Game Of Thrones. Dragonstone: l’Inverno è arrivato

Il ritorno a Westeros non è mai stato così atteso.

La prima puntata è andata, ne mancano sette e poi arrivederci Game Of Thrones all’anno prossimo. Sì, lo so, non è il modo migliore per iniziare una recensione, però dopo le diverse cose viste in questo primo episodio della settima stagione la sensazione è quella di volersi gustare la serie basata sui romanzi di George Martin tutta d’un fiato. Visto che non è possibile e che dovrò attendere un’altra settimana, mi limito a scriverne. Inutile anticiparvi che la recensione contiene spoiler.

Parlando dell’episodio, non è stato risparmiato proprio nessuno: si sono visti tutti i personaggi principali. La sceneggiatura dello show prodotto e scritto da Benioff e Weiss raggiunge ormai picchi altissimi, visto che tutto è pensato nei minimi dettagli per far sbavare noi, poveri fan che pendono dalle labbra dei personaggi usciti dalla testa impazzita di Martin. L’apertura di episodio, con Arya (questo non è stato un colpo di scena, per ovvi motivi) che porta a termine il suo genocidio ai danni dei Frey, fa lanciare un urlo di gioia durante la notte, ma questo “Dragonstone” è tutto un crescendo. Lasciando Arya, si passa a Jon, ancora impegnato nel discorso con le altre casate del Nord, mentre Sansa, che ha sempre più le palle cubiche, si permette addirittura di minare la sua autorità in pubblico. C’è però una frase che Sansa dice a Jon e che ho letto come una specie di indizio, di quelli che si diverte ad inserire Martin (e di conseguenza anche Benioff e Weiss): «You’re good at ruling» («Sei bravo a regnare»). E così ecco che riprendono subito piede le teorie che avevamo già analizzato.

Lord Baelish non smette mai di provarci. E direi.

Anche la scena tra Cersei e Jamie ci fa capire come le cose siano cambiate, ed in maniera definitiva, ad Approdo del Re. Cersei, prima Regina che Westeros abbia mai avuto, si è lasciata il passato alle spalle. Non vuole più sentire parlare di Tommen, del padre, del passato, ma solo dei suoi nemici, di Tyrion, e solo per vederli morti, tutti. Interessante vedere come Jamie abbia capito che la sorella/amante sia cambiata, anche se non gli/ci è dato sapere fino a che punto. Quel che è certo è che adesso Cersei ha bisogno di alleati, ed ecco spuntare allora Euron Greyjoy. Fresco di battesimo del sale, il Re delle Isole di Ferro si prodiga in una performance abbastanza convincente per cercare di prendere in sposa Cersei, ma neanche la Flotta di Ferro riesce a piegare la nostra biondona. Ecco dunque che Euron lascia il palco, ma non prima di aver promesso alla Regina un regalo che non ha prezzo. Che sia la testa di Tyrion? Vedremo.

Tra un cameo di Ed Sheeran ed un Samwell Tarly impegnato a lavare latrine nella Cittadella, ecco che si rivede anche il Mastino, sempre in compagnia di Thoros di Myr e di Beric Dondarrion. Tra tutte, l’evoluzione del Mastino è quella che più mi incuriosisce. Clegane è cambiato: conserva ancora la sua forza, ma la sete di sangue sembra aver lasciato il posto ad un’umanità malcelata e ancora abbastanza compromessa dal suo passato da Mastino, ma in ogni caso presente. E forse è a causa proprio del suo cambiamento che riesce a vedere la Barriera tra le fiamme, incitato da Thoros, tramite il potere del Signore della Luce, ovvero colui che ha permesso le resurrezioni di Jon, Dondarrion e non si sa chi altri. Una scena, questa, che conferma quanto anche il Mastino (e con lui tutti i personaggi, nessuno escluso) siano fondamentali all’interno della cornice narrativa di Game Of Thrones.

Arya adesso può dire che Ed Sheeran ha cantato per lei.

Fondamentale lo è anche Samwell Tarly. Vi ricordate che avevamo scritto che Sam avrebbe potuto annientare i White Walkers, secondo una teoria? Beh, ancora non sappiamo se ciò sarà possibile, ma ci sono tutti gli indizi per iniziare a sbilanciarsi. La caparbietà, la tenacia, il coraggio sono attributi che non mancano più a questo Sam, che alla Cittadella sta maturando, e solo per aiutare Jon a sconfiggere gli Estranei. Tutto rimandato però alla prossima settimana, almeno.

Infine, non poteva mancare uno sguardo, seppur fugace, a Daenerys. La Regina degli Andali e dei Primi Uomini, Khaleesi, Madre dei Draghi e bla bla bla è inserita magistralmente in questo primo episodio della settima stagione di Game Of Thrones. Nella scena che dà il nome alla puntata, Daenerys sbarca alla Roccia del Drago (Dragonstone), storico luogo appartenuto ai Targaryen e successivamente a Stannis Baratheon per un breve periodo, per riprenderne possesso, e lo fa con l’eleganza e la risolutezza che l’hanno sempre contraddistinta. Il suo «Shall we begin?» («Cominciamo?») rende l’idea che questa settima stagione sarà incredibile, senza però anticipare assolutamente nulla, com’è nello stile dello show.

Infine un primo plauso alla regia, in questo caso di Jeremy Podeswa, e agli investimenti del budget in CGI. Tutto è ricreato perfettamente, dalle flotte di Daenerys e Euron, alla Barriera con le sue distese ghiacciate, alla Cittadella. E la ricostruzione digitale si intreccia perfettamente con la scelta delle inquadratura, che riescono a dare profondità alla narrazione e agevolano la capacità di immedesimazione dello spettatore durante i dialoghi (come nella scena tra Jon e Sansa). Insomma, se questo è l’inizio, ne vedremo davvero delle belle.

Alessandro Naimo

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Cerco di appassionarmi al marketing per sopravvivere. Spazio dalle arancine alla musica agli Happy Three Friends. Terrone dentro, morbido fuori.
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