Game of Thrones: Storia dello spoiler più grande della mia vita

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Avvicinati, mettiti comodo, sto per raccontarti la mia storia senza lieto fine.

Ciao. Sì, dico a te. Sei un fan di Game of Thrones, vero? Ecco. E vivi costantemente nell’ansia e nella paura degli spoiler, ti conosco.

Sei un essere affascinante: ami le teorie, ami scavare e fare speculazioni, guardi ogni puntata con sguardo analitico e vivi con angoscia l’attesa del prossimo episodio; come un tossico ti aggiri per strade buie, in cerca del tuo spacciatore di teorie pure e incontaminate, sei guardingo, procedi con circospezione, sei attento ad ogni rumore, ogni dettaglio dell’ambiente che ti circonda, sei pronto a scattare ma hai troppa voglia di arrivare alla prossima teoria, alla prossima informazione sulla location, alla foto rubata sul set. Riesci a vedere la sagoma del tuo spacciatore di fiducia, ma senti il pericolo alle tue spalle, il fiato sul collo. Inizi a scappare nell’oscurità, hai ormai rinunciato a tutto, l’unica cosa che conta ormai è la salvezza e la disperazione si è impossessata irrimediabilmente di te.

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La maggior parte delle volte ti salvi, ti ritrovi dietro quel vicolo, al riparo, appoggiato al muro, affannato, madido di sudore, cercando di attenuare anche il suono del tuo respiro mentre con sollievo ascolti i passi del pericolo allontanarsi nella direzione sbagliata per lui, provvidenziale per te.

Ma non tutte le storie hanno un lieto fine. A volte la salvezza rimane un miraggio e bisogna solo abbandonarsi alla sofferenza, lasciarsi andare senza opporsi per non peggiorare le cose. Bisogna farsi coraggio e affrontare il proprio destino.

Avvicinati, mettiti comodo, sto per raccontarti la mia storia senza lieto fine e, per farlo, inizierò proprio dal finale, perché è di questo che stiamo parlando: spoiler.

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Lo so, sei una persona perspicace e probabilmente ti sarà bastata quest’immagine per prevedere tutto quello che sto per raccontarti. Del resto è questo che rende gli spoiler terribili: non tanto il contenuto che hanno svelato e rovinato, quanto i meccanismi che innescano nel nostro cervello, anticipando tutti i collegamenti e corrompendo l’intera storia.

Sì, è proprio come credi. Quando HBO Spain ha trasmesso per sbaglio il sesto episodio, io non mi ero reso conto di essere in pericolo, è successo tutto in pochi minuti, mi immaginavo già al sicuro a guardare – per questa volta illegalmente, come un vero tossico – l’episodio in questione. Era tutto pronto, tutto fottutamente pronto, stavo solo facendo caricare il buffer dello streaming al pc e nel frattempo, ahimé, scorrevo la home di facebook dal cellulare.

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Sto facendo il melodrammatico, starai pensando. Certo, ne hai tutto il diritto. Ma lasciami continuare.

Vedi, è proprio vero quello che si dice sulle violenze infantili. Io sono cresciuto con un mostro in casa. Non potrai capire quello che provo se non hai avuto anche tu uno zio sadico e perverso come il mio. Non osare chiamarmi melodrammatico se non ti sono stati rovinati i finali di Shutter Island e The Prestige. Non giudicarmi se nessuno ti ha svelato chi era l’assassino in Io uccido, mentre eri ancora a metà libro.

“Non è importante il finale, sono importanti le sensazioni che provi mentre assapori la storia” mi sussurrava all’orecchio mentre mi faceva quelle cose orribili, ma posso essere io a decidere cosa è importante per me? Posso avere la libertà di scoprire da solo il finale, zio?! Lasciami vivere la mia vita, bastardo!

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Scusami, mi ricompongo, è che fa sempre male rivivere certe cose.

Comunque sono venuto su bene, insomma, ho imparato a fare i conti con questi piccoli ostacoli della vita. Questi vecchi traumi sono diventati la mia corazza e così, crescendo, non ho più permesso a nessuno di farmi certe cose.

Infatti, non appena iniziavo ad appassionarmi a qualcosa, cercavo sempre di portarmi avanti. Ho iniziato con la saga di Harry Potter, dopo aver visto Harry Potter e la Pietra Filosofale, ho subito letto i libri pubblicati fino a quel momento, e ho sempre cercato di leggere i successivi anche in inglese. Appena uscivano. Grazie a questo sistema sono sempre stato in vantaggio rispetto agli altri e sono arrivato a fare una cosa di cui mi vergogno: ho svelato la morte di Silente alla mia cotta del liceo, per il gusto di ferirla.

Scusami Carmela, era il mio modo di dirti che ti amavo, ora che conosci anche tu i fantasmi del mio passato, forse potrai perdonarmi.

A parte questi peccati di gioventù, ho continuato così con One Piece, partendo dall’anime su Italia Uno, passando per l’anime in giapponese sottotitolato e arrivando a leggere direttamente il manga appena uscito. Lo stesso meccanismo si è ripetuto in varie occasioni, fino ad arrivare alla passione che ci accomuna, amico mio: Game of Thrones.

