Sanremo 2020, il pagellone definitivo

fiorello e amadeus alla finale di sanremo consegnano il premio a diodato

Notare: la palpebra calante di Fiorello, il ghigno di Diodato che non ce la fa più a trattenere la vescica, l’espressione liberatoria di Amadeus della serie “Finalmente è finita. O forse no?”

#SADISMO

La finale di Sanremo 2020 è stata dedicata al sadismo, peggio del mercato di riparazione del fantacalcio. Ci hanno fatto credere che tutto potesse concludersi a un orario decente, tipo l’1:30. E invece no: svagonata di ospiti senza senso, tanto che ciccio pasticcio che era lì per promuovere il film tv su Alberto Sordi era visibilmente assonnato, irritato e affamato (e grazie al cazzo).

Il führer Amadeus poi è diventato il detentore del cartellone della tombola, mollando premi a velocità supersonica e con un sottilissimo “levateve dar cazzo” mind che no, non si è percepito.

Un dubbio ci assale: ma Biagio Antonacci, che alle 2:00 era sul palco esterno del Nutella Stage, è riuscito a superare la notte o l’hanno trovato stamattina ibernato attaccato all’asta del microfono?

Ma bando alle ciance: ecco il pagellone definitivo della finale di Sanremo 2020.


Piero Pelù – 10

Continua a ingigantirsi col tempo, dopo avere candidamente ammesso che è andato a Sanremo soltanto per divertirsi e che della competizione non gliene frega un cazzo. Petto nudo alla Iggy e via, si va a scippare borsette a caso. Dicono che ha plagiato un pezzo dei Rasmus, ma alla fine nemmeno ai Rasmus interessa più dei Rasmus. INFINITO

piero pelù e borsetta a sanremo 2020

Pelù soddisfatto del bottino di Sanremo 2020

Diodato – 7.5

Vince più premi di quanti Oscar vincerà 1917, in una sera dove la voce si fa più tremante e incerta. Si sarà probabilmente sfiancato dopo aver fatto in settimana 20 ore di ripetizioni a Tiziano Ferro su come si tengono le note. Peccato perché se non avesse l’espressività di un manichino con un altoparlante dentro risulterebbe essere un pacchetto perfetto. MOLLUSCO

 

Gabbani – 7

Il Viceveeeeeeersa di Diodato, performance dopo performance insiste a stressare la resa su palco di un pezzo d’amore rendendolo vagamente pecoreccio. Lui pare umile quanto Ronaldo, e quando gli riferiscono il super spoiler da Sky sottolinea di avere vinto ben due premi Tim music. Però il pezzo c’era e gli si perdona un po’ il contorno. VISCIDO

 

Achille Lauro – 6

Ne hanno parlato già tutti e troppo e Gucci non necessita della nostra pubblicità. Il 6 lo merita solo per avere triggerato perfino radio Maria. MOBBASTA

 

Elodie – 4

Come Achille Lauro provoca sempre di più serata dopo serata, dove per provocare qui si intende mostrare centimetri di tette. Il pezzo però non cresce e anzi conferma di fare schifo. APPARENZA

 

Michele Zarrillo – 6

Su settanta festival lui ne ha fatti almeno metà senza vincere mai un cazzo di niente. Adesso sembra pure il nonno di UP e quindi non può che farci tenerezza. THE SOUND OF PERSEVERANCE

 

Elettra Lamborghini – 10

All’ultima giornata disponibile fa finalmente ciò per cui era stata invitata e rialza la pressione dei vecchi in platea. AT LAST

elettra lamborghini si copre a sanremo 2020

“Il vecchio in terza fila ha un principio di infarto, credo. Quello accanto si sta m…?”

Irene Grandi – 4

Avrebbe dovuto mantenere la bestemmia che c’era sicuramente nel testo originale di Vasco rossi invece di sostituire il “porcod” con un banale “sto da”. POTENZIALE APOTEOSI

 

Marco Masini – 7

Alla lunga Masini con la sua voce ti affetta il cuore come fosse un panetto di burro. E anche il brano matura al terzo ascolto e raggiunge i livelli già buoni di Spostato di un secondo. Invecchia bene. STAGIONATO

 

Rancore – 9

Quando cominci a stargli dietro capisci quanto raffinato e colto sia il suo flow. E infatti si porta il premio miglior testo. Adesso torna pure a fare bordello con Arlecchino. FUORI GARA

RIKI – 4

Per la finale rispolvera il vestito buono della comunione, forse nella speranza di sembrare più adulto e sentirsi accettato. Non ci riesce e continua a fare schifo. AMEN

 

Il delirio di ospiti dopo l’1.30 – voto -50

Uno stupro ai danni di Freddie Mercury, poi due imbecilli caraibici che cercano senza successo di rianimare un pubblico esanime sulle note di Bailando, Abatantuono e altri cazzoni. Amadeus si comporta sul finale come un ospite che deve ancora portare roba in tavola per degli invitati che non vogliono smettere, e che raschia tutti gli angoli e anfratti del frigo. Però dall’Ariston volevano in realtà sbaraccare tutti. TORTURA

amadeus con parrucca imita maria de filippi

Amadeus fa lo gnorri. In realtà sta godendo.

