Supersonic – Gli Oasis e la fine dei tempi

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La giusta arroganza di chi ha fatto bene e può godersi il resto dello spettacolo.

 

Nel 1996, mentre gli Oasis suonavano a Knebworth Park davanti a 250.000 persone, il presidente degli Stati Uniti era Bill Clinton. Oggi, mentre gli Oasis tornano a far parlare di sè – ma solo sul grande schermo e solo per tre serate dedicate – nello studio ovale sta per sedersi Donald Trump e a guardarlo da lontano, con gli occhi della sconfitta, c’è un’altra Clinton. Molte, troppe cose sono cambiate da quel lontano anno. “Supersonic”, il bio pic sulla band di Manchester che racconta i primi anni di carriera dei fratelli Gallagher, in fondo vuole proprio raccontarci questo: la storia di un mondo musicale (e non solo) che non c’è più.
Di malinconia per i bei tempi andati, però, non se ne parla neanche. Il messaggio che Liam e Noel vogliono lasciare allo spettatore, in tipico stile Oasis, è più che altro un “Noi ce la siamo goduta, per un attimo siamo diventati la migliore band del mondo e, da bravi rocker che non devono chiedere mai, siamo spariti. Ora sono cazzi vostri.”

Seduto comodamente in poltrona per due ore, torni indietro al 1991, ai primi live in sala prove, alla prima data a Glasgow e al primo contratto discografico. Passi poi attraverso le registrazioni di “Definitely Maybe” e “(What’s the Story) Morning Glory?”, arrivi fino alle polemiche da tabloid, ai tanti Brit Awards vinti ma mai voluti e al “super gig” del 1996, appunto, a Knebworth Park. Il tutto condito dalle infinite picche, ripicche e risse da bar, fra i Caino e Abele del rock.

Spesso, questi docu-film, dopo tanto parlare, si mostrano per quello che sono… nient’altro che un crogiuolo di pubblicità, stereotipi e autocelebrazione. Ma non è questo il caso: autoreferenziale, sicuramente, ma non autocelebrativo. E non per umiltà, sia chiaro (questa parola non è mai stata contemplata nel loro vocabolario), ma perché per gli Oasis, dopo e oltre gli Oasis, niente ha senso. Una forte e veloce esplosione di luce in cielo al gusto di champagne, per parafrasare il testo di una loro canzone.

Sincero in tutto e per tutto, appassionante e leggero (nonostante il terribile accento brit), oltre a farti venire voglia di riascoltare i primi tre dischi dei Gallagher, il film ti fa pensare che forse chi ha ritenuto gli Oasis “l’ultima vera rock band” del secolo non aveva poi tutti i torti. E ti viene in mente che “porca miseria, io non sono mai riuscito a vederli dal vivo e ora mi devo sucare i Mumford & Sons“, ma ti lascia anche la voglia di diffondere il verbo, di far tornare chi ti circonda ad ascoltare del sano rock, anche se macchiato di inglesismo snob e arroganza, per ricominciare a percepire quelle vibrazioni lungo la schiena delle grandi storie punk, dei mega concerti da campo, di elicotteri da star, di canzoni intrise di arrogante umanità; epifanie di vero rock che ora riusciamo appena a intuire fra una pubblicità di Spotify e l’altra.

È ironico, sincero e senza mezze misure, “Supersonic”. E lancia un messaggio duro, ma ricco di verità.  Basta guardarsi attorno per capirlo: le indie band che sfasciavano stanze d’albergo, si spaccavano la testa con mazze da cricket e scrivevano brani come “Some might say” guardando Man city – West Ham in botta di marijuana non esistono più, o comunque se ne trovano sempre meno.
Di soluzioni, gli Oasis non ne hanno più. Come abbiamo già detto, “ora sono cazzi vostri”.


ABBIAMO PARLATO DI…

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Oasis: Supersonic
Documentario, 122 min.
Mat Whitecross, 2016
Regno Unito
Entertainment One and Lorton Distribution

Marco Ceretto Castigliano

Marco Ceretto Castigliano

Cresciuto a suon di Pearl Jam e Alfred Hitchcock, cerco di fare della mia vita un racconto, spesso senza capo né coda e senza prendermi troppo sul serio. Poggiata la penna vesto i panni dello speaker radiofonico.
Marco Ceretto Castigliano

About Marco Ceretto Castigliano

Cresciuto a suon di Pearl Jam e Alfred Hitchcock, cerco di fare della mia vita un racconto, spesso senza capo né coda e senza prendermi troppo sul serio. Poggiata la penna vesto i panni dello speaker radiofonico.

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