BoJack Horseman: Cinque lezioni di umanità da un cavallo

Bojack horseman: apertura

Epifaniche lezioni di vita e umorismo agrodolce

BoJack Horseman è una serie televisiva animata disponibile su Netflix. A rendere questo prodotto facilmente sottovalutabile – come se non bastasse la natura animata della serie – è la presenza di personaggi animali antropomorfi, tra cui proprio il protagonista: BoJack.

BoJack è un attore che vive principalmente di rendita, un Hank Moody di Californication con sembianze equine e con una più spiccata tendenza autolesionista, ma soprattutto con una incostante e disarmante sincerità. Il cavallo è accompagnato da co-protagonisti umani e non, altrettanto affascinanti, raramente dispensatori di buoni consigli, spesso promotori di stili di vita fortemente distruttivi e indispensabili pezzi per il formidabile puzzle che è questo show.

Bojack horseman: personaggi

Questa serie televisiva riesce ad essere un particolarissimo contenitore di lezioni di vita e umorismo agrodolce; riesce a parlare allo spettatore coinvolgendolo in un gruppo di personaggi che diventano facilmente familiari; riesce a creare quel collegamento fatto di rimandi e inside joke che amalgama tutti gli episodi diventando un brillante marchio di fabbrica. Per alcuni aspetti simile a Scrubs e Community, BoJack Horseman è una perla che si piazza nell’olimpo delle serie tv animate per adulti.

Ma a rendere davvero speciale questo prodotto, sono le lezioni di umanità che – nonostante siano impartite da animali antropomorfi – rimangono solidamente credibili; ecco le cinque epifanie nelle prime tre stagioni di BoJack Horseman:

1. Non tutti siamo belle persone

Difficile ammetterlo, ma alcuni nascono cinici, insensibili, socialmente difettosi. BoJack ha la negatività nei geni, è rinchiuso in una bolla genetica da cui – nonostante i suoi blandi ma pur sempre apprezzabili tentativi – non riesce in alcun modo ad evadere. Alcuni difetti caratteriali sono terribili, eppure sono lì, sepolti sotto i nostri sforzi di apparire migliori, ma irremovibili e pronti a demolire quanto di buono abbiamo costruito per contrastarli.

2. L’amicizia non è una cosa sacra

I tradimenti tra amici esistono e per il proprio tornaconto l’essere umano è capace di infangare ogni suo alleato senza pensarci due volte. I rapporti umani non sono sempre equini a prescindere dai rapporti professionali, c’è una scala sociale che tacitamente accettiamo, e siamo tutti pronti a spingere il prossimo giù dalla scala.

3. La morte è un punto di non ritorno

Il perdono in punto di morte non è scontato. I rimorsi possono accompagnarci per tutta la vita, possono sopravvivere alle persone e diventare fantasmi che non smetteranno di tormentarci.

4. Vedere le persone per quello che sono è una delusione

Raramente corrisponde a vederne la bellezza interiore, la maggior parte delle volte osservare l’interiorità di una persona allo scoperto si rivela essere qualcosa di sconfortante fino a diventare nauseante nei casi peggiori.

5. La vita è breve

Ma non dal punto di vista banale della frase, la vita umana è schifosamente insignificante, siamo degli esseri privi di scopo su una minuscola roccia vagante nell’universo; ci illudiamo di avere un senso rincorrendo una felicità che sappiamo non arriverà mai a prescindere dalle sovrastrutture sociali, a prescindere dalla fama, dal successo. La vita è fatta di pochi attimi e a volte, quegli attimi, sono delle terribili tragedie che cicatrizzandosi diventano ricordi, sempre più sfocati, sempre più insignificanti.

Bojack horseman: chiusura

Buona visione.

Edgar Pironti

Mi ostino a rovinare tutte le mie passioni trasformandole in impegni noiosi.

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Mi ostino a rovinare tutte le mie passioni trasformandole in impegni noiosi.

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