Speciale Golden Globe 2017: 5 cose che non sapevate

Un tuffo nell’essenza dorata e sfavillante della kermesse californiana

 

Domani 8 gennaio torna la celeberrima cerimonia dei Golden Globe Awards – giunta ormai alla sua 74esima edizione – per la prima volta sotta la guida del fratello ricco di Ted Mosby, Jimmy Fallon, e i soliti cori di sdegnoso accompagnamento sono come sempre pronti a giungere al loro culmine, per poi finalmente scomparire. Prestate bene orecchio, li sentite?

Ehi, ma dove sono Clint Eastwood e Martin Scorsese? E Jake Gyllenhaal? E’ vero, e Jeffrey Dean Morgan?
E Jon Snow ke faààà ??!!11?!?
Poi che diavolo ci fanno Ryan Reynolds e Deadpool tra le nominations?
Rivogliamo Ricky Gervais! Andate a riprenderlo!

E’ tutto più che comprensibile. Ma in fondo è questo il bello dei Globi d’oro: è un pranzo di gala più informale e “pazzerello”, meno scontato dei “fratelli maggiori” Oscar, soprattutto meno intriso di forte moralità e meno incline a far trionfare a priori pellicole su schiavi, emarginati o drogati. Potremmo dire che è tutto più basato sullo spettacolo e in qualche modo, dati di norma i due mesi di anticipo rispetto alle altre cerimonie, ha una innegabile funzione anticipatrice. E lasciatemelo dire, molte volte ci azzecca molto più spesso sulla qualità delle pellicole scelte.

Ed eccovi per ingannare l’attesa qualche chicca e curiosità, giusto per conoscere meglio l’essenza dorata della storica cerimonia californiana che andrà in diretta domenica come sempre sulla rete statunitense NBC (in Italia su Sky Atlantic).


1) Tutto molto bello, però i Globi ce li diamo noi attori

I Golden Globes – forse lo sapete, forse no – sin dalla prima edizione del lontano 1944 sono sempre stati assegnati da una giuria di circa novanta giornalisti della stampa estera iscritti all’HFPA (Hollywood Foreign Press Association). E fino al 1958 furono sempre ed esclusivamente i giornalisti stessi a consegnarli alle celebrità. Cosa successe poi? Semplicemente quell’anno Frank Sinatra, Dean Martin e Sammy Davis Jr. salirono insieme sul palco per improvvisare un siparietto che piacque talmente tanto ed ebbe talmente successo da essere richiesto a gran voce l’anno dopo in occasione della consegna. Il passo successivo fu abbastanza scontato: sarebbero state sempre le star a consegnare i premi. E i giornalisti muti.


2) Non so chi scegliere!

Chi l’ha detto che un premio debba andare ad una sola persona? Può benissimo finire in parità. Certo, è più unico che raro… un pò come la Champions dell’Inter. Ad ogni modo, proprio come per i neroazzurri – strano ma vero – è davvero successo e pure in triplice composizione. In occasione dei 46esimi Golden Globe Awards del 1989 infatti avvenne un fatto a dir poco senza precedenti (ancora ad oggi!): il premio come Miglior attrice in un film drammatico venne assegnato per assoluta parità nel numero di voti a Sigourney Weaver per “Gorilla nella nebbia”, Jodie Foster per “Sotto accusa” e Shirley Maclaine per “Madame Sousatzka”. A questo punto potevano aggiungerci pure Meryl Streep, poveraccia. Vabbè che ne aveva già diversi, ma visto l’andazzo della festa…

                              


3) No grazie, tieniti  pure il tuo Golden Globe

Non a tutti fa gola il Globo. Per ben due volte infatti il vincitore ritenne bene di rifiutarlo: in primis, i produttori di “Z – L’orgia del potere” rifiutarono la consegna perché secondo loro fu un vero insulto poter gareggiare soltanto nella categoria di Miglior film straniero e non in quella di Miglior Film (si, non fate quella faccia: non è mai successo ma un film non americano potrebbe tranquillamente portarsi a casa il Globe più ambito); segue poi il caro Marlon Brando che diede il ben servito ai Golden Globe e Oscar stravinti per “Il Padrino”, per protestare contro la politica imperialista e razzista degli USA. Nulla di cui stupirsi, lui è Brando e le offerte le può benissimo rifiutare.


4) Io invece me li prendo tutti

Rosalind Russell invece non pensò minimamente di rifiutarli, nelle cinque volte in cui venne nominata. E tutte e cinque le volte vinse. In compenso, non vinse neanche un Oscar.
Quanto alle pellicole vincitrici, è doveroso ricordare “Qualcuno volò sul nido del cuculo” che nel 1975, in un’impresa mai più replicata, si portò a casa il Golden Globe in tutte 5 le categorie principali: Miglior film (Michael Douglas e Saul Zaentz), Miglior attore (Jack Nicholson), Miglior attrice (Louise Fletcher), Miglior regia (Milos Forman), Miglior sceneggiatura (Lawrence Hauben and Bo Goldman).
Sembra proprio la stessa storia di “Chi Ha Paura di Virginia Woolf?” e “Il Padrino – Parte III” (1991) che tornarono a casa a mani vuote, dopo le sette (!) nominations.


5) La sedia non te la scalda nessuno, anche se ti chiami Leo Di Caprio

Capita di vedere qualche posto vuoto durante lo show. Strano, vero? Ma non pensiate che la serata sia un flop… è solo che probabilmente Jack Nicholson non ce l’ha più fatta a tenerla ed è dovuto correre al bagno. Qui però non è come nelle altre premiazioni nel mondo del cinema: non ci sono i cd. “riempi-posto” (avete letto bene) ossia quei soggetti vestiti anch’essi elegantissimi che sono pronti a prendere il posto dell’attore di turno che si alza improvvisamente dal tavolo per andare a salutare il compare o per incipriarsi il naso in camerino, cosicchè nessuno faccia caso alla sua assenza. No, al Beverly Hilton Hotel non funziona così formalmente. Solo star, niente controfigure.

 

Leggi anche: Speciale Golden Globes 2017 – Tutte le previsioni

Giulio Beneventi

Giulio Beneventi

Carpenter, Bowie e Bukowski hanno fatto di me il 90% di quello che sono oggi. Per il resto ci hanno pensato le sigarette, il Four Roses e i manuali di giurisprudenza.
Mai uscito vivo dagli anni Novanta, da sempre sulla breccia con Coltrane e un paio di vinili sottobraccio, mi sento a mio agio scrivendo solo a bocca piena, dopo trenta piegamenti di riflessione e una buona dose di gentil cinismo.
Giulio Beneventi

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Carpenter, Bowie e Bukowski hanno fatto di me il 90% di quello che sono oggi. Per il resto ci hanno pensato le sigarette, il Four Roses e i manuali di giurisprudenza.
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