Gli Oscar sfigati: la top ten dei capolavori perdenti

oscar perdentiI dieci casi di malasorte più rilevanti nell’ultimo decennio di cerimonie

 

Checchè se ne dica, gli Oscar sono proprio come le dimensioni del pene: in fondo contano, soprattutto agli occhi degli altri. E, se non altro, servono a farti ricordare negli anni a venire o a consolidare la tua fama e successo.
È però verità universalmente nota che non basti confezionare una pellicola superdotata o una prestazione esagerata, per decorare il caminetto di casa con lo sfavillio dell’ambita statuetta. Serve anche buon tempismo e buona sorte. Perchè, alla fine, la Fortuna è tutto. Certo, ce la si deve machiavellicamente costruire, è più che chiaro. Ma un sano pizzico di divin aiuto ci vuole sempre, non prendiamoci in giro. Anche in campo cinematografico, anche davanti alle scelte sempre politicizzate e difficili da interpretare dell’Academy. In poche parole, devi pregare di non trovarti sulla tua strada un fenomeno di massa come l’attuale La La Land, che con ogni probabilità tra pochi giorni trionferà facilmente in molte categorie in cui sono segnalati film altrettanto degni. Devi anche sperare di non incontrare nella tua annata anche altri grandi capolavori che possano far invaghire troppi giurati, perchè non è sempre il 2009 (vale a dire non è sempre Natale) che la concorrenza è così ridicolmente spompa da finire a consegnare per disperazione l’Oscar alla regia a Danny Boyle.

Ma, manco a dirlo, moltissime preghiere – anche solo nell’ultimo decennio – sono state disattese, come dolus bonus del trionfo altrui.
Ordunque, in attesa dell’imminente notte degli Oscar, ripercorriamo cronologicamente in una tragicamente fantozziana (anti)top-ten i dieci casi più drammatici degli ultimi due lustri in cui grandi prestazioni attoriali e sublimi pellicole vennero incredibilmente neutralizzate dalla sfortunata collisione con affini altrettanto validi o comunque più vicini ai gusti raffinati della giuria americana.


 1)  Il Labirinto Del Fauno vs. Le Vite Degli Altri

Miglior Film Straniero – 2007

Che “Le Vite degli Altri” meritasse di vincere, di certo nessun critico (presunto o tale) potrebbe validamente negarlo. Eppure, a mio modesto avviso, l’opera di Del Toro è un capolavoro di raffinatezza più pura, un vero trionfo di immaginazione ed estasi visiva a cui non avrebbe assolutamente guastato il riconoscimento dell’Academy anche in questa importante categoria. Ad ogni modo, la pellicola spagnola riscuote ancora oggi successo e nuovi follower. Quindi in fondo, sticazzi.

Oscar perdenti capolavori

La leggenda narra che la principessa discese nel regno paterno senza Oscar.


 2) Espiazione vs. Non È Un Paese Per Vecchi

Miglior Film – 2008

Joe Wright lo sapeva bene: le possibilità di veder trionfare la sua miglior pellicola in carriera erano mestamente pari a zero. Oltre al poderoso vincitore, c’erano in lotta anche “Juno”, “Michael Clayton” e soprattutto “Il Petroliere”. E buonanotte a tutti. Quando racconterete ai posteri la storia losangelina della trasposizione cinematografica del romanzo di Ian McEwan usate la formula “Per non dimenticare” e commemorate degnamente l’impresa eroica di essersi anche solo qualificata tra quelle prestigiose schiere: momenti sacri che non devono andare perduti come lacrime nella pioggia.

oscar espiazione

Keira Knightley e James McAvoy in “Espiazione”


 3) Mickey Rourke (The Wrestler) vs. Sean Penn (Milk)

Miglior Attore Protagonista – 2009

La pregevole interpretazione di Penn prevalse su quella titanica di Rourke, rovinando la festa per il ritorno in grande stile del pompato di Schenectady. Dopodiché tutto andò a scatafascio: il regista Aronofsky dalla disperazione (?) finì a sfornare una aberrazione del calibro biblico di “Noah”, mandando al diavolo la sua fama di raffinato cineasta.

E Mickey Rourke… Beh, giudicate voi stessi.

mickey rourle oscar

Ma è Rourke o la Santanchè?


 4) Quentin Tarantino (Bastardi Senza Gloria) vs. Kathryn Bigelow (The Hurt Locker)

Miglior Regia – 2010

In un periodo in cui Tarantino era considerato un Dio in terra solo dai più stretti seguaci e dai feticisti dei piedi, l’Academy preferì alla regia del suo primo capitolo della nuova trilogia storica il piglio potente e seccamente documentaristico della Bigelow. Scelta coraggiosa, che oggi – dopo la rivoluzione mainstream tarantiniana – avrebbe rischiato il linciaggio.

