Tredici: suicidarsi non è poi così male

Tredici: apertura

Tematiche delicate sui ritornelli di High School Musical

Tredici (Thirteen Reasons Why) è una serie televisiva statunitense tratta dall’omonimo romanzo di Jay Asher; la serie viene classificata come teen drama, mentre il romanzo come thriller psicologico.

Nel 2011 gli Universal Studios hanno acquistato i diritti cinematografici del romanzo con l’intenzione di realizzarne un film con Selena Gomez – cantante e attrice proveniente dall’universo Disney – come protagonista, ma nel 2015 viene annunciato che il romanzo sarebbe diventato una serie televisiva Netflix e Selena Gomez avrebbe avuto il ruolo di produttrice esecutiva.

Tredici è un prodotto che sta facendo discutere molto: suicidio, stupro, cyberbullismo e slutshaming sono le delicate tematiche che diventano reali protagoniste della serie; ecco quindi il motivo dell’acclamazione e delle lunghe e inevitabili discussioni.

Ma prima di discutere di questa serie televisiva raramente si fa la giusta premessa: è un teen drama prodotto da Selena Gomez, appunto.

L’idea alla base della vicenda è inquietantemente originale: una adolescente suicida lascia tredici audiocassette ai suoi compagni del liceo, ogni cassetta è dedicata a una persona diversa, ogni cassetta racconta uno dei tredici motivi che l’hanno spinta a suicidarsi.

Tredici: cassette

Nonostante questo incredibile potenziale, però, la narrazione si sviluppa in modo banale e scontato, con personaggi spesso stereotipati; è proprio questo il problema: un teen drama statunitense ambientato in un liceo, con una produzione dal retrogusto disneyano – nonostante l’ottimo materiale di partenza – non poteva evolversi in maniera molto diversa. In questo tipo di prodotti televisivi sembrano esserci dei comandamenti non scritti, da seguire ad ogni costo per evitare la blasfemia: ecco quindi l’eterno ritorno degli armadietti, il ballo della scuola come punto di svolta, il festino a casa del riccone, quello stesso riccone sportivo, popolare e sorridente, ecco le cheerleader e i secchioni emarginati.

Insomma Tredici parte dalle tematiche e dai toni di Skins, cercando di spingersi ancora oltre, salvo rimanere intrappolata in quella gabbia illibata in cui si diffonde immancabilmente l’eco dei ritornelli di High School Musical.

Tecnicamente si nota però qualche tentativo di distinzione: il montaggio dei flashback è spesso realizzato sapientemente, con alcuni passaggi che si sposano bene con il ritmo della trama; in altri casi però vengono utilizzati espedienti narrativi banali, come la ferita inguaribile sulla fronte di Clay – uno dei protagonisti – il cui unico scopo sarebbe quello di distinguere il Clay del presente dal Clay del passato. A distinguere la collocazione temporale delle scene ci pensa anche la differenza di saturazione e luminosità, in alcuni casi apprezzabile perché appena percettibile, in altri troppo marcata per finire – nuovamente – a intrappolare i gaudenti attimi del passato in quei canoni da Disney Channel.

Tredici: flashback

In ogni puntata, Tredici, avrebbe la potenzialità per aumentare i battiti cardiaci dello spettatore fino alla tachicardia, per aumentare l’hype per le sotto-trame fino a far generare teorie machiavelliche; in ogni puntata ci sarebbero gli strumenti per far contorcere le budella di chi guarda, per spingerlo a riflessioni sulla crudeltà delle persone cercando di resistere e dimenticare l’angoscia generata dall’ultima scena. Ma in Tredici c’è solo l’ombra di tutto questo: vengono mostrati nei dettagli i comportamenti più spregevoli dei protagonisti e non vengono censurati i passaggi più raccapriccianti; ma sembra tutto fuori fuoco, pochissime scene raggiungono il loro potenziale e molte evoluzioni della trama sono così scontate che nel momento dell’effettiva messa in scena, rimangono prive di qualsiasi pathos.

Un dettaglio positivo degno di nota è il comportamento dei protagonisti; è facile infatti finire per criticare molti comportamenti – non necessariamente fatali – sia delle vittime, che dei carnefici, poiché spesso appaiono privi di logica; o in modo diametralmente opposto lo spettatore si trova a chiedersi come mai quel personaggio non abbia agito in quel determinato momento o non sia stato coerente con i suoi comportamenti precedenti. Ebbene  glissando su possibili mancanze degli sceneggiatori, è bello pensare che tutto sia in linea con un particolare intento, un grande piano in cui Tredici si andrebbe sapientemente a collocare: descrivere l’adolescenza in modo nuovo.

È relativamente facile, infatti, dare una linea precisa alla caratterizzazione di un personaggio, renderlo coerente e stabile. Ma con gli adolescenti tutto questo diventa impossibile, gli adolescenti per loro natura sono incoerenti, estremamente superficiali in alcuni comportamenti o in altri incomprensibilmente pesanti e impauriti. Qui Tredici lascia il segno (in modo peraltro voluto: si veda lo speciale Oltre i perché), è uno dei pochi casi in cui vengono portati alla luce alcuni personaggi con questa blanda incoerenza, lasciando lo spettatore a chiedersi il perché di quel preciso comportamento. Spesso non c’è un perché, quando si è adolescenti più facilmente si agisce di impulso, più frequentemente ci si sente sprofondare in un abisso di negatività per delle sciocchezze momentanee che hanno il potere di sembrare eterne in quel momento della vita.

Tredici: solitudine

Tredici è un bell’esperimento, da thriller psicologico sarebbe stato forse un capolavoro indimenticabile, e comunque da teen drama riesce nel suo intento: ricordare ai genitori quanto sia devastante e delicato il periodo dell’adolescenza e offrire uno specchio salvifico a tutti quei ragazzi che pensano di essere soli in un eterno stallo di confusione e disperazione.

Edgar Pironti

Mi ostino a rovinare tutte le mie passioni trasformandole in impegni noiosi.

About Edgar Pironti

Mi ostino a rovinare tutte le mie passioni trasformandole in impegni noiosi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *