Rate Me, la nuova app Netflix che riproduce il futuro di Black Mirror

blackmirror1000

Rate Me, my friend. Un’anteprima ludica della pronosticabile dittatura dei social.

 

Pensavate che i futuri distopici di Black Mirror fossero pura astrattezza? Che quelli mostrati oltre lo specchio infranto fossero davvero solo dei casi limite in cui la scelleraggine umana potrebbe trascinarsi soltanto in caso di degenerazione delle sue amare patologie?
Ebbene, tutto può essere più vicino di quello che si possa pensare. Agli hashtag “scherzosi” #deathto sparsi in rete si è aggiunta oggi infatti la nuovissima app lanciata da Netflix, Rate Me, il cui meccanismo si basa esattamente sulla dinamica del primo traumatico episodio della terza serie (“Caduta Libera”): gli utenti tramite i loro smartphones ultratecnologici votano la popolarità degli altri utenti in base alle interazioni sociali che si scambiano, assegnando da 1 a 5 stelle. 1 se sei un troglodita maleducato e strafottente, 5 se sei un fashion blogger à la Chiara Ferragni.
Mi hai sorriso versandomi il caffè? 5 stelle. Hai delle belle tette? 5 stelle. Osi dire quello che pensi sulla mia orrenda stempiatura? Fottiti, 2 stelle. Anche se hai delle belle tette. Così impari come va il mondo. Perchè quel mondo è ormai interamente e irrimediabilmente collegato al giudizio del prossimo, messo in bella mostra. E ogni comportamento è influenzato da esso.

L’intento è chiaramente ricreativo (oltre che di smaliziato marketing televisivo); sperimentale, oserei dire. Una sorta di simulazione del folle mondo “futuristico” ricreato dallo sceneggiatore Charlie Brooker (e portato alla vita di schermo dalla potente regia di Joe Wright) per la puntata di lancio, in cui i ranghi sociali pre-Rivoluzione Francese (in versione 2.0 ossia la nobiltà snob di Vacchi, i borghesucci swag che tirano a campare imitando lo stile degli altri e il Terzo Stato, cioè i plebei-appestati di periferia da sandalo e calzino bianco) sono nuovamente ripristinati in pieno e spaccati più che mai tra di loro. Vuoi una bella casa in un quartiere con un basso coefficiente di delinquenza, magari con un bello sconticino da privilegiato? Bello mio, è meglio se sorridi a sessantaquattro denti e racimoli una media di stelline che si rispetti. Fatti un selfie mentre fai volontariato o mentre vai a passeggio con la tua cagnolina Chanel dal collare tempestato di diamanti, vedi tu. Altrimenti, ti attacchi. E magari desideri anche una manciata di rispetto sul posto di lavoro, senza simpatiche e amorevoli situazioni di mobbing? Rileggi la risposta sopra.
Tutto, ma proprio tutto, si basa sulla valutazione sociale degli altri. E sull’ossessione correlata. Va da sé che ogni ambito della vita (lato privato ovviamente incluso) precipita in una drammatica escalation di falsità e spietata apparenza, in cui solo gli arrampicatori sociali potrebbero trovarsi a proprio agio. Il vero mondo della prima apparenza, del sociopatico mettilo-in-mostra, della svendita di sé stesso per una manciata di likes.

tumblr_oerb6i6ilw1u7cof9o4_540

Dunque, tornando all’app Netflix del non-poi-così-lontano mondo attuale, ne volete un assaggio? Desiderate provare l’ebbrezza di quel male di vivere? Tanto in quel vortice ci cadiamo sicuramente lo stesso, esagerando tra qualche decennio. E poi diciamolo, noi maledetti esseri senzienti siamo attratti dal malessere. Ci piace farci male. Altrimenti perché guarderemmo CSI. ad ora di cena? Tanto vale impegnare i tempi morti in attesa dei nuovi pugni nello stomaco che avrà da offrire la quarta tornata di duri episodi della serie britannica.

Le veloci indicazioni sul funzionamento: l’app vi permette di dare un voto ad un iscritto di Twitter e di farlo vedere a tutti, condividendolo sullo stesso social network o su Facebook. Una volta fatto, poi date uno sguardo al vostro punteggio. E non preoccupatevi se siete immigrati, emarginati, drogati o grillini. Gli uno-stelle sono i new black.

Giulio Beneventi

Giulio Beneventi

Carpenter, Bowie e Bukowski hanno fatto di me il 90% di quello che sono oggi. Per il resto ci hanno pensato le sigarette, il Jim Beam, i vinili di Coltrane e i manuali di giurisprudenza. Mi sento a mio agio scrivendo solo di notte, dopo trenta flessioni di riflessione e una buona dose di gentil cinismo.
Giulio Beneventi

About Giulio Beneventi

Carpenter, Bowie e Bukowski hanno fatto di me il 90% di quello che sono oggi. Per il resto ci hanno pensato le sigarette, il Jim Beam, i vinili di Coltrane e i manuali di giurisprudenza. Mi sento a mio agio scrivendo solo di notte, dopo trenta flessioni di riflessione e una buona dose di gentil cinismo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *