The blow must go on: cosa aspettarsi dalla terza stagione di Narcos

Qualche elemento che ci fa attendere il dopo-Escobar con timorosa impazienza

M’era quasi passato di mente. Escobar era morto, ciaone. Pazienza. Invece tra le Instagram stories l’altro giorno m’è apparso, tra Miriam Leone e Paulo Dybala, un promemoria sponsorizzato da Netflix: swipe up for the trailer (io invece ve lo propongo poco più sotto). La terza serie di Narcos. Di Narcos! Il seguito diretto di uno dei serial più d’effetto dela scorsa stagione, che era riuscita a coniugare uno storicismo quasi (ribadisco, quasi) documentaristico con una violenza disumana, e con un potere introspettivo ancor più grande. Alla fine, come di regola per i prodotti del piccolo schermo di nuova generazione, abbiamo solidarizzato e tirato su col naso (non pensate male, per carità di Dio) per le sorti del cattivone. In qualche modo volevamo bene e allo sguardo semi-fesso di Wagner Moura: cosa può offrirci una prosecuzione su cui in pochi avrebbero scommesso? Io ho individuato qualche (s)punto.


Pena

Il finale della seconda stagione vedeva una mandria di scemi della polizia colombiana esultare accanto al cadavere di Escobar manco fosse un grasso porcello da fare alla brace, convinti di avere estirpato per sempre il Diavolo dalla madre patria. Javier Pena, che era quello con le mani più nella marmellata di tutto il dipartimento, era uno dei pochi a sapere benissimo come il tutto fosse una ridicola vittoria di Pirro; e quelle ultime scene -malgrado il reale Pena si ritirò a vita serena e privata dopo l’uccisione di Escobar- suggerivano come il Pena del piccolo schermo si candidasse serissimamente per un ritorno. E così è, come il trailer ha confermato. Mancherà invece Steve Murphy, con Boyd Hollbrook che ha preferito dedicare la sua vita lavorativa a fare il nemico di Wolverine. Male perdere una carismatica voce narrante, certo; ma sarebbe stato molto peggio perdere il carisma ispanico di Oberyn Martell Pedro Pascal.

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Gilberto (e non solo)

“The blow must go on”. L’elegantissimo gioco di parole del trailer, con Pablo che viene sostituito dal nuovo Gilberto, non fa che ribadire con forza quanto qui sopra accennato: eliminato un bersaglio conosciuto ed evidente, un organismo criminale ben organizzato ma sostanzialmente unicellulare, ciò che rimane da combattere è un inferno guidato da faine incravattate che sanno benissimo lavorare sottotraccia (tanto da comprare una presidenza nel 1984). Gilberto ha già confermato di essere un fine stratega ma di saper regalare esplosioni di pura e rabbiosa violenza allo schermo (ricordate il meraviglioso matrimonio della figlia?), ma ci saranno anche i già visti Miguel e Pacho, oltre a un ancora sconosciuto Chepe, a costruire una rete di villain che darà inevitabilmente alla serie un intreccio e un passo differente.

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La storia vera

Wagner Moura si muoveva per gli episodi della prima e seconda serie come uno zombie, come un human spoiler alla Sean Bean. Una serie tanto fortemente biografica poteva lasciare il dubbio su qualche dettaglio dell’impiattamento scenico, ma chiunque -a meno d’aver vissuto privo di contatti in un rifugio antinucleare negli ultimi 50 anni, e non averne mai sentito parlare- sapeva fin dall’inizio che Escobar sarebbe crepato nell’ultimo episodio della seconda stagione. A meno di forsennate e attente ricerche di nomi tipo Pacho Herrera e Cali cartel su Wikipedia, invece, la terza avrà per quasi tutti un andamento veramente imprevedibile. “Sarà una narrazione da molteplici punti di vista, ci saranno molte nuove storie che potranno essere molto accattivanti. Ci piace raccontare anche di sconosciuti coinvolti dalla guerra delle droghe”, racconta lo showrunner Eric Newman. In sintesi, sapendo nebulosamente che sarà una serie con gente che si droga e si spara, dovremo cominciare a fare attenzione agli spoiler anche per quanto riguarda Narcos.

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L’atmosfera

Di Narcos ci sono piaciuti i personaggi, certo, ma c’è piaciuta tantissimo anche l’atmosfera. La calda Colombia e gli elementi distintivi dello scenario: pacchi di cocaina, baldracche, Higuita che fa lo scorpion kick, finta correttezza e ricerca di redenzione, soprattutto -e ovunque- corruzione vera. Il Risiko del “plata o plomo”, grazie alle influenze dei giocherelloni di Calì e degli onestissimi tizi della CIA, potrebbero vedere la sua plancia allargarsi verso l’ancor più solare e sorridente Messico, e verso territori a stelle e strisce. E chissà che per le strade della Colombia non possa spuntare anche un nuovo marcissimo poliziotto-highlander, per fare idealmente rinascere il meraviglioso Carrillo. Continuiamo a non darci pace per la sua morte. In realtà, non ci diamo pace principalmente per la vera fine del suo personaggio, vivissimo, e corrotto a suon di milionate.

Riccardo Coppola

Riccardo Coppola

Sulla linea di confine tra un matematico pragmatismo e una sognante fascinazione per le malinconie musicali e i sofismi esistenzialisti e/o fantascientifici. Suono ogni tanto, scrivo spesso, parlo troppo.
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About Riccardo Coppola

Sulla linea di confine tra un matematico pragmatismo e una sognante fascinazione per le malinconie musicali e i sofismi esistenzialisti e/o fantascientifici. Suono ogni tanto, scrivo spesso, parlo troppo.

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