Netflix, prendi uno di questi al posto di Kevin Spacey

Timidi suggerimenti all’emittente su come dare un colpo di spugna alle scorie dello Spacey-gate.

Mala tempora currunt in casa Netflix. Vadano come vadano le investigazioni su Kevin Spacey, ormai sbugiardato come maniaco sessuale praticamente da chiunque nel corso di una settimana, la faccia del doppio Premio Oscar sembra ormai totalmente e irrimediabilmente perduta. A farne le spese potrebbe essere una delle serie più amate del catalogo dell’emittente, quella House of Cards che era riuscita a portare sotto la lente del piccolo schermo i magheggiamenti e le macchinazioni dei giochi di potere in nuce alla Presidenza degli Stati Uniti. Il buon Kevin della serie era protagonista assoluto, e regalava al (prima vice) presidente Frank Underwood una interpretazione spaventosa, capace di bucare lo schermo come poche altre e di reggere un’intera serie molto più di un intreccio di sentimenti, complotti e politica più o meno fanta-.

In risposta al vaso di Pandora smascherato dalle dichiarazioni del molestato Anthony Rapp, però, in Netflix hanno deciso di fare i drastici: risoluzione del contratto e vaffanculo Spacey. In House of Cards, manco a dirlo, si apre una voragine, e le idee che girano per ora di fare ruotare l’intera sesta stagione intorno alla figura della moglie Claire (carismatica certo, ma per carità di Dio) non sono di certo delle più esaltanti. I fan della serie ci sono rimasti un po’ come la tifoseria del Napoli quando ha realizzato che doveva fare a meno di Gonzalo Higuain, e tra qualcuno che continua a sperare in una ricucitura (che no, non avverrà) è emerso qualche sognatore che ha proposto fantastiche candidature, corredate giustamente da petizioni, per trovare un sostituto per l’attore britannico. A spiccare sulle altre la candidatura di Claudio Amendola, che ha raccolto parecchie adesioni e che potrebbe avere un suo perché in virtù -immagino- del carismatico accento statunitense dell’attore, che potrebbe sostituire i voice over di Kevin Spacey senza che nemmeno ce ne si renda conto.

Ebbene, nel caso in cui Amendola abbia impegni più importanti con Rai Fiction, ecco che ho pensato anch’io a qualche serissima alternativa.


Bob Odenkirk
Saul Goodman avrebbe dalla sua, malgrado un aspetto fisico più smilzo, le stesse guanciotte rugose e dalla consistenza all’apparenza seria dell’Underwood che conosciamo, oltre a una naturale predisposizione per il riporto e a una sagacia parecchio ficcante. Sarebbe un Underwood tagliente, soltanto forse parecchio più ingenuo. O forse no, perché d’altronde uno che si è spacciato con successo per Kevin Costner, figuriamoci se non può fare Franco Sottolegno. Su.
Bonus: Huell Babineaux e Patrick Kuby (il saggio Bill Burr) come guardie del corpo sottolineerebbero benissimo quanto Meechum fosse inadeguato.


Nicolas Cage
Crudele e calcolatore, Underwood ha compiuto poche volte l’errore di manifestare i propri sentimenti: la rabbia feroce nei confronti del padre o di Claire, quando quest’ultima decide di mettergli i bastoni tra le ruote in politica; la delusione sincera quando Zoe gli confessa di avere simulato gli orgasmi, o quando l’FBI gli impedisce di giocare a God of War in multiplayer. Cage avrebbe l’indiscusso vantaggio di non dovere temere mai di perdere il proprio aplomb e di svelare i propri sentimenti a causa di una sciagurata espressione del viso, semplicemente non avendo un’espressione (o avendone una soltanto cristallizzata fino alla fine dei tempi, scegliete come preferite descriverlo).
Bonus: Sweet Home Alabama all’ingresso delle scene significative.


Dustin Hoff No, stesso problema. Next.


