Game Of Thrones: il tempo vola, come i corvi

Teletrasporto o non teletrasporto? Un’analisi sul realismo della narrazione accelerata.

ALLARME SPOILER: visione della 7×06 data per scontata. Watch out, giovani figli dell’estate.

Alle porte dell’ennesimo letargo di Game Of Thrones, è più che mai chiaro che il punto debole di questa settima (e qualitativamente altalenante) serie sia l’eccessiva e sproporzionata velocità di azioni e reazioni. Navi che viaggiano a pagaiate supersoniche, corvi e persone che si spostano alla velocità della luce, tutto in virtù della giustificazione di una folle accelerazione della narrazione, tirata a mille verso un finale da molto tempo pre-annunciato, speriamo degno.
Si sono susseguite diverse perplessità in materia lungo le sei puntate a volte troppo consequenziali e sbrigative, ma il vero elemento critico su cui anche i meno polemici non hanno potuto evitare di scagliarsi è offerto proprio dall’ultima ora di visione di questa settimana, nella puntata Beyond The Wall: la missione della Compagnia dell’anello (Jon Snow in fondo è più o meno alto come Frodo) oltre la Barriera per dimostrare a tutti che la serie è in procinto di trasformarsi nel capitolo fantasy di Resident Evil e il salvataggio a dir poco celere di Daenerys Targaryen.

E chi sono io per sottrarmi al “doveroso” scrutinio? Questo naufragar in “plausibili forzature” (per usare le parole del regista dell’episodio Alan Taylor) mi è troppo dolce per tirarmi indietro e tacere. Orsù gente, facciamolo. Analizziamo il realismo di un’opera di fantasia, con quel pizzico di raziocinio che mi rimane.

game of thrones

Onesto.

Dunque, se vogliamo sul serio perdere del tempo non troppo inutilmente a tentar di comprendere se le tempistiche siano realistiche o meno, tocca procedere con intelletto.
First of all, bisognerebbe conoscere con certezza e minuzia le dimensioni di Westeros, il continente occidentale separato da Essos dal mare Stretto in cui si svolgono la grande maggioranza dei fatti narrati in Game of Thrones. Partiamo male, di dati precisi alla mano purtroppo non ne ho da offrirvi. L’autore della serie George R.R. Martin ha però statuito che grosso modo la fetta di terre attribuita ai Sette Regni -che tanto ricorda la nostra Gran Bretagna- dovrebbe raggiungere nella sua interezza la stessa grandezza dell’America Meridionale (immaginatevi in pratica, dei Narcos con l’accento di Winston Churchill).

Molto più importante poi, se la memoria mi assiste, nella primissima e commovente puntata della prima stagione (ciao, Eddard; ciao, poppe di Dany) viene menzionato il fatto che tra Grande Inverno e Approdo del Re intercorrino trenta giorni di cammino. Tenendo ciò per veritiero e aggiungendo in un astratto sillogismo che si possano sostenere in media come nelle marce ordinarie 20 chilometri di spostamento al giorno (il nostro guru Alberto Angela ci insegna che i legionari romani tirassero fino a 30, ma non avendo le strade lastricate dei nostri antenati coatti è ragionevole che i cd. Westerosi viaggino più lenti), possiamo presupporre che -se la matematica non è un’opinione (e qui potrebbe esserlo)- ci siano circa 600 km di distanza tra le due località. Dal momento che la Barriera è poco più a Nord di Grande Inverno e che Roccia del Drago (attuale domicilio della Non-Bruciata e Regina dei Vandali) è poco più a Nord di Approdo del Re, è lecito supporre che il gap Barriera-Roccia Del Drago sia sempre attorno alle stesse sei centinaia di km. Google Maps mi fa una pippa.

