Borrowed Time: tempo preso in prestito dalla Pixar per cambiare il futuro

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Andrew Coats e Lou Hamou-Lhadj, due animatori Pixar, hanno creato nel tempo libero un professionale corto d’animazione western per coinvolgere anche l’America degli adulti.

 

Chi l’avrebbe mai detto che anche i dipendenti Pixar avessero del tempo libero? Pensavo che lì in California, secondo la ferrea prassi Jobs, li inserissero 24 ore su 24 in cubicoli stretti quanto una scrivania Ikea con la sola celebre lampada bianca ad illuminare la loro esistenza, collegati e alimentati a macchine ultra-futuristiche in stile Matrix per trovare la nuova gallina (d’animazione) dalle uova d’oro o almeno un nuovo spaventatore come James P. Sullivan. Invece no, non sono dei robot Wall.E: sono esseri normali che verosimilmente dopo le canoniche ore lavorative come tutti timbrano il cartellino ed escono verso la loro vita fuori dalle mura degli studi di Emeryville, fatta di mogli, figli, sbronze e tutto il resto.

Per i due animatori della casa di produzione cinematografica specializzata in CGI Andrew Coats e Lou Hamou-Lhadj però il tempo per oziare lontani dal lavoro non significa altro che… lavoro. I due infatti, nelle vesti di regista, hanno dedicato anima e corpo, oltre che ogni minuto off-work, negli ultimi 5 anni per lo sviluppo di un cortometraggio d’animazione, battezzato Borrowed Time, che sta riscuotendo notevoli e fulminei consensi in tutto il mondo dalla pubblicazione online (si contano circa 2 milioni di visualizzazioni negli scorsi 3 giorni). Il target del loro progetto punta al futuro che l’azienda presso cui lavorano ancora non ha raggiunto, né verso cui per il momento accenna ad indirizzarsi: offrire un prodotto d’animazione dalle tematiche destinate non solo ai bambini, ma anche ad un mercato più vasto e maturo.

Queste le parole dei due animatori:

In America, l’animazione è per lo più sinonimo di film per bambini, mentre in altre parti del mondo è celebrata come mezzo per raccontare qualsiasi storia. Percepiamo questa differenza culturale come un limite alla possibile diffusione presso un pubblico più ampio, o alla varietà di temi che può affrontare. È per questo che abbiamo scelto di realizzare Borrowed Time.

(..) Volevamo creare qualcosa che fosse un pelo più adulto nella scelta delle tematiche e che mostrasse come l’animazione possa essere un mezzo per raccontare qualsiasi tipo di storia.”

Borrowed Time, a short animated film by Andrew Coats and Lou Hamou-Lhadj

Borrowed Time consta di soli 6 devastanti minuti che percorrono in modo denso il ricordo di un anziano e malinconico sceriffo in visita nel luogo in cui perse l’amorevole padre in tragiche circostanze. Le sequenze si intervallanno serrate tra flashback e presente, passo dopo passo, tassello dopo tassello, ricreando velocemente un crescendo di suspance che coinvolge sin da subito e fa soffrire fino alla sublimazione finale, dissolvendosi poi nella amara considerazione che il tempo necessario (“preso in prestito“) perchè l’esistenza umana riesca a superare i propri demoni e possa finalmente giungere al perdono per le proprie azioni passate coincida spesso a tempistiche enormemente dilatate, a volte addirittura ad una vita intera, lastricata di tristezza e di gesti di estrema disperazione.

Degna di nota, oltre alla dura sceneggiatura e la cura per i dettagli (da sempre sicura garanzia della casa madre dei due autori… basta notare i tramonti oltre i canyon per rimanere a bocca aperta), la colonna sonora del due volte Premio Oscar Gustavo Santaolalla (I segreti di Brokeback Mountain, Babel) che nei suoi tratti minimalisti ricorda piacevolmente in certi passaggi soft di chitarra il tema creato ai tempi che furono da Mark Ayres per il cult movie Lethal Weapon.

Nel totale, una piccola ma vigorosa dimostrazione di come una pellicola, per quanto di animazione e per di più con pochissime parole, possa racchiudere un forte significato e comunicare qualcosa di profondo in un brevissimo periodo, senza tenere per forza lo spettatore per ore legato alla poltrona. In altre parole , grande cinema, pure gratuito. La visione è assolutamente consigliata.

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Giulio Beneventi

Giulio Beneventi

Carpenter, Bowie e Bukowski hanno fatto di me il 90% di quello che sono oggi. Per il resto ci hanno pensato le sigarette, il Four Roses e i manuali di giurisprudenza.
Mai uscito vivo dagli anni Novanta, da sempre sulla breccia con Coltrane e un paio di vinili sottobraccio, mi sento a mio agio scrivendo solo a bocca piena, dopo trenta piegamenti di riflessione e una buona dose di gentil cinismo.
Giulio Beneventi

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Carpenter, Bowie e Bukowski hanno fatto di me il 90% di quello che sono oggi. Per il resto ci hanno pensato le sigarette, il Four Roses e i manuali di giurisprudenza.
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