The Young (Art) Pope

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Visioni, cambiamenti, messaggi, chiavi di volta. L’arte che “subdolamente” cita altra arte.

 

La prima stagione della serie tv The Young Pope, di Paolo Sorrentino, è appena terminata ed è stata un vero successo. Sarà per l’enorme carisma di Jude Law alias Lenny Belardo, per i suoi tormenti, i momenti costantemente in bilico tra allucinazioni e speranze, tra canguri che saltano fuori da non si sa dove e innumerevoli chiacchiere con il Superiore che non nasconde il rapporto turbolento con la fede e con Dio.

Sarà proprio per questi motivi e per come vengono trattati molti aspetti controversi della Chiesa odierna (pedofilia, potere temporale che mai è scemato dalla caduta dell’Impero Romano, omosessualità) che l’opera di Sorrentino è una storia potente e soprattutto ricca di immagini e opere importanti, dalla Venere di Willendorf, posta nell’ufficio del Papa e adorata dal cardinale Voiello, alle tante Pale presenti nel Palazzo Apostolico. Tanti, però, non si soffermano sul fatto che anche nella sigla, (http://video.sky.it/skyatlantic/le-serie-tv/the-young-pope-sigla-video/v308776.vid) oltre alla stella cometa che richiama la Natività, appaiono una serie di opere d’arte, poste in modo tale da riassumere le tappe fondamentali della storia della Chiesa, dalla nascita di Gesù Cristo alla fondazione della Chiesa, dal concilio di Costantino a Papa Giovanni Paolo II.

Ripercorriamole insieme rispettando un unico dogma: avere in sottofondo All Along The Watchtower nella versione di Devlin.

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Gerrit van Honthorst, L’Adorazione dei pastori (1619-1620)

L’episodio dell’adorazione dei pastori, che si recano a Betlemme nella capanna in cui è nato Gesù, è tra le immagini più diffuse per quanto riguarda la celebrazione della Natività. Raffigura un angelo apparso ad alcuni pastori per annunciare la nascita del Salvatore. Al centro della scena il Bambino appena nato irradia la luce che illumina l’ambiente e tutti i personaggi intorno ad esso.

Perugino, La consegna delle Chiavi (1481-1482)

Affresco conservato all’interno della Cappella Sistina. Evidenzia la continuità tra vecchio e Nuovo testamento e la trasmissione della legge divina dalle tavole della Legge al messaggio evangelico di Gesù, il quale poi scelse San Pietro. Sappiamo che Pietro è considerato il primo Papa della storia, colui che guidò la comunità cristiana dopo la morte e resurrezione di Cristo. Richiama oltretutto un passo importante del Vangelo, in cui Gesù annuncia la fondazione della Chiesa: “Ed io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa”.

Caravaggio, La conversione di San Paolo (1601-1605)

Entrambi Patroni di Roma, dopo San Pietro, San Paolo è stato uno dei più grandi evangelizzatori della storia del Cristianesimo. Suo fu il merito di diffondere il pensiero di Cristo e divenne presto il protettore dei missionari. L’episodio della conversione è ovviamente il momento centrale della vita da Santo, quando sulla via di Damasco vide Gesù Cristo in una luce abbagliante e capì di voler abbracciare una nuova fede.

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Vlasios Tsotsonis, Il concilio di Nicea

Durante concilio di Nicea, nel 325, si condannò l’Arianesimo come eresia: raffigurati sul dipinto ci sono Ario ed i vescovi riuniti in concilio. Sopra di lui campeggia l’Imperatore Costantino, che convocò e presiedette il concilio. Quest’opera rappresenta una delle tante occasioni in cui l’Imperatore mette in discussione i difficili rapporti tra Stato e Chiesa.

Francesco Hayez, Pietro l’Eremita predica la crociata (1827-1829)

Pietro l’Eremita che cavalcando una bianca mula col Crocifisso in mano e scorrendo la città e le borgate predica la crociata”. Pietro l’Eremita fu, come cita il titolo per esteso dell’opera, un predicatore che convinse migliaia di fedeli a partecipare alla cosiddetta “Crociata dei poveri”, nel 1096, che fu forse la prima crociata – non ufficiale – della storia della Chiesa. Annientato in gran parte in terra Turca, ciò che restava dello sgangherato esercito venne salvato dall’imperatore Alessio I.

Gentile da Fabriano, Stimmate di san Francesco (1420)

L’opera di Fabriano era il lato posteriore di uno stendardo processionale (sul cui recto si trovava la scena dell’Incoronazione della Vergine) e rappresenta la creazione della stimmate del Santo imposte dai Serafini. Come sappiamo, la figura di San Francesco d’Assisi è di fondamentale importanza per la storia della Chiesa, poiché scelse di vivere in povertà abbandonando la ricca famiglia di origine. Ad oggi Assisi, la sua città, è uno dei luoghi di culto più importanti del mondo, simbolo di fratellanza, condivisione e pace.

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Mateo Cerezo, L’elemosina di san Tommaso di Villanova (1660)

Tommaso di Villanova è considerato il “San Francesco Spagnolo”, grazie alla generosità, che lo contraddistinse, verso i poveri ed i bisognosi. È quindi un’altra figura emblematica nella sfera della Chiesa.

Domenico Crespi detto il Passignano, Michelangelo dona a Paolo IV il modello della Basilica di San Pietro (1618-1619)

Come mostra il dipinto, Michelangelo Buonarroti diresse i lavori inerenti la Cupola della Basilica di San Pietro in Vaticano, fino alla sua morte. La cupola non solo costituisce uno dei monumenti simboli più importanti della città di Roma, chiamata “il cupolone”, ma rappresenta anche e soprattutto il simbolo della Basilica Vaticana.

François Dubois, La notte di San Bartolomeo (1572-1584)

Detta anche “La strage di San Bartolomeo” o “Massacro di san Bartolomeo”, avvenuta nella notte tra il 23 ed il 24 agosto 1572, nel contesto delle nozze tra Enrico IV di Borbone e la sorella del Re, Margherita di Valois. Il matrimonio doveva essere un atto di riconciliazione tra la fazione dei cattolici e quella dei protestanti, richiamando moltissimi ugonotti a Parigi. Così, purtroppo, non fu e vennero sterminate indiscriminatamente tra le 5.000 e le 30.000 persone, comprese donne e bambini.

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Maurizio Cattelan, La nona ora (1999)

A chiudere la carrellata di opere d’arte, con la stella cometa della Natività che diventa meteorite, è l’opera molto discussa del genio cattelan. Vediamo infatti una scultura in poliestere, resina, roccia vulcanica, tappeto, vetro, polvere metallica, lattice, cera, tessuto, con scarpe in cuoio e pastorale in argento, che rappresenta Papa Giovanni Paolo II colpito da un meteorite. Chiara critica nei confronti della Chiesa e dei metodi fin troppo conservatori di Wojtyła, a cui succederà invece la figura più trasgressiva ed istrionica di Lenny Beraldo, alias Pio XIII. Inizialmente l’opera rappresentata il Papa in piedi, ma Cattelan, non soddisfatto dell’effetto che faceva sul pubblico, decise di tagliargli le gambe facendogli assumere la posizione definitiva.

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