Bastardi senza gloria oscar

Quante altre gole avrebbero voluto stringere le mani dello zio Quentin…


 5) The Social Network (David Fincher) vs Il Discorso del Re (Tom Hopper)

Miglior film / Miglior Regia – 2011

La 83° edizione fu un’annata di alto livello. Quasi perfetta e priva di dubbi, se non fosse stata coronata da una scelta tesissima nelle categorie principali: far prevalere in toto “Il Discorso Del Re” su “The Social Network”, probabilmente superiore in termini di complessità e profondità. Bivio vertiginoso. Decisione ardua, sicuramente non presa a cuor leggero. Posso solo dire: “Che sfiga che hai, David”.

oscar social network

Beviamoci su (…yo-oh)


 6) Rooney Mara (Millennium – Uomini che odiano le donne) vs Meryl Streep (The Iron Lady)

Miglior Attrice Protagonista – 2012

L’Academy è innamorata come tutti noi di Meryl Streep. Ogni tanto decide persino di premiarla, nel mare di nominations che le riserva come noccioline. A farne le spese in uno di questi rarissimi casi fu la prova “fisicamente dolorosa” della splendida Rooney Mara, che quasi terrorizza per la sua estrema dedizione.

millennium oscar

Espressione legittima.


 7) Frankenweenie (Tim Burton) vs. Ribelle – The Brave (Mark Andrews, Brenda Chapman)

Miglior film d’animazione – 2013

Non bastava premiare Jennifer Lawrence per quella commediola da quattro soldi de “Il lato positivo” a scapito di due candidate di gran lunga superiori (la Jessica Chastain di Zero Dark Thirty e la Emmanuelle Riva di Amour), vero? No, bisognava pure sacrificare l’ultimo guizzo geniale di Tim Burton, reminiscenza del suo glorioso passato. Ah, l’amarezza.

oscar burton

Il film è l’adattamento in stop motion di un cortometraggio omonimo realizzato dallo stesso Burton nel 1984.


 8) Leonardo DiCaprio (The Wolf Of Wall Street) vs. Matthew McConaughey (Dallas Buyers Club)

Migliore Attore Protagonista – 2014

Il 2014 fu l’anno delle spaccature di consenso. “Il Sospetto” cedette contro il fascino nostrano de “La Grande Bellezza”, lo scialbo dramma da discriminati di “12 Anni Schiavo” come da pronostico lasciò tutti indietro, Amy Adams sfoderò le zinne come bonus di grande interpretazione ma nulla servì contro la Blanchette di Woody Allen. Ma niente di tutto ciò fu minimamente paragonabile all’ennesima dolorosa negazione riservata all’escluso per eccellenza Di Caprio, questa volta vittima del nuovo stato di grazia dell’ex-campione di commedie rosa McConaughey. Fu un periodo buio, che per fortuna (?) ormai appartiene al passato.


9) Il sale della terra (Juliano Ribeiro Salgado, Wim Wenders) vs Citizenfour (Laura Poitras)

Miglior documentario – 2015

L’attenzione generale venne attirata esclusivamente dalla sconfitta di Michael Keaton (protagonista di “Birdman”) e dell’unica cosa buona di “Interstellar” (la colonna sonora targata Hans Zimmer), andata a farsi benedire contro la corazzata hipster di Wes Anderson. Pochi si accorsero che tra le vittime della grande prova di Laura Poitras (oggi timidamente seguita da niente di meno che Oliver Stone) ci fosse un (se non IL) documentario monumentale di rara ed esemplare potenza estetica, dal respiro quasi malickiano, che meritava tantissimo.

Speriamo che oltre a Dio, anche il Maestro Wenders perdoni.

oscar il sale della terra

Il film ritrae le opere del fotografo brasiliano Sebastião Salgado, padre del co-regista.


 10) Tom Hardy (The Revenant) vs. Mark Rylance (Il Ponte delle Spie)

Migliore Attore non protagonista – 2016

Lo dissi più volte l’anno scorso, passando per insensibile: “The Revenant” è un ottimo film, ma se meritava davvero un Oscar (oltre a quello sacrosanto per la fotografia) era proprio per la migliore spalla, a quel bisonte di Tom Hardy. E poi tutti gli altri, in coda. Dispiace per DiCaprio e lo scoiattolo. Ma siamo schetti: fu lui a far la parte del leone, confermandosi vero traino di film con una eccellente prestazione che va ad aggiungersi di diritto sul podio, insieme a “Bronson” e “Locke”.

Non andò così. Ci fu l’Oscar biscottone-riparatore. Amen.

oscar revenant

Leggi anche: Speciale Oscar 2017: tutte le previsioni

Giulio Beneventi

Giulio Beneventi

Carpenter, Bowie e Bukowski hanno fatto di me il 90% di quello che sono oggi. Per il resto ci hanno pensato le sigarette, il Four Roses e i manuali di giurisprudenza.
Mai uscito vivo dagli anni Novanta, da sempre sulla breccia con Coltrane e un paio di vinili sottobraccio, mi sento a mio agio scrivendo solo a bocca piena, dopo trenta piegamenti di riflessione e una buona dose di gentil cinismo.
Giulio Beneventi

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Carpenter, Bowie e Bukowski hanno fatto di me il 90% di quello che sono oggi. Per il resto ci hanno pensato le sigarette, il Four Roses e i manuali di giurisprudenza.
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