplice spettacolo: racchiuso oltre lo schermo infranto vi è un vero e proprio trattato di sociologia. Una lucida rete di ipotesi distopiche, quella creata da Charlie Brooker, che nella sua terza forma non trema dinnanzi alle ripetute (e giustificabili) associazioni con il gigante Orwell. Attori di prim’ordine e registi con le palle (degno di nota Joe Wright) consacrano il prodotto netflixiano più potente, che nella sua introspezione più spietata ferisce e obbliga alla riflessione coattiva, destinata a durare ad oltranza.

panorama La scena: The Hateful Eight (Quentin Tarantino) – La ballata della morte del boia Kurt Russell

“E tu sarai un morto, John. Ed io in Messico…”
Con voce soave e ghigno beffardo si inaugura la fase calda in cui l’equilibrio spigoloso à la Carnage di Polanski – fatto di infamanti fellatio e botte da orbi alla dolce Daisy – degenera nel caro e vecchio stallo alla messicana (seppur nella stamberga della povera Minnie i cani e i messicani non siano ammessi), tra vomitate splatter e violenza sega-gambe. Ancora una volta Tarantino si autocelebra. E ancora una volta viene voglia di abbracciare lo spettatore a fianco al cinema che ha assistito allo stesso unico ed epocale evento, manco ci fosse sotto Grazie Roma di Venditti. Abbracciarlo e piangere insieme. Senza farsi i pompini a vicenda, sia chiaro.

face L’attore: Orlando Bloom

La scomparsa del Legolas di Canterbury dal grande schermo quest’anno si conferma senza ombra di dubbio alcuna la sua miglior interpretazione in carriera. La speranza è che l’annunciato ritorno nel 2017 di nuovo al fianco del buon Jack Sparrow non lo distolga dal suo habitat naturale: l’ippica.


Riccardo Coppola

movie Il film: Alla ricerca di Dory (Andrew Stanton)

Una di quelle occasioni in cui aspetti che una scusa qualsiasi ti faccia accantonare il tuo integralismo e ti porti dentro un cinema vuoto a gustarti un film d’animazione che sai già che non potrà deluderti. Divertente e spensierato, a tratti anche commovente. Si permette di avere in apertura anche un cortometraggio-capolavoro come Piper. Hank scippa al polpo Paul il titolo di cefalopode del millennio.

tv La serie: Narcos – Seconda stagione (Chris Brancato, Carlo Bernard e Doug Miro, Netflix)

Dopo una prima stagione che racconta la nascita e crescita del mito di Escobar, Narcos aggiunge interpretazione alla realtà e regala un villain umano e anche fragile, facendo quasi sperare che il finale sia diverso da quello che tutti sanno. Un declino inesorabile, una tragedia comunque umana e drammatica, per quanto sia vissuta da un criminale e terrorista efferato, che fattura da solo quanto una multinazionale e porta l’intera Colombia calcistica a giocare nel suo giardino. Povero Escobar.

panorama La scena: Revenant – Redivivo (Alejandro González Iñárritu) – Lo scoiattolo

Un sensazionale Tom Hardy sembra ritrovare umanità e profondità parlando del suo carissimo padre e citando i suoi racconti. Il Fitzgerald senior, rimasto da solo, affamato e pedinato dai Cherokee diventa testimone di un’apparizione dell’Altissimo, sotto forma di “un grasso scoiattolo”. Il finale non è esattamente da candida pastorella e futura predicatrice: “Gli ho sparato e me lo sono mangiato, quel figlio di puttana”. Povero scoiattolo.

face L’attore: Jeffrey Dean Morgan

L’unico modo possibile per rivitalizzare una serie pachidermica e quasi priva di idee, impegnata nel rincorrere un fumetto che probabilmente non finirà mai. Morgan è il villain perfetto, carismatico, divertente, strafottente e tremendamente violento. Il suo personaggio distoglie l’attenzione da tutto il resto, e la settima stagione di The Walking Dead diventa il suo one-man show. Chi già sa come la storia va avanti nei fumetti non può che fregarsi le mani in attesa di scene che si preannunciano leggendarie.


Andrea Mariano

movie Il film: Rogue One: A Star Wars Story (Gareth Edwards)

Personalmente lo scorso anno ho apprezzato molto Episode VII, con le sue continue strizzatine d’occhio a New Hope fatte dove ce n’era bisogno e con quel sentimento nostalgico che ti pervadeva per buona parte del film. Ma Rogue One ha colpito lì, proprio lì dove l’episodio canonico non era risucito ad arrivare: commuovere, darti una coltellata in pieno petto proprio mentre capisci di esserti affezionato a quel personaggio o a quella macchietta. Un film che racchiude ottimamente lo spirito Star Wars, ma che è anche molto, dannatamente molto di più

tv La serie: The Young Pope (Paolo Sorrentino, Sky Atlantic)

“Dio, ora io e te dobbiamo parlare. Da soli”.
Sorrentino, come si dice dalle mie parti, è un pesantone di prima categoria, e questo è cosa risaputa. Tuttavia, sarà Jude Law perfetto Papa-bambino, sarà Silvio Orlando perfetto nel suo essere subdolo e uomo di Stato, sarà per le tematiche, sarà per i deliri/visioni che Papa Law ha e che dilaniano la mente dello spettatore (ancora devo capire da dove cavolo è uscito fuori quel diavolo di un canguro), ma tutta la struttura narrativa regge alla grande, e laddove i tempi enormemente dilatati avrebbero sancito l’annientamento repentino, in The Young Pope costituiscono invece le solide fondamenta per catturare l’attenzione e la morbosa curiosità dello spettatore. Fenomenale.

panorama La scena: Lo Chiamavano Jeeg Robot (Gabriele Mainetti) – “Ma tu… Ma chi cazzo sei?”

In realtà tutto il film è spettacolare, epico, triste, marcio, grandioso. È quello che davvero dovrebbe essere un film di supereroi in senso stretto. Persino quello sfigato di Peter Parcker in confronto è uno dell’alta borghesia che se la passa abbastanza bene. E soprattutto un villain come Lo Zingaro, ricco di sfumature e gran carisma, molte produzioni Marvel e DC Cinema se lo sognano. Tutte le scene che lo vedono protagonista sono epiche, quella che è diventata più famosa è appunto quando riesce a catturare Enzo “Jeeg Robot” e gli chiede riguardo le origini della sua forza innaturale. Ma la mia preferita, in realtà, è quella in cui sulle note di “Ti Stringerò” di Nada si palesano perfettamente le sue velleità arriviste miste al delirio di conquista e onnipotenza. Grandioso.

face L’attrice: Chitarra Martin 1860

La dolcezza delle note che ha sprigionato dalle sue corde grazie alla sua cassa armonica, il legno pregiato, vetusto eppure nobile e gagliardo. Il coraggio, la nobiltà d’animo e l’assoluta dignità d’altri tempi con cui ha affrontato quella trave, anche lei di legno, ma indisponente e indifferente. La virtuosa presa di coscienza del suo destino nel momento in cui Kurt Russel, incosciente (nel senso letterale, dato che non era conscio di avere tra le mani l’originale), l’ha presa e percossa con inaudita ferocia. Ecco, è lei, la Martin del 1860, l’attrice migliore del 2016, o meglio, la martire cinematografica per eccellenza di quest’anno ormai passato.


Francesco Romano

movie Il film: Doctor Strange (Scott Derrickson)

L’equivalente cinematografico di un caleidoscopio: non sai cosa sono e come si muovono le forme e i colori che hai davanti, ma sono fighissimi. Ma non sono solo gli effetti visivi a giustificare quello che a mio parere è il miglior film uscito nel 2016, ma anche una trama che prende spunto e migliora la strada intrapresa da Guardiani della Galassia del 2014, separandosi dal resto della cinematografia Marvel pur coesistendovi. Finalmente un film autoconclusivo con una trama solida e divertente, dove trova spazio anche una morale: non usate lo smartphone mentre guidate. A meno che non vogliate diventare maestri dell’occulto.

tv La serie: Better Call Saul – Seconda stagione (Vince Gilligan e Peter Gould, AMC – Netflix)

È ingiusto riferirsi a Better Call Saul come uno spin-off di Breaking Bad, in quanto è più facilmente paragonabile ad una serie a sé stante, costruita sulle fondamenta del gigante mediatico creato dalla AMC. Tolto di mezzo il greve ma necessario step di presentazione avvenuto nella prima stagione, la seconda espande i caratteri e i rapporti tra i personaggi, sviluppando maggiormente la storia di Jimmy McGill e la sua trasformazione in Saul Goodman. Non mancano i suoi divertenti e geniali inganni da avvocato “criminale”, e al personaggio “factotum” Mike Ehrmantraut viene dato ancora maggior spazio rispetto a quanto fatto nelle avventure di Walt e Jesse.