Toni Servillo
Perché in fondo la mancanza di palle di Underwood nel fumare aveva stancato. Uno che si sporca le mani in prima persona soffocando a morte un governatore e buttando sotto una metro una giornalista, che sopravvive ad attentati e che “crea il terrore” in coabitazione con i terroristi veri, non può essere così pusillanime nell’approcciarsi alle bionde. “L’ultima e basta, Claire. Alla finestra così non facciamo fumo nel soggiorno, Claire. Mezza io mezza tu, Claire?”. Servillo se ne sbatterebbe e fumerebbe in ogni singola scena, inframmezzando le boccate con approfonditi commentari sulla vera Roma che fino ad ora in House of Cards sono stati incomprensibilmente mancanti.
Bonus: Paolo Sorrentino alla regia di alcuni episodi, che dureranno 15 ore e non racconteranno un cazzo di niente.


Christian De Sica
Nel caso in cui non si arrivasse ad un accordo per una formula completa per la prosecuzione della serie, l’ideale sarebbe ripiegare su un solo lungo episodio natalizio, che fa sempre molto Black Mirror. Sarà comunque sicuramente un successone al botteghino. Bigliettoni assicurati anche a questo giro. Natale a Casa delle Carte 2017. Vedo già la sceneggiatura: “Dling-dlong. Oh cielo, mio marito! Ma che stai a dì Claire, tuo marito? Ma non era stato licenziato? Li mortacci! Bestia, copriti. Ehi aspettate, ma è Capodanno! (Stappa lo champagne, il tappo finisce nel sedere di qualcuno) Mamma mia, che dolore! (Entrano i vicini e il personale di sicurezza) Ma che state a fare, le porcherie con Meechum e ‘ste panze? Che ve pozzino!”.
Bonus: quintali di uvetta ed ignoranza. E Scatman John tra gli invitati.


Antonio Razzi
Perché dieci minuti di balletto di Tip Tap durante i Tony Awards non sono niente: da Razzi, Spacey avrebbe solamente da imparare lo stile nel canto, nelle movenze, nell’interpretazione e nell’interiorizzazione degli anni ’60. Al carisma ineguagliabile il “nostro” Antonio aggiungerebbe anche una maggiore esperienza in politica internazionale rispetto a quello che alla fine è pur sempre un semplice attore, e sarebbe particolarmente avvezzo all’interpretazione di un moderno presidente twittante alla Donald Trump. Molto interessante anche l’accostamento estetico con Robin Wright. Bonus: la Corea del Nord nella serie diventa alleata degli stati Uniti, e forse anche nella realtà.


Bello Figo
Per rendere la cosa ancora più di rottura rispetto alla reale presidenza di Obama, primo presidente afroamericano che però oltre a qualche tiro a canestro e un mic-drop conclusivo non aveva mai fatto niente di veramente swag. Tutti sanno che Gucci godrebbe tantissimo della possibilità di non pagare afito nella Casa Bianca, di potere andare in giro con al fianco una figua bianka come Claire. Sarebbe né più né meno il posto perfetto per lui.
Bonus: Swag USA 2017 HD presidentiaml nuova sigla al posto delle cazzatine al piano; disco di platino, velocemente.


Il Gabibbo
Chi non piangerebbe dall’emozione, se in sostituzione della storica chiusura della seconda stagione, con l’insediamento dietro la scrivania da presidente, Underwood avesse reso ancora più giustizia al suo doppio colpetto di nocche sul tavolo? Toc toc, BESUGHI!
Bonus: le Veline!

Riccardo Coppola

Riccardo Coppola

Sulla linea di confine tra un matematico pragmatismo e una sognante fascinazione per le malinconie musicali e i sofismi esistenzialisti e/o fantascientifici. Suono ogni tanto, scrivo spesso, parlo troppo.
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About Riccardo Coppola

Sulla linea di confine tra un matematico pragmatismo e una sognante fascinazione per le malinconie musicali e i sofismi esistenzialisti e/o fantascientifici. Suono ogni tanto, scrivo spesso, parlo troppo.

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