X Factor 11: i nuovi mostri

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Anche quest’anno si ripresenta il Talent musicale per antonomasia.
Un po’ come i peperoni il giorno dopo.

Diario di bordo, data astrale qualcosa-che-si-avvicina-alla-metà-di-settembre 2017, pianeta Terra. Ricominciano le scuole. Torna il tempo delle mele di merda. Si ripalesa su quello strano coso luminescente X Factor. Sì, X Factor è ancora tra noi. C’è quel capellone di Manuel Agnelli sempre sorridente come se fosse il 2 novembre tutto l’anno, c’è bimbo Fedez che fa le veci di Bimbo Gigi, è tornata da non sappiamo dove Mara “Maschio Alfa” Maionchi ed è arrivata Levante, pronta a sbavare alla sinistra di Agnelli. La carovana cambia i suoi conducenti, ne riprende per strada qualcuno che era stato dimenticato e torna a fare incetta in egual misura di bravi guaglioni, storie struggenti grazie alle quali poter andare avanti nel programma e talenti indiscussi dell’arte incompresa (e per certi versi incomprensibile per molti) del trash.

Allacciate le cinture (noi non possiamo, non ci arriviamo), prendete i pop corn e disimparate a mangiare. Come prima puntata, queste audizioni dell’undicesima edizione di X Factor non hanno lasciato particolarmente il segno, ma qualche chicca c’è comunque stata.


Si alza il sipario. Un nervoso Rami Malek (facciamo Dybala?) battezza questa edizione cantando (bene) All of Me e si becca la standing ovation. Segue una superfiga bassista danese con la sua band u2-zingaresca che gioca col funky e una tecnica un tantino banalotta. Ma fa presa. Altra standing ovation. Vogliamo il sangue. Vogliamo i mostri. Oh, ci siamo. Eccoli che arrivano i primi.

PRIMO MOSTRO: Nizzil Jiminez, 43 anni, disoccupata.
Ciao, Fidez”. L‘e(c)stasiata Nizzil viene lasciata salire sul palco per strappare sorrisi e fare il filo al coso dipinto (è corretto, signor Gasparri?). Tutto molto interessante. Peccato per l’insulto a Tenco, nel mentre.

SECONDO MOSTRO: Davide Marchini, 34 anni, disoccupato
Immediatamente di seguito, un figlio di Jova che ci regala una “esegesi” cantata del nostro amato inno nazionale. Emozionante, ma nel senso sbagliato. A questo punto era meglio l’ignorantissimo po-po-po-po-po-po-po.

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Il secondo maschio alfa di X Factor

TERZO MOSTRO: Andrea Verì, 43 anni, disoccupato
“Voglio fare l’amore, farlo senza pudore. Seduto sopra il trattore, Ti prego Eleonora, fammi arare”. Rime di dannunziana memoria, chi se ne frega delle mancate assonanze. Aggiungeteci il massaggio del gonfio ventre da tenero maschio alfa in accompagnamento e siamo ai livelli della purissima poesia. Ingiustamente escluso, spero almeno di vederlo in futuro duettare con Dani Hoh.

Tripletta interessante. Ma possiamo fare di meglio. Forza Sky, offrici dell’altro. Per cosa guardiamo sennò X Factor? Per vedere future stelle della musica? Niente, passano la filippina talentuosa e la studentessa clone pallida di Amy Winehouse, scartata ma comunque non male. Giungono però i The Noiserz e qualcosa si smuove: i quattro ragazzetti sono onesti (il Thunderbird tanta roba, ma temo non sia un Gibson) ma si beccano un bel cazziatone patriottico della Maionchi e, quindi, di diritto…

QUARTO MOSTRO: Mara Maionchi, 76 anni, produttrice
La nostra risposta alla Brexit, alla triste dominazione esterofila e agli attuali anni bui della musica italiana. La nostra Winston Churchill. Vuole la lingua tricolore a tutti i costi, costi quel che costi. E, in risposta, le arriva subito il prossimo mostro.

QUINTO MOSTRO: Francesco Catapano ossia il Jim Morrison de’ noantri, 32 anni, artista
Baby, accendi ‘sta fiamma”. Il poeta battezzatosi Frank Hitch ci regala la traduzione letterale di Light My Fire. La gente si scompiscia e fischia (montaggio spietato) ma non comprende la ricerca aulica delle parole. Tutto perfetto. Buon livello di trash. Qualcuno però gli spieghi almeno che quel tossico “high” non vuol dire proprio “alto”.

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Lo traslitteratore del capolavoro di Le Porte

Andiamo avanti. C’è l’artista brava che suona un micro pianoforte con le sonorità di un organo (organo, non membro), che esagera col vibrato, irrita noi ma sconvolge Levante fino a farla piangere. Fedez scopre il suo lato tenero, un po’ a la Anton Ego in Ratatouille, forse immaginando un ménage à trois con lei, lui e Claudia Ferragni.

