SIlicon Valley: Cinque consigli sulle startup da nerd imbranati

Silicon valley

Le conseguenze disturbanti sulle montagne russe dell’imprenditoria

Silicon Valley è una serie televisiva prodotta da HBO e trasmessa a partire dal 6 Aprile 2014. In questi tre anni, Silicon Valley non solo è stata capace di intrattenere, raccontando con cinica ironia i paradossi del mondo delle startup, ma è riuscita a dipingere un quadro veritiero e addirittura educativo sull’imprenditoria digitale di questi anni.

Per le evoluzioni acrobatiche del filone narrativo, ma soprattutto per le tecniche umoristiche e gli atteggiamenti dei personaggi, questa serie televisiva è facilmente associabile ai banali ma pur sempre sacri dinosauri di questo genere: Mr. Bean e Fantozzi. Fantozziana è la raffigurazione delle ipocrisie dell’ecosistema della Valley e la ridicolizzazione dei personaggi teoricamente istruiti ed eticamente esemplari ma nella pratica barbari, abietti e meschini. Le similarità con Mr. Bean sono invece da ritrovarsi nella competitività, spesso fuori luogo, di quasi tutti i protagonisti e dall’inettitudine imbarazzante che si manifesta anche e soprattutto nelle più banali azioni.

Altrettanto immediato è il paragone con The Big Bang Theory, vicina per l’umorismo nerd e per i protagonisti stereotipati che, nonostante le alte formazioni accademiche, hanno difficoltà nelle relazioni sociali, ma lontana per le più pacate conseguenze delle gag che, in Silicon Valley, sfociano spesso nella tragedia e per il focus sulla realtà professionale dei protagonisti.

Realtà professionale descritta in modo sorprendentemente realistico in alcuni passaggi della serie: per le nozioni informatiche e ingegneristiche che spesso emergono naturalmente e per le best practice e le teorie ancora non totalmente consolidate del dinamico mondo delle startup.

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Pied Piper è la compagnia fondata dai protagonisti (il cui sito è addirittura online) e il suo potenziale valore, che non riesce a concretizzarsi in un successo, è da ritrovarsi in una sensazionale scoperta – questa, non molto realistica – fatta dal CEO: ha infatti inventato un algoritmo capace di superare il limite teorico della compressione ottenendo un punteggio mai raggiunto prima sulla scala di valori fittizia di Weismann (che richiama in qualche modo il limite della massima compressione possibile, definita dal primo teorema di Shannon).

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Questa scoperta, le cui applicazioni sarebbero numerose e incredibili, non riesce tuttavia a portare la startup verso il successo sperato, nonostante la meta sembri sempre più vicina. Il motivo è da ritrovarsi nella prima delle cinque lezioni che questa serie televisiva insegna:

1. La tecnologia non basta

Non basta avere il prodotto tecnologico migliore del secolo. Avere una buona idea è il primo indispensabile passo, questo è noto, ma si è portati a credere che basti concretizzare questa idea per raggiungere il successo. Non è vero.

2. Il team è fondamentale

I rapporti tra le persone sono davvero fondamentali come si dice. Gli equilibri che vanno a crearsi in una squadra superano la sfera professionale: se è fondamentale avere delle competenze complementari, è altrettanto fondamentale essere affiatati e allineati. E quando gli equilibri interni diventano instabili, è importante trovare il coraggio per affrontare la situazione, a volte arrivando addirittura a escludere dei membri.

3. Ci sarà sempre qualcuno meno competente che avrà più successo

E potrebbe capitare che proprio quel membro escluso avrà più successo del resto del team.

4. Gli investitori esistono

Gli investitori esistono, anche se nei primi periodi di una startup si è portati a credere che siano animali leggendari. Non lo sono, sono semplici squali. Oppure robot. Oppure esseri che vogliono raggiungere l’immortalità tramite trasfusioni da giovani atleti.

5. Il sacrificio viene sempre ricompensato

Nonostante ci siano persone incompetenti che riescono a raggiungere il successo, il mondo delle startup è perlopiù meritocratico. Il lavoro sarà massacrante, i sacrifici saranno inimmaginabili e andranno ad intaccare ogni aspetto della vita dello startupper. Ma alla fine tutti i punti si potranno ricollegare, il duro lavoro porterà i suoi frutti e tutti i sacrifici saranno ricompensati. O forse no?

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Edgar Pironti

Mi ostino a rovinare tutte le mie passioni trasformandole in impegni noiosi.

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Mi ostino a rovinare tutte le mie passioni trasformandole in impegni noiosi.

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