 

Junior Cally – 1

Ho preso un abbaglio incredibile dicendo che era un bel pezzo dopo il primo ascolto. Ero abbagliato dalla noia suscitata in me da Anastasio, probabilmente. Sto pezzo fa schifo e lui non ha una qualità che sia una. INUTILE

 

Paolo Jannacci – 2.5

Lodevole il tentativo di tenerti stretta la figliuola quando in adolescenza penserà che sei una merda oppressiva che non la capisce. Ma ricorda che esistono anche i compagni di scuola e possono far male. 14 REASONS WHY

 

Diletta Leotta – 0

Sono siciliano e avrei preferito dieci minuti di armonica a bocca su sottofondo di spari di lupara. Sarebbe stato meno macchiettistico e sicuramente meno ridicolo. NIEGGHIA

 

Anastasio – 4

Il ritornello alla fine lo fa, ti entra in testa. E non è una cosa bella né positiva. Tutti a parlare dell’iconoclastia di Lauro con Bowie, ma nessuno pensa a quelli come me condannati a sentire Killing in the Name e pensare ad Anastasio. THE BATTLE OF SAN REMO

 

Rita Pavone – 6

Riesce ad arrivare all’ultima puntata ed è comunque un gran traguardo. La aspettiamo adesso al varco per dissing d’altri tempi con fenomeni molto più attuali, con la sicurezza di chi non deve più dimostrare nulla. RESILIENTE

Bugo – 10

Lo abbiamo visto provato in conferenza, a biascicare cazzate da vecchio bauscia sulla sua buona fede. Sembra abbastanza distrutto. Non fare cazzate Bugo, che non è detto ci sia un Billy Blu a ogni angolo. PANICO PANICO

Mattarella, pensaci

La conduzione – 2

Come ogni sera quando arrivano buste nelle mani scatta il panico come i montanari quando arriva la bolletta del gas in inverno: tutto un passare di mano e un ritardare l’inevitabile apertura. La stanchezza è tanta che il vincitore viene pure annunciato come quello che ha fatto cinquina e si è portato a casa un posamestolo. CAOS

 

Le Vibrazioni – 5

Sarcina, anche lui un San Francesco di umiltà, aveva detto che questa poteva essere la loro volta buona. Arrivano quarti che è comunque un traguardo per chi era abituato a chiudere la fila. Non lo posso sapere ma sospetto che arrivato al sabato l’interprete abbia detto in linguaggio dei segni “che palle fate sempre sta canzone demmerda”. DOV’È BUGO

 

Levante – 6.5

Bisogna capire come avrà preso la vittoria di Diodato, da lei posato prima che diventasse davvero famoso. Lei resta più o meno sopra la linea di galleggiamento in classifica, incompresa da giuria e popolo che la mettono dietro mummie e salme varie. Continuano ad abbigliarla male facendola sembrare curva sotto il pesa delle responsabilità di un indie che sta morendo. Da rivedere, comunque, i fastidiosi accenti mancanti su ogni verso. ANGELO SPEZZATO A METÀ

 

Giordana Angi – 2 (coglioni)

Arrivati in fondo, in fondo dobbiamo ammetterlo: du’ palle. Ci mette impegno, ma manca vagamente quella classe che, per esempio, riesce a far digerire e apprezzare una Tosca. Mammà è mammà, non si discute, ma in redazione abbiamo tentato violentemente di tagliarci le vene con un cucchiaio. Giordana, guarda l’aspetto positivo: sei notevolmente meno irritante di Jannacci Junior che ha fatto una dedica paracula alla figlia (vedi sopra). AFFARI PRIVATI

 

Pinguini Tattici Nucleari – 6.5

Permane sempre un dubbio enorme che, senza la spinta di un’orchestra e di quel palco, valgano il 40% di quanto si è visto: ed effettivamente il pezzo da studio è molto molto debole. Fa niente: si presentano vestiti da pinguini veri, quelli del Madagascar, e convincono per l’ultima volta finendo su un podio di cui non se ne faranno assolutamente niente. La loro fetta di mercato è in fondo abbastanza satura, e non vedo troppe over 40 pronte a sbavare su Zanotti come ha fatto Mara Venier. GEORGE HARRISON

pinguini tattici nucleari baciano mara venier a sanremo 2020

Andrea ti ha invidiato. Molto.

Tosca – 7

Impeccabile fino al lezioso, sanremese fino allo scolastico. Tosca porta sul palco un pezzo da riprodurre in una futura enciclopedia in realtà virtuale sugli usi e costumi del ventesimo secolo in Italia, alla voce Sanremo. Ma a tanto vale: fuori da qui, chi la ascolterà? ANACRONISTICA

 

Alberto Urso – 0

Come per Tosca, con la differenza che la prima è artista davvero autentica e questo qua sembra esserlo quanto le patatine al mais al gusto pollo del Lidl. FAKE

 

Enrico Nigiotti – 3.5

Per cercare disperatamente di guadagnare punti classifica e umidità femminea, si scioglie i capelli, diventando un incrocio tra Gianluca Grignani sobrio e il cugino rinnegato degli Avengers. Il superpotere che sprigiona nella finale è suonare l’assolo di chitarra con l’abilità di Richard Benson ne “I Nani”. IL NOSTRO IMBARAZZO TRA LE DITA.

 

Raphael Gualazzi – 7

Carnevale è ancora lontano, ma lui se ne sbatte e continua a travestirsi da Elton John con residenza fiscale a Panama. Carioca è perfetta per villaggi turistici per giovani vecchi, e coglie l’occasione della finale di Sanremo per presentare il suo progetto di balera per ultra giovani, con due ragazzetti che ballano divertendosi perché oggi è sabato e domani non si va a scuola. ANIMATORE TURISTICO.

 

Riccardo Coppola

About

Sulla linea di confine tra un matematico pragmatismo e una sognante fascinazione per le malinconie musicali e i sofismi esistenzialisti e/o fantascientifici. Suono ogni tanto, scrivo spesso, parlo troppo.

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