panorama La scena: Deadpool (Tim Miller) – Intro

Il film di Deadpool ci ha portato ciò che ci aspettavamo dal “Mercenario chiacchierone”: rottura della quarta parete, uno scomodo senso dell’umorismo, parolacce e tanta violenza. Tutto ciò è stato perfettamente riassunto dai primi due minuti e mezzo di pellicola, presentante i nomi (o, in questo caso, gli appellativi) dei maggiori collaboratori del film. Un singolo momento, nel quale il mercenario tinto di rosso pesta a sangue degli sgherri in una macchina, viene esplorato grazie ad una CGI tanto realistica da sembrare vera, che incorniciata dalla canzone anni ‘80 Angel of the Morning non può che fargli meritare, a mio avviso, la pole position per la scena dell’anno.

face L’attore: Eddie Redmayne

Pur bazzicando l’ambiente televisivo e cinematografico sin dal 1998, solo negli ultimi anni il britannico Redmayne ha potuto godere di un notevole incremento di notorietà, cominciato con La teoria del tutto (2014) e The Danish Girl (2015), due film apprezzatissimi in tutto il mondo, ma purtroppo lontani dall’essere considerati riconoscibili per tutte le fasce d’età. Il turbolento 2016 ha portato buona fortuna ad Eddie, al quale è stato affidato il ruolo di Newt Scamander in Animali Fantastici e dove trovarli, ruolo che sembra esser creato apposta per il suo carattere, perennemente indeciso e imbarazzato, e che riesce a far apprezzare il film anche a chi non è amante del genere fantastico. Gli utlimi rumor relativi ad un suo probabile casting nel ruolo del tredicesimo dottore per la serie Doctor Who mi fanno chiedere se, a distanza di un anno, non ci sarà di nuovo lui ad occupare il ruolo di miglior attore per il 2017.


Andrea Zabbia

movie Il film: Zootropolis (Byron Howard e Rich Moore)

Il lungometraggio prodotto da Disney Pictures è non solo un ottimo film d’animazione per bambini, ma anche un’interessante riflessione sull’attuale status della società moderna. Attraverso una lente ironica e leggera, Zootropolis parla di realtà attuali come la difficile auto-affermazione del singolo nella competitiva realtà delle grandi metropoli e i pregiudizi di natura razziale. Perfetto nel dosare morale e intrattenimento, efficace nel mettere su schermo animali mai così tanto umani.

tv La serie: La Mafia Uccide Solo d’Estate (Luca Ribuoli, Rai 1)

Il mondo dell’intrattenimento sembra godere di linfa nuova da qualche anno a questa parte, con una decisa impennata della qualità delle produzioni nostrane avvenuta giusto in questo 2016. Dopo aver confezionato due film intelligenti e raffinati, Pif fa il suo esordio anche nel difficile mondo della televisione italiana, riadattando il lungometraggio che ha segnato il suo debutto da regista. La Mafia Uccide Solo d’Estate è non solo una serie dalla forte morale, ma anche un trattato sociologico su Palermo e i palermitani, i cui usi e costumi tipici sono ben rappresentati dai personaggi che danno vita alla storia della famiglia Giambarresi.

panorama La scena: Batman v Superman: Dawn of Justice (Zack Snyder) – Genesi di Batman

Ormai tutti conosciamo a memoria la sequenza di eventi che hanno portato Bruce Wayne a diventare il Cavaliere Oscuro. Abbiamo visto morire Thomas e Martha un numero infinito di volte, Zack Snyder era chiamato al difficile compito di rendere interessante una scena che ormai sembra aver poco da raccontare. Il visionario regista ha scelto di narrare le origini di Batman in una chiave poetica, in cui il crollo psicologico-emotivo e la rinascita dell’iconico supereroe sono splendidamente spiegati dalla potenza delle immagini su schermo.

face L’attrice: Emma Stone

Sono anni d’oro quelli che la brava Emma sta vivendo. Dopo aver guadagnato il successo presso il grande pubblico con film dalla natura commerciale come i due The Amazing Spider-Man, Benvenuti a Zombieland e Crazy, Stupid Love, l’attrice americana è passata per “la cura Woody Allen” ed ha ricevuto importanti nomination e riconoscimenti grazie al ruolo di Sam in Birdman di Iñárritu. Questo 2016 potrebbe rappresentare l’anno della sua consacrazione: C’è da battere la concorrenza di una Natalie Portman in formissima (con un occhio puntato anche sull’outsider Amy Adams), ma La La Land potrebbe portare il primo premio Oscar sulla bacheca di una giovane stella che da qualche anno rende ancor più luminoso il cielo di Hollywood.

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Siamo senz'altro scontrosi e antisociali, tuttavia a volte abbiamo degli interessi in comune. E scriviamo a più mani i nostri articoli.
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