SESTO MOSTRO: Mister Evil Mc, 28 anni, disoccupato
Quando uno si presenta sul palco dicendo “Ci siamo o no? Bella Fede” sai già dove andremo a sbattare: contro il muro dell’ignoranza. Se poi si aggiunge anche la Maionchi a chiedere cosa sia un Mc (maestro di cerimonia nel rap, ci dicono) siamo nel trash più condensato. La meraviglia della devastazione subumana.

SETTIMO MOSTRO: Carmine Luongo, 16 anni, studente.
Non si capisce bene cosa “canti”. Il montaggio lo premia solo due secondi. Grazie, montaggio.

Scivoliamo ora nella Trap più becera. Nel 2017, del resto, non potevamo salvarci. Fedez chiede rapper buoni, come se se ne intendesse. Risponde un ragazzino che gli vomita in faccia la sua vita, fino a farlo lacrimare. Piange di rimando anche il ragazzino. Piange la mamma, dietro il palco. Levante si commuove e piange anche lei. Piangono tutti, manco fossimo a C’è Posta Per Te.  Arrivano degli altri cosi dipinti che tentano di riportare in auge gli Anni ’90 dei tormentoni morti e sepolti, aggiungendo quel tanto di stonatura e fiato corto che male non fa. Non è vero, fa male. Piangiamo anche noi. Anche (e soprattutto) a causa dei simpaticoni che arrivano dopo e che ammazzano per la seconda volta il defunto Michael Jackson con una Billie Jean (a dir poco) orrenda. Almeno la performance riesce nell’intento igienico-sanitario di indurre dei movimenti intestinali liberatori.

Mara capisce che sarà l’edizione della Lagrima facile.

OTTAVI MOSTRI: Overwaves, 19/22 anni, studenti
Musica per affondare. Versione metallara di Titanic. Partono quasi bene, poi il cantante inizia a starnazzare, senza voler mancare di rispetto a quei volatili odiosi. Della serie, anche l’acciaio non può nulla contro l’iceberg di ignoranza. Arte incompresa, incomprensibile persino per Manuel Agnelli. E comunque c’è troppo ghiaccio nel nostro Brandy.

Torna per un fulgido istante una badilata di discreto talento (forse). Gli Iron Temple, due ragazzi che portano Nutini e la sua splendida Iron Sky, fanno bella figura, anche perché sembrano effettivamente normali e non mossi da chissà quale tara mentale. Samuel Storm ha alle spalle una strappa-storia-lacrime (che fa sempre bene), ci ricorda che il mondo è una merda, ma ha effettivamente talento, quindi tentiamo anche noi di applaudire con le nostre corte zampe. Per bilanciare ‘sta botta di qualità arriva quello che è a metà tra mostro ed essere normale, un simpaticone che canta Rino Gaetano e che ha sbagliato inserendosi nella lista d’attesa di X-Factor anziché Zelig. Fuggita da scuola per saltare l’interrogazione di matematica, si presenta una figlia di Janis Joplin e John Norum, che spacca alla voce, e chi se ne frega se l’indomani dovrà portare la giustificazione al preside. Si prende anche i complimenti dell’ingallata Giusy Ferreri venuta a presenziare e a ricordare come tutti ce la possano fare.

“Ahò, sta qua canta meglio di me”.

IL CAPO-MOSTRO: Angelo Oliva, 59 anni. Autista
Una degna chiusura. Un cantautore che odia l’aria condizionata e ama il buongusto (ma anche no). Un leone che apre diatribe sulla propria intonazione e mette tutti al loro posto, specie Fedez che si intromette sulla questione del saper cantare. In confronto l’animale da rimorchio che sfidò Ruggieri e Morgan è un gattino mansueto. Ci vuole la forza mascolina della Maionchi, il maschio alfa della giuria, per chiudere e mandare tutti a casa: “Non sei stonato, sei una pippa“. Ma Angelo è altro, Angelo è alto, Angelo è un Gesù dei nostri tempi: “Io vi perdono, perché non sapete quello che fate“.

La prima putata di audizioni di X Factor si conclude con una ragazza timida, con una voce incredibile che ovviamente smuove i giudici e un po’ tutti (dobbiamo ancora capire come chi ha la strappastorialacrime alle spalle sia un mostro di bravura). Ma il vincitore vero, unico e alle soglie della divina beatificazione è Angelo. La stonatura sia sempre con te e con il tuo spirito, Angelo.

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Le scomode verità del Messia

 

Giulio Beneventi

Carpenter, Bowie e Bukowski hanno fatto di me il 90% di quello che sono oggi. Per il resto ci hanno pensato le sigarette, il Jim Beam, i vinili di Coltrane e i manuali di giurisprudenza. Mi sento a mio agio scrivendo solo di notte, dopo trenta flessioni di riflessione e una buona dose di gentil cinismo.
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About Giulio Beneventi

Carpenter, Bowie e Bukowski hanno fatto di me il 90% di quello che sono oggi. Per il resto ci hanno pensato le sigarette, il Jim Beam, i vinili di Coltrane e i manuali di giurisprudenza. Mi sento a mio agio scrivendo solo di notte, dopo trenta flessioni di riflessione e una buona dose di gentil cinismo.

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