Sono stato introdotto a questa nuova droga da quello che poi è diventato un mio strano amico. Ci conoscevamo da poche ore e lui aveva forse già visto in me una mente plasmabile, una preda forse. Sì, lui è diventato il mio spacciatore. Ha iniziato parlandomi di quella che chiamava “la serie”, come se avesse paura di nominarla. Ho visto la prima stagione e già sentivo il pericolo, la voce di mio zio era tornata a sussurrarmi all’orecchio. Ma il mio amico lo sapeva, infatti è stato lui a passarmi tutti i libri, uno dopo l’altro. Lui cercava di tenermi al sicuro credo, ma – non so se intenzionalmente o meno – è stato lui stesso a nominarmi le nozze rosse per la prima volta, prima ancora che ne leggessi, cercando poi di ricollegarle goffamente alle nozze Dothraki. Maledetto.

In effetti un po’ rosse lo erano.

Poi Game of Thrones ha preso la piega che tutti conosciamo, le serie TV hanno iniziato a superare i libri e le reazioni dei lettori sono state molteplici: il mio spacciatore è scomparso dalla circolazione, si è rifiutato di continuare a guardare “la serie”, sono stato io stesso a dirgli che Stannis è probabilmente morto. Stannis che secondo lui si sarebbe seduto sul trono di spade. Non so se tornerà a leggere i libri quando Martin si deciderà a pubblicarli. So solo che in questo momento è più felice di me.

Per quanto mi riguarda, quando la serie TV ha iniziato a superare i libri ho cercato in tutti i modi di mettermi al riparo. Ho sempre odiato le speculazioni troppo spinte, non mi sono messo a leggere tutte le teorie presenti sul web, anche se forse sarebbe stata la reazione più prevedibile e forse quella che mi avrebbe salvato.

Ho cercato piuttosto di studiare, approfondire. Ho letto A World of Ice and Fire, ho recuperato i tre antefatti de Il Cavaliere dei sette regni; ma è servito a poco.

Con uno strano atteggiamento di dipendenza e repulsione ho continuato a guardare la serie TV, gli episodi si susseguivano, le trame divergevano sempre di più da quelle dei libri (una parte di me è ancora convinta che leggeremo cose diverse da quelle che abbiamo visto), le teorie più grandi venivano confermate e i personaggi, ovviamente, morivano.

O resuscitavano.

Perché sono così sconvolto dal cosiddetto drago di ghiaccio, mi chiedi? Non lo so, sono giorni che ci penso.

Non è stato certo il primo spoiler di questi lunghi anni di Game of Thrones, eppure questo ha qualcosa di diverso. Il drago di ghiaccio nei libri principali è banalmente il nome di una costellazione, mentre in A World of Ice and Fire è una sorta di leggenda, una creatura con gli occhi blu, sì, ma fatta interamente di ghiaccio e molto più grande di draghi di Valyria. Creature leggendarie che vivrebbero al di sopra del Mare dei Brividi verso quello che sarebbe il nostro artide, zona inesplorata nell’universo di Game of Thrones, che non compare nemmeno sulle mappe. Il drago di ghiaccio viene citato al pari di altre creature leggendarie come il kraken venerato dagli uomini di ferro e gli scimmioni giganti di Sothoryos.

Il drago di ghiaccio è anche il titolo di un’altra novella di Martin che sembra ambientata nello stesso universo di Game of Thrones, ma Martin pare aver negato ogni collegamento.

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Ma sto divagando, insomma, tornando alla nostra storia, quando nove mesi fa ho visto l’immagine promozionale marchiata HBO del drago che sputa ghiaccio, non ho avuto dubbi che fosse fan-made, ho continuato a fare poca attenzione alle possibili teorie e ho rifiutato ogni possibile innesco involontario di collegamenti che il mio cervello potesse fare.

Fino a quando non ho visto lei:

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Lei aveva qualcosa di diverso, tanto che a una prima occhiata l’avevo persino ignorata, pensando non fosse nulla di speciale, l’ennesima immagine di uno dei draghi, pensavo. Finché la voce immaginaria di mio zio non è tornata a tormentarmi, sono sicuro di aver sentito la puzza del suo alito mentre mi sussurrava “I draghi non hanno gli occhi blu, di solito”.

È stata la fine: ho riguardato l’immagine e i collegamenti sono partiti inarrestabili. A inizio stagione non ce l’avrei fatta ad accettare la possibile sequenza di eventi che aveva preso forma nel mio cervello, ma, visti gli spostamenti fulminei dei personaggi e la rapida evoluzione della trama in questa stagione, non ci è voluto molto: giusto il tempo di avviare la puntata e ogni passo della suicide squad verso nord, era un passo in più verso quella terribile immagine, verso la conferma che quello che avevo appena vissuto era lo spoiler più grande della mia vita.

Si conclude così la mia storia, senza un lieto fine, ma tu lo sapevi già, te l’ho spoilerato fin dall’inizio; e nonostante questo hai continuato a leggere perché, in fondo, lo sai, “non è importante il finale, sono importanti le sensazioni che provi mentre assapori la storia”.

Vaffanculo, zio.

Edgar Pironti

Mi ostino a rovinare tutte le mie passioni trasformandole in impegni noiosi.

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Mi ostino a rovinare tutte le mie passioni trasformandole in impegni noiosi.

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