Castlevania – la serie: Netflix, puoi fare di più

Con la speranza che la seconda stagione sia migliore, Castlevania di Netflix va vista.


È stata un’impegnativa e stancante giornata di fine luglio a farmi avvicinare alla serie di Castlevania. Combattuto tra il ricominciare Dark Souls 2 e scegliere il gusto del gelato dalla vaschetta, alla fine ho optato per Netflix. Comodamente disteso sul mio divano ho scorso il catalogo e alla fine mi sono imbattuto nella serie tratta dai videogiochi anni ’80. Le motivazioni che mi hanno portato a premere play sono poche, ma buone: Dracula, l’ambientazione gotica ed il fatto che una produzione Netflix possa garantire abbastanza qualità. Ebbene, non rimpiango la scelta, seppur questi primi quattro episodi di Castlevania mi abbiano lasciato la sensazione che qualcosa in più poteva essere fatto.

Netflix sapeva che la produzione di Castlevania avrebbe attratto tutta quella miriade di nerd che dagli anni ’80 in poi sono cresciuti con Trevor Belmont che cerca di fare il culo a Dracula. I videogiochi, usciti su varie piattaforme, hanno segnato una generazione, venendo riproposti continuamente sino ai giorni nostri, e seppur con un andamento altalenante, sono sempre stati apprezzati. Un progetto di una serie deve però tener conto del fatto che molti titoli sono stati pubblicati sotto lo stesso nome, ed forse per questo che Netflix ha deciso di affidare la produzione di Castlevania a Warren Ellis, autore con alle spalle albi del calibro di Red e del recente Injection, sinonimo di garanzia. Non si può certo dire che la scelta non abbia pagato. Non siamo di fronte a Fassbender in Assassin’s Creed, o a quella cosa che è stato il film di Alone in the Dark: Castlevania sembra essere un prodotto abbastanza godibile nel complesso, con personaggi ben caratterizzati ma che spesso si perdono in chiacchiere, con disegni che risultano legnosi in certi frangenti, ma che ben riescono a ricreare quell’atmosfera della Valacchia fittizia del 1400 dove ha luogo la narrazione.

Il primo episodio si apre con lui, Dracula. Il pilota ci mostra come il Conte faccia la conoscenza di Lisa, una ragazza che si reca al castello per cercare di apprendere da Dracula in persona i segreti che possano rendere il mondo un posto migliore. Il vampiro accetta di prendere la studiosa sotto la sua ala protettrice per tramandarle la saggezza, ma Lisa viene presto bruciata sul rogo da parte della Chiesa, con l’accusa di essere una strega. Dracula, che nel frattempo ha intrapreso un viaggio sotto consiglio della stessa Lisa, si scaglia così contro la Chiesa, rea di aver ucciso l’unica donna che lui abbia mai amato, e parte la minaccia: se entro un anno il popolo della Valacchia non si fosse redento, Dracula avrebbe liberato il suo esercito contro gli esseri umani, per sterminarli. Ovviamente gli umani non si redimono (non potete accusarmi di spoiler) dal momento che la Chiesa pensa di avere in mano le armi per fermare Dracula, ma così non è ed inizia un periodo buio per le sorti dell’umanità. In soccorso del popolo che crede nella Trinità arriva Trevor Belmont, erede della famosa e famigerata casata dei Belmont, cacciatrice di demoni, che porta con sè il fardello di una famiglia scomunicata dalla Chiesa con l’accusa di essere in combutta con le stesse creature dell’oscurità. Il resto è descritto con dovizia di particolari durante le quattro puntate da circa 23 minuti ciascuna.

Ed è forse la troppa dovizia di particolari uno degli aspetti che rende ridondante la narrazione. Io non ho giocato tutti gli episodi di Castlevania usciti fino ad oggi, ma certo è che i personaggi avrebbero potuto evitare di ripetere gli stessi concetti più volte. Forse Ellis ha scelto questa via per riuscire a far comprendere i dettagli del plot anche a chi, come me, non è poi così esperto dell’universo narrativo di Castlevania. Malgrado una certa ripetitività nei dialoghi, la serie può contare una serie di personaggi ben caratterizzati. Trevor Belmont sembra un gotico Harry Hole: irriverente, auto-ironico e sempre alla ricerca di una birra; si lamenta se gli viene offerta dell’acqua e non perde tempo a far incazzare i cattivi a suon di battute (telefonate). Dracula è invece mosso dall’odio e dalla ricerca di vendetta contro la Chiesa, cerca giustizia per un crimine che non ha niente di giusto, e per questo mi è dispiaciuta la scelta di non mostrare più il Conte dopo il primo episodio. In compenso troviamo personaggi che ci preparano ad un seconda stagione, già annunciata, da otto episodi, veramente intensa: Sypha e Alucard, senza farvi spoiler.

La ridondanza non è però l’unico difetto della serie. I disegni e le animazioni sembrano essere ingessati e goffi in certi frangenti, dando l’effetto di un prodotto seriale non troppo curato quando in realtà non è così. I dettagli vengono persi in qualche inquadratura, specie quando abbiamo panoramiche con sfondi molto fitti. A compensare queste mancanze troviamo però una scelta dei colori che riesce a ricreare discretamente bene il senso di verticalità del gotico grazie all’utilizzo del colore rosso, una scelta che risulta essere sapiente nel contesto della serie. I personaggi sono ricreati sulla base delle illustrazioni che hanno dato vita a Castlevania: Symphony of the Night: con le dovute differenze, si riesce a notare la somiglianza tra i due Dracula, tra i due Alucard e le due versioni di Sypha. La trama, invece, è ripresa direttamente da Castlevania III: Dracula’s Curse, videogioco uscito per NES nel 1989.

A sinistra il Dracula della serie, a destra quello di Symphony of the Night.

La serie di Castlevania va comunque vista. Il fatto che in due ore scarse possiate finire la prima stagione va tutto a vostro vantaggio. Forse Netflix ha voluto appositamente strutturare così la serie, in maniera tale da poter analizzare il feedback del pubblico e produrre una seconda stagione basata proprio sui consigli degli spettatori. Voglio sperare sia così, dal momento che ho apprezzato queste prime quattro puntate di Castlevania, e apprezzo ancor di più Dracula e tutto ciò che gli gira attorno. Nel futuro spero solo che il Conte possa vedersi giusto qualche minuto in più, che non cambino la struttura delle scene di combattimento, ben realizzate e curate, e che Trevor Belmont possa mostrare ancora più lati della sua personalità, visto che la guerra contro Dracula deve ancora iniziare.

Alessandro Naimo

Alessandro Naimo

Cerco di appassionarmi al marketing per sopravvivere. Spazio dalle arancine alla musica agli Happy Three Friends. Terrone dentro, morbido fuori.
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