John Wick – Capitolo 2: violenza in ab(Bond)anza

john wick 2

Il ritorno del killer più temuto è segnato da un’atmosfera spy movie e tante scene violente.

Chad Stahelski, Chad Stahelski, Chad Stahelski. La gente lo acclama. Il maestro di arti marziali che diventò uno stuntman, lo stuntman che divenne regista, il regista che da esordiente sfidò gli action movies di Hollywood, importando clandestinamente i guizzi eleganti dell’Asia di John Woo e dando una gloriosa rinfrescata ad un genere perso nell’apatica ed infinita ripetizione. Il risultato fu “John Wick”, una pellicola che con onesti tocchi di originalità sbancò a sorpresa i botteghini nel 2015, incassando più del quadruplo del budget investito e facendo mangiare la polvere anche a fratelli di celluloide ben più rinomati. Il consenso fu talmente ampio da ordinarne alla velocità della luce un seguito, con l’ovvio target di bissare il grande successo.
Insomma, una storia che colpisce. Il popolo ora però vuole sapere come va a finire. Ebbene, estimatori e followers, tirate un sospiro di sollievo: c’è da dire subito che, nel totale, grazie all’ennesima prova “fisica” del solito Keanu Reeves, anche in questo “John Wick – Capitolo 2” almeno la qualità basilare è sicuramente garantita. Il fascino ombroso dell’attore di Beirut è sempre cangiante e perfetto nei panni del leggendario killer, come se non fosse passato neanche un giorno negli ultimi tre anni. L’ex-Eletto, vale la pena ricordarlo, ha riposto nel cassetto la sua carta d’identità da 52enne ed ha eseguito in scioltezza il 95 % delle scene, preparandosi con un lungo ed estenuante allenamento durato dei mesi.

john wick 2

E poi c’è chi non ha bisogno dell’Anello del Potere per non invecchiare.

La trama è stringata e come sempre pretestuosa all’azione coatta: si sa che i sicari hanno un codice etico, più ferreo di quello delle persone per bene. Se hai un debito, lo paghi. E John Wick, l’uomo nero, il Boogeyman che tutti temono… ha un debito. Verso l’erede al trono della camorra scalzato nella linea successoria dalla dolce sorella. La pensione, inutile dirlo, è rimandata. Fine. E via con le botte.
Come obiettivo della furia dell’assassino in cerca di riposo questa volta non troviamo più il figlio evirato delle Isole di Ferro, c’è il nostro Riccardo Scamarcio che non fa neanche brutta figura insieme alla brava Claudia Gerini. Nella posizione di spalla alleata non abbiamo più William Dafoe, c’è un vecchio amico lasciato a Zion (Laurence Fishburne). Insomma, cambiano le facce, ma comunque tutto gira sulla stessa falsa riga. Di nuovo scene in discoteca con danze di piombo, risse con belle e fredde gnocche, copiosi spargimenti di sangue, luci al neon e atmosfera nichilista.

Sembra che tutto vada per il meglio. In verità non è propriamente così. È infatti preoccupante notare come nella grandissima parte del minutaggio lo stile ipercinetico di origine si disperda a più tratti, condensandosi in un annacquato sentimento da spy movie che finisce per permeare l’intero arco narrativo: John Wick pare spesso più un James Bond che cammina con diverso charme per le strade di Roma, buttandola in caciara agli Horti Sallustiani e alle Terme di Caracalla (a fine carriera vengono tutti in Italia, eh… persino il più spietato tra i killer). Aggiungiamoci il confronto con un grassone dagli occhi a mandorla e un sommelier di armi che fa la parte di un Q mischiato a cugino It, et voilà il danno è fatto. A perfezionare il mappazzone è una scelta – fin troppo azzardata, per i miei gusti – di puntare proprio ogni cosa sulla violenza e sulla poesia dei movimenti, ingigantendo le scene di lotta a livello supremo. Badate, Stahelski è sicuramente un maestro in questo ma l’eccessività ha comunque un bel prezzo da pagare.

john wick 2

Quindi si, se ve lo state chiedendo, eccovi la conferma. “John Wick – Capitolo 2” è comunque (e nient’altro che) la copia carbone del precedente, dopo una sovradosata cura ormonale: le sequenze d’azione, che nel primo film erano maggiormente distribuite, in questo secondo capitolo diventano molto più dominanti, infinitamente più inverosimili (alcune quasi sul baratro del ridicolo) e, soprattutto, drammaticamente meno coinvolgenti. E va bene che “Fortis fortuna adiuvat”… ma a tutto c’è un limite. Alla lunga, veder cadere come mosche gli eserciti di nemici mentre questo superuomo a malapena sanguina o zoppica nonostante gli investimenti, gli strangolamenti, le coltellate, crivellate ed esplosioni manco fosse la versione gangster di Kill Bill, rischia di far ricadere tutto in quel vortice in cui roteava passivo il genere action Made In Usa prima della venuta di Wick… nel girone dantesco della noia.

Morale: la pellicola difetta evidentemente di equilibrio e di ritmo. E si, l’allargamento del campo d’azione non ha giovato molto alla credibilità narrativa (ma nel mondo vivono solo assassini professionisti?). Però non fraintendiamo: è opportuno ricordare e sottolineare che non stiamo parlando di un’opera felliniana o di una pellicola filosoficamente impegnata. È puro cinema di intrattenimento dove non si devono più di tanto ricercare morali o quant’altro; bisogna solo comprare i popcorn, sedersi e godere dello spettacolo adrenalinico, senza tanti pensieri per la testa. Visto in quest’ottica di “diversa pretesa”, si rischia addirittura di vedere un significato (e anche profondo) di questo onesto sequel: non la vendetta, non la violenza ma l’etica e l’importanza di regole dure quanto l’acciaio del clan MacLeod, oltre alla sorte e il destino già segnato di ognuno di noi.


ABBIAMO PARLATO DI…

John wick 2

John Wick – Capitolo 2
Azione, 122 min
Chad Stahelski, 2017
Stati Uniti D’America
Eagle Pictures, Leone Film Group

Giulio Beneventi

Giulio Beneventi

Carpenter, Bowie e Bukowski hanno fatto di me il 90% di quello che sono oggi. Per il resto ci hanno pensato le sigarette, il Four Roses e i manuali di giurisprudenza.
Mai uscito vivo dagli anni Novanta, da sempre sulla breccia con Coltrane e un paio di vinili sottobraccio, mi sento a mio agio scrivendo solo a bocca piena, dopo trenta piegamenti di riflessione e una buona dose di gentil cinismo.
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About Giulio Beneventi

Carpenter, Bowie e Bukowski hanno fatto di me il 90% di quello che sono oggi. Per il resto ci hanno pensato le sigarette, il Four Roses e i manuali di giurisprudenza.
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