game of thrones

Da Il Trono di Spade Memes

Poi, sicché il Night King con il suo freddo esercito è ormai vicino alla Barriera di Roger Waters, non è azzardato pensare che la Suicide Squad non abbia viaggiato molto in là tra le nevi e che il filippideo Gendry in fuga dal gran casino al Lago, correndo fino allo sfinimento come un nero coi padroni alle calcagna, impieghi “soltanto” tra le due e le tre ore per tornare al Forte Orientale. A quel punto, i Corvi mandano un corvo (splendidi giochi di parole, lo so) per avvisare Dany-nata-dalla-Tempesta. Qui arriva il bello. Nella realtà, credo di poter affermare senza il pericolo di particolari smentite che i pennuti dal piumaggio nero non siano stati usati per mandare messaggi. In ogni caso, ipotizzando che i corvi di Westeros siano celeri quanto i nostri piccioni viaggiatori – cioè in media come una vecchia in autostrada (sugli 80 km/h), il corvo in questione potrebbe arrivare a destinazione in qualcosa come 7 ore e mezza, facciamo 8 ore per arrotondare. Ora, la bionda Regina, bagnata com’è per Jon e le sue cicatrici, è logico pensare che prenda tutti e tre i suoi draghi e voli immediatamente a rotta di collo verso la Barriera, spronando i suoi pargoli alla massima speditezza. Un volo Ryanair con Drogon, tenendoci ancorati ad un principio di proporzionalità, non dovrebbe durare più di tre ore. Cabin crew take a sit for departure, please.

Quindi, supponendo che gli Snow-cean’s Seven siano partiti all’alba per guadagnare ore di luce, che l’avventura con lo Zombie Orso di Di Caprio e il Non Morto catturato sia avvenuta tutta nella mattinata, ci siamo: è plausibile che, dopo le 14 ore totali calcolate (in eccesso), Daenerys arrivi con i draghi non lo stesso giorno, ma quantomeno oltre la notte o, molto più probabile, ben dopo l’alba seguente. Il che ci può stare. Se non ci curiamo troppo dell’assideramento. Ma i nostri sono belli cazzuti, suvvia. Wim Hof e Bear Grylls, levatevi proprio.

game of thrones

Alcune vittime della Narrazione Folle, prima del suo nome.

Arrivati sin qui, vediamo di tirare le somme. Diciamo che in qualche modo, i marchingegni della trama viaggiano (seppur tirati), senza eccessive forzature ed incongruenze. Certo, a patto che tutte le variabili che ho sparato si realizzino nella loro pienezza. Che fatica, però. Di certo, è chiaro che gli sceneggiatori se ne siano sbattuti allegramente di tutta questa ricerca di realismo degli eventi principali, pensando soltanto a chiudere a tutti i costi il cerchio studiato. Altrimenti, sono certo che avrebbero reso meglio il passare della notte sull’isola del lago ghiacciato, con un bel fuoco acceso, sonnellini e turni di guardia, anziché indugiare su sciocchi tiri di sassi: in questo modo sarebbe stato chiaro che Daenerys arrivi a salvare la combriccola dei senza speranza soltanto il giorno dopo, con tempistiche perfettamente ragionevoli e più che plausibili.
Come al solito, sono sempre gli aficionados a preoccuparsi di tutti questi dettagli. Il che non fa che testimoniare quanto stia spaccando (chi vuol intendere, intenda) questa ultima serie. Anyway, teniamo incrociate le dita almeno per un finale che meriti, sia di stagione che generale. Mi scoccerebbe non poco aver buttato tutto questo tempo per una cafonata fantasy che degenera alla fine in una soap opera tristemente vicina a Beautiful o a Il Segreto. Ma non sarebbe la prima volta. Che la lunga notte domenicale giunga in fretta. E con essa la verità. Valar Morghulis.

Giulio Beneventi

Giulio Beneventi

Carpenter, Bowie e Bukowski hanno fatto di me il 90% di quello che sono oggi. Per il resto ci hanno pensato le sigarette, il Four Roses e i manuali di giurisprudenza.
Mai uscito vivo dagli anni Novanta, da sempre sulla breccia con Coltrane e un paio di vinili sottobraccio, mi sento a mio agio scrivendo solo a bocca piena, dopo trenta piegamenti di riflessione e una buona dose di gentil cinismo.
Giulio Beneventi

About Giulio Beneventi

Carpenter, Bowie e Bukowski hanno fatto di me il 90% di quello che sono oggi. Per il resto ci hanno pensato le sigarette, il Four Roses e i manuali di giurisprudenza.
Mai uscito vivo dagli anni Novanta, da sempre sulla breccia con Coltrane e un paio di vinili sottobraccio, mi sento a mio agio scrivendo solo a bocca piena, dopo trenta piegamenti di riflessione e una buona dose di gentil cinismo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *