Before The Flood, un pianeta da salvare

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Nel vortice di orecchie da mercante e vane parole, Leonardo DiCaprio sfrutta se stesso per dare risalto e sostanza al grave problema del cambiamento climatico. Progetti, soluzioni, speranze e illusioni per un pianeta da salvare.

 

Un attore ricco, famoso, tra le figure di spicco di uno star system simbolo della frivolezza, come diamine può rendersi utile e soprattutto credibile nel parlare di cambiamenti climatici? Partendo da zero e sfruttando il suo essere famoso, semplice. Oppure no.

“Sono un attore, il mio lavoro è recitare. Interpreto personaggi di fantasia, i cui problemi sono frutto della penna di uno sceneggiatore. Purtroppo i cambiamenti climatici, a volte, sono percepiti allo stesso modo”

Per la realizzazione di questo documentario, in Italia noto anche come “Punto Di Non Ritorno”, Leonardo DiCaprio ci ha messo la faccia. Fisher Stevens la regia. Il National Geographic la volontà. Tutti la coscienza. Coscienza di capire che il nostro Pianeta sta attraversando un momento davvero difficile, complesso, i cui problemi sono causati da noi stessi, dal nostro stile di vita. Il modello occidentale che ha sfruttato, disfatto, disintegrato e manipolato le risorse che più comunemente tutti noi oggigiorno consumiamo è la causa principe dei cambiamenti climatici che stanno modificando significativamente il Mondo in modo irreversibile, e il metodo più semplice è dire ai Paesi in via di sviluppo o che ora stanno vivendo proprio boom industriale “State sbagliando”, quando stanno “semplicemente” seguendo la scia di quello stesso modello che ha permesso e causato tutto ciò.

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Il buon Leonardo in realtà si interessa del problema del riscaldamento globale già da tempi non sospetti, quando aveva ancora la faccia pulita e da poco aveva chiesto a Rose se si fidasse di lui e nel frattempo costituiva una fondazione a suo nome che fino ad ora ha donato a progetti su fonti di energia rinnovabili ed eco sostenibilità decine di milioni di euro (o dollari, a seconda del cambio valutario che volete adottare).

Ed è questa la carta vincente e che strania lo spettatore di “Before The Flood”: un attore famoso, ricco, a cui non manca nulla che si fa in quattro e più per diffondere un messaggio e cercare di informare e informarsi il più possibile riguardo i cambiamenti disastrosi che la nostra casa Terra sta subendo. Non vivendo, ma subendo. Sfruttando la sua visibilità DiCaprio ha potuto viaggiare in tutti gli angoli del Pianeta per tastare concretamente ciò che sta avvenendo, ciò che ai più spesso, troppo spesso sembra un problema fin troppo astratto. Ha altresì potuto intervistare, o meglio, parlare nella maniera meno formale possibile con scienziati, persone comuni, ma anche e soprattutto con coloro che davvero detengono il potere di cambiare una situazione ad alto livello di allarme. Il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama, l’attivista politica indiana Sunita Narain, Papa Francesco e non solo hanno parlato all’attore con molta franchezza (soprattutto Narain) delle possibilità di collaborazione tra le Nazioni e al contempo di tutte le perplessità del caso.

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A proposito di perplessità, grande risalto è dato proprio dall’ostruzionismo che le assai influenti lobby dell’industria energetica e non solo portano avanti da decenni per il proprio rendiconti personale. Alcune volte si lambisce il mero complottismo, ma “Before The Flood – Punto Di Non Ritorno” ha dalla sua la capacità di raccontare il medesimo problema su più piani di lettura e su più punti di vista. È strano, stridente e ai limiti del paradosso constatare che una società all’avanguardia come la Tesla abbia sviluppato un modo per sfruttare in maniera massiccia fonti di energia rinnovabile per emanciparsi completamente da petrolio e carbone e come essa stessa, secondo le parole del CEO  Elon Musk, non abbia ancora incontrato la collaborazione di alcuna altra azienda. Basterebbero 100 (cento) impianti di loro ideazione in tutto il mondo per risolvere il fabbisogno energetico di tutti i Paesi. Al momento loro hanno la tecnologia e le possibilità di realizzarlo in piccolo, ma nessuno si è ancora scomodato per riprodurlo su scala mondiale.

Tutto il bel casino degli ultimi mesi riguardante l’olio di palma viene riportato al problema originario: quest’olio non è nocivo per l’uomo che lo consuma tramite alimenti quali biscotti, creme eccetera eccetera, ma è economico per le aziende produttrici. Che per procurarselo hanno chiuso occhi e orecchie riguardo la deplorevole deforestazione e l’assurdo impoverimento del terreno in cui si coltiva e dilania la palma da olio.

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Questione enormemente delicata, che anche nel caso di “Before The Flood” come in documentari precedenti ogni tanto scivola nel catastrofismo. La differenza sostanziale, tuttavia, è che l’ambasciatore di Pace dell’Onu Leonardo DiCaprio mette sull’altro piatto della bilancia anche la leggerezza di molti accordi definiti frettolosamente storici, ultima la sfilata di grandi intenzioni e grandi parole di Parigi, in cui i grandi della terra si impegnano a trovare una soluzione per il riscaldamento globale e l’inquinamento della Terra… senza vincoli di sorta, senza parlare di provvedimenti concreti.

Belle parole, a cui il bel faccino di Leonardo DiCaprio ha cercato di dare un vero peso in questo documentario realizzato nell’arco oltre tre anni, sfruttando anche il periodo di riprese per “The Revenant”, film che l’ha finalmente condotto all’oscar e per la cui realizzazione l’intera troupe si è dovuta spostare dal Canada, dove non c’è davvero più un’oncia di neve, alle lande impervie dell’Asia.

Retorica? Ce n’è, ma ha un peso specifico più sostanzioso rispetto ad altre produzioni simili. Documentario, sì, ma dove il protagonista famoso spesso e volentieri fa la parte dell’uomo qualunque, ponendosi e ponendo domande non arzigogolate, ma che io che scrivo e voi che leggete potreste porvi, anche la più apparentemente sciocca.

 

Andrea Mariano

Andrea Mariano

Prigioniero degli anni ‘90, da tempo il soggetto in esame sfrutta il prodigio demoniaco chiamato internet per poter sproloquiare di ciò che lo appassiona e di ciò che lo cruccia, il tutto indossando camicia a quadri, Levi's 501 e Dr. Martens. Ha svolto tutto ciò su SpazioRock.it dal 199... dal 2010 al 2016. Ora è qui (ma va?). Odora leggermente di cavolo (cit. Theme Hospital)
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Prigioniero degli anni ‘90, da tempo il soggetto in esame sfrutta il prodigio demoniaco chiamato internet per poter sproloquiare di ciò che lo appassiona e di ciò che lo cruccia, il tutto indossando camicia a quadri, Levi’s 501 e Dr. Martens. Ha svolto tutto ciò su SpazioRock.it dal 199… dal 2010 al 2016. Ora è qui (ma va?). Odora leggermente di cavolo (cit. Theme Hospital)

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