Death Note: when Light is turned off

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“Netflix muore per schermata blu di Windows”

C’è chi ha odiato la trasposizione cinematografica di Ghost In The Shell. Tuttavia, il lavoro svolto da Adam Wingard alla regia e dal trio di sceneggiatori  Charles Parlapanides, Vlas Parlapanides and Jeremy Slater riabilita il film di  Rupert Sanders tanto da poterlo definirlo uno dei più bei capolavori degli ultimi 25 anni e mezzo.

Signori, e anche voi, Tsugumi Ōba e Takeshi Obata che avete approvato e lodato il riadattamento in salsa yankee, vi pongo una domanda. Semplice. Diretta. Onesta. Sentita.

Che cazzo avete tirato su con le vostre poderose narici? Naftalina e tabasco. Oppure Dash detersivo e veleno per formiche.

Bella l’idea di trasformare Light in uno studente con una famiglia tutt’altro che benestante, con problemi tipici degli adolescenti. Ma perché farlo diventare un coglione che odia i bulli della scuola, vuole la fine di ogni ingiustizia e intanto si fa pagare da quelli più sfigati di lui per fare i compiti in classe al posto loro? D’accordo la caratterizzazione differente, il volersi distaccare un po’ dal carattere originale, ma sant’Iddio sembra il cugino del fratello scemo di Hannah Montana. In tutto ciò Nat Wolff si impegna tantissimo, con l’espressività che in alcuni momenti raggiunge livelli spongebobiani.

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Cesare Cremonini in una scena del film. Sullo sfondo, una fan desiderosa di un autografo sulla Smemoranda nera

Bella l’idea di un Elle nero, vestito di nero, e sguardo nero (e incazzato nero, ma non vado oltre), giusto per rimarcare anche esteticamente il contrasto con un Light tutto bianchiccio catarifrangente, biondo stile Cesare Cremonini era “Un Giorno Migliore” e sguardo tra il “machecazzomenefregammétantohoildiesel” e il “nonsodovemitrovo”. Bello anche mantenere certi atteggiamenti ossessivo-compulsivi della controparte nipponica, ma tutto va in vacca quando a un certo punto succede una certa cosa ed Elle comincia ad avere comportamenti similari a quelli di mia nipote di due anni e mezzo quando la madre non vuole darle le caramelle perché oramai è quasi pronto per cena. Giuro sul barattolo di Nutella da 2kg che è tutto vero. Possa andare a male ora.

Bella l’idea di prendere la sorella minore e acqua e sapone di Eva Green per la parte di Mia. Bello vedere che la sua attrazione verso la morte altrui per alti scopi, strano vederla diventare un’assatanata. Ma va bene. Ammetto che è interessante come gli sceneggiatori hanno sviluppato il rapporto tra lei e Light, completamente diverso rispetto al manga e all’anime. Per la legge dei grandi numeri un’intuizione che sfiorasse la decenza doveva pur capitare un un’ora e mezza di film.

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Crossover con Ninja Gaiden discretamente riuscito

Bella l’idea di infarcire il Death Note di regole, quando nell’originale ce n’erano nemmeno meno di trenta tutte piuttosto lineari e chiare, ma proprio per questo alcune parzialmente aggirabili grazie a un po’ di ingegno. In America, si sa, si devono complicare la vita anche quando è semplice. E allora perché non buttare settordicimila regole, tra cui alcune che sono una chiara, enorme, gigantesca stronzata, inserite appositamente perché altrimenti non avevano più idea di come far proseguire la storia e giustificare determinati comportamenti di personaggi chiave? Perché siete stronzi dentro, ecco perché.

Bella l’idea di rendere le morti un po’ varie, diverse dal solito “attacco cardiaco”. Peccato che in quei frangenti sembra di vedere più uno spin-off di Final Destination piuttosto che Death Note. Persone decapitate in maniera assurda, piroette all’ultimo piano dei grattacieli e quant’altro. Va bene che Light me l’avete ridotto quasi stile Cesare Cremonini nel primo video di “50 Special”, va bene che bisogna pur inventarsi qualcosa di interessante per intrattenere noi nerdaccioni brufolosi o ex presunti tali, ma sapete quante volte vi ho maledetto? La salute è importante.

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Ryuk nella tipica espressione da sedicente sedicenne metallaro che aspetta la canna dall’amichetto di giochi

Bella l’idea di affidare il ruolo di Ryuk a Willem Dafoe, l’unico uomo sulla faccia della Terra ad avere un’espressione facciale praticamente identica a quella dello Shirigami. Bellissimo l’uso della computer grafica per realizzare Ryuk stesso: un abominio da cross-gen tra Playstation 2 e Polystation. Un incrocio tra un Teletubbies, un Gremlin e Babbi l’Orsetto con i vestiti delle Baby Metal. Era dai tempi del Re Scorpione 2 che non vedevo tanta magnificenza nascosta così bene. Almeno è stronzo fino al midollo, ma avendo a che fare con un tizio con dei capelli improponibili e un’espressione da triglia congelata del Carrefour scaduta nel 2012, gioca facile (bonci bonci bon bon bon).

Bella l’idea di realizzare il padre di Light come un poliziotto fiero del suo lavoro ma continuamente sotto accusa di essere fin troppo zelante senza portare a casa il risultato. No, davvero: James Turner interpretato da Shea Whigham è forse l’unico personaggio caratterizzato decentemente in tutta ‘sta brodaglia. Poche sfaccettature, non così profondo come poteva essere, ma quel poco che è stato fatto, è stato fatto bene.

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L’esatta espressione alla fine della visione (non della figa da vicino, semi-cit)

Apprezzate l’enorme tentativo di non spoilerare nulla, che è anche un po’ una forma di sadismo, perché come ho sofferto io, come ho mandato a cagare ogni 10 minuti le immagini che si muovevano sul televisore, come ho stuprato le mie orecchie ascoltando ragionamenti degni della puntata del salto dello squalo di Happy Days, come ho sperato di essere sotto l’effetto di febbre alta vedendo scene che mi hanno fatto rimpiangere la Telenovela Piemontese tanto cara alla Gialappa’s Band, dovete farlo anche voi. Mi manderete a cagare, ma mi ringrazierete anhe, perché avrete visionato un’ora e mezza di pattume essendone consapevoli e preparati al peggio.

Non come me, che da povero stronzo ho sperato nella decenza. E invece mi sono ritrovato di fronte a Light Cremonini e Bello Figu Elle.

 

Andrea Mariano

Andrea Mariano

Prigioniero degli anni ‘90, da tempo il soggetto in esame sfrutta il prodigio demoniaco chiamato internet per poter sproloquiare di ciò che lo appassiona e di ciò che lo cruccia, il tutto indossando camicia a quadri, Levi's 501 e Dr. Martens. Ha svolto tutto ciò su SpazioRock.it dal 199... dal 2010 al 2016. Ora è qui (ma va?). Odora leggermente di cavolo (cit. Theme Hospital)
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Prigioniero degli anni ‘90, da tempo il soggetto in esame sfrutta il prodigio demoniaco chiamato internet per poter sproloquiare di ciò che lo appassiona e di ciò che lo cruccia, il tutto indossando camicia a quadri, Levi's 501 e Dr. Martens. Ha svolto tutto ciò su SpazioRock.it dal 199... dal 2010 al 2016. Ora è qui (ma va?). Odora leggermente di cavolo (cit. Theme Hospital)

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