Age of Empires – Definitive Edition: stiamo piangendo di gioia

Roses are red, violets are blue. WOLOLO. Now roses are too.

Quello che tutti volevano, quello che tutti sognavano. All’E3 2017 avranno anche parlato di cosette come il nuovo Metroid e un GDR a tema Pokémon, della nuova Xbox a 1000K, avranno fatto pure una conferenza che si è trasformata in un (finto) bagno di sangue sul palco, avranno rievocato infine la nostalgia ignorante per l’antico Egitto e per i Vichinghi. Fregacazzi: per tutti noi che non siamo dei giovincelli armati di Switch e che ancora giochiamo su computer con schede grafiche discutibili il trionfo dell’E3 è un altro. Si veda l’immagine di header che mettono questi qua parlando dei migliori annunci della venue per il mercato PC. Si vedano i misuratissimi commenti listati sotto il trailer ufficiale. A vent’anni di distanza dalla sua ancora commovente prima incarnazione a 640*480 pixel, Age of Empires è pronto (paradossalmente qualche anno dopo il suo seguito) a fare il suo epico ritorno.

Il minuto e mezzo di trailer di Age of Empires Definitive Edition fa spalancare gli occhi perché mostra quello che doveva essere AoE II HD, e che alla fine si era tradotto in un mero riscalamento delle texture. Sono appena novanta secondi che contengono una cuccagna di meraviglie, che promettono notti insonni di infuocata passione strategica a portare in giro ittiti o yamato (ma anche i Romani, presenti pure in una campagna tutta nuova), in sessioni online che non saranno più affidate ai magheggi in LAN su GameRanger ma che godranno della praticità del supporto dei server di Xbox live.

Dal lato tecnico, la Definitive è appunto un autentico remake: è tutto amabilmente ridisegnato in un 2D che pare indefinibile con parole diverse da “stupendo”. Si vedono elefanti fluidissimi. I trabucchi sono da lacrime agli occhi. Il celeste delle unità celesti è pruriginosamente brillante. Il supporto totale a risoluzioni esagerate permette di passare da un livello di zoom raso al suolo tipo Ground Control a una visione totale da prospettiva Felix Baumgartner. La colonna sonora orchestrale, nuovamente riarrangiata per l’occasione, anticipa con florilegi di violini una corposità quasi cinematografica, seducendo ma al tempo stesso lasciando in trepidante aspettativa per il temutissimo corno del “sotto attacco”.

Solo un piccolo ma fastidiosissimo turndown, che comunque non farà sbiadire l’euforia di questo annuncio magico: Age of Empires – Definitive Edition (al prezzo di 20$) dovrebbe essere esclusivo appannaggio del Windows Store, dando a tutta l’operazione una fastidiosa patina di operazione di marketing di Microsoft per portare tutti i cittadini nel proprio centro città. Siamo seri: chi ha mai comprato niente sugli store di Windows ed è anche andato in giro a raccontarlo? Non è che ci vogliano riprovare dopo le porcherie di Games for Windows Live?

Misteri. Possibilmente dopo qualche mese di esclusiva verrà messo anche su Steam e verrà scaricato da settanta milioni di persone. Possibilmente no: lo comprerò lo stesso. Guardiamoci in faccia: saremmo tutti disposti a ben peggio per vedere con una grafica da Forza Motorsport 7 Big Momma e Big Daddy. E, soprattutto, chi non ha immaginato il leggendario duello tra monaci, già più esaltante di una partita dell’Argentina del loco Bielsa, riportato in 4K con ventimila santoni che si ululano preghiere a vicenda? A confronto la storiaccia del fosso di Helm è una ridicola bega condominiale.

 

Riccardo Coppola

Sulla linea di confine tra un matematico pragmatismo e una sognante fascinazione per le malinconie musicali e i sofismi esistenzialisti e/o fantascientifici. Suono ogni tanto, scrivo spesso, parlo troppo.
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Sulla linea di confine tra un matematico pragmatismo e una sognante fascinazione per le malinconie musicali e i sofismi esistenzialisti e/o fantascientifici. Suono ogni tanto, scrivo spesso, parlo troppo.

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