Dark Souls è molto più facile di Crash Bandicoot

Quindici motivi per cui in confronto al vecchio marsupiale il gioco di From Software è complesso come Flower

Da un paio di settimane, come sicuramente molti di voi, ho dedicato parte del mio tempo libero al riscoprimento di un amore d’infanzia: il caro, vecchio, amabile Crash Bandicoot, abilmente e fedelmente rimasterizzato in grafica (quasi) al passo coi tempi da Vicarious Visions con la N-Sane Trilogy (ne abbiamo parlato qui). Mi sono però presto reso conto di come portare al 102% il livello di completamento, o soprattutto finire in tempi disumani venticinque time trials per titolo, è qualcosa di cui mi ero assolutamente dimenticato il livello di difficoltà. Mi sono trovato svariate volte a chiedermi come a 7 anni sfogassi la rabbia non avendo ancora padroneggiato la nobile arte della bestemmia urlata. Forse ai tempi ero un fenomeno. Forse ai tempi ero molto tollerante. Forse ai tempi ero una persona buona.

Non perdiamo tempo con le baggianate.

Mi ha fatto però piacere notare come sul sempre prodigo internet la gente si è scatenata in meme che paragonano la N-Sane Trilogy a quella che viene considerata la quintessenza della difficoltà dei videogiochi: Dark Souls. La cosa è stata presa talmente sul serio che, addirittura, qualcuno ha chiesto delle patch per rendere la vita più facile ai videogiocatori (che poi patch di che? Togliamo le foche dai livelli sui ghiacciai?). Trovandomi perfettamente d’accordo con la voglia di aprire gli occhi alla gente riguardo la difficoltà della trilogia, devo però muovere una critica al parallelismo. Il livello di difficoltà di Crash Bandicoot e Dark Souls non è lo stesso. Anzi: Dark Souls è infinitamente più facile.

Vi spiego perché in quindici pratici punti.

Solo un’arma per ogni circostanza: non si ricordano a memoria d’uomo titoli più esigenti.

  • In Dark Souls non bisogna stare attenti a cercare le casse, in Crash Bandicoot se non le distruggi tutte non ti presenti da nessuna parte.
  • In Dark Souls si può gestire la telecamera, essendo sempre al corrente dei pericoli in arrivo, mentre in Crash Bandicoot è fissa e i nemici a volte spuntano tuttuntratto.
  • In Dark Souls non ci sono difficilissime time trials, o scarpe da corsa che rendano il controllo del personaggio ancora più problematico.
  • In Dark Souls se muori non spariscono le piattaforme col teschio per prendere le gemme colorate.
  • In Dark Souls non ci sono livelli impossibili a cavallo degli orsacchiotti polari, in Crash Bandicoot se ne trova anche uno al buio.

Quale tra questi nemici vi spaventa di più? E perché proprio il granchio?

  • In Dark Souls non è indispensabile calibrare alla perfezione i salti, mentre in Crash Bandicoot è preferibile apporre un righello sullo schermo per contare con esattezza i millimetri di larghezza dei burroni.
  • In Dark Souls è possibile pararsi, in Crash Bandicoot non c’è nessuna protezione oltre alla marsupiale pelliccia.
  • In Dark Souls c’è anche una lunghissima barra della vita, mentre in Crash Bandicoot per lo più basta un colpo e sei morto.
  • In Dark Souls, infine, ci si può curare la vita con le fiaschette, mentre in Crash ci si può affidare al massimo a un provvisorio e altrettanto vulnerabile Aku Aku.
  • In Dark Souls controllare la frenata dei motorini non è per nulla complicato, mentre in Crash Bandicoot si finisce fuori strada più frequentemente di un qualsiasi pilota di F1 giapponese.

  • In Dark Souls non ci si deve fermare, diventando vulnerabili, per sparare col bazooka caricato a frutti wumpa.
  • In Dark Souls non ci sono casse di Nitro diabolicamente piazzate lungo il proprio percorso.
  • In Dark Souls i toni cupi ti motivano e ti mantengono all’erta, a differenza della varietà cromatica di Crash Bandicoot che distoglie l’attenzione dai veri pericoli.
  • In Dark Souls con la Black Knight Great Axe diventa tutto un gioco da ragazzi, in Crash Bandicoot ci si deve affidare soltanto agli attacchi mele(e).
  • In Dark Souls non ci sono quei cazzo di Pentapinguini.
Riccardo Coppola

Riccardo Coppola

Sulla linea di confine tra un matematico pragmatismo e una sognante fascinazione per le malinconie musicali e i sofismi esistenzialisti e/o fantascientifici. Suono ogni tanto, scrivo spesso, parlo troppo.
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About Riccardo Coppola

Sulla linea di confine tra un matematico pragmatismo e una sognante fascinazione per le malinconie musicali e i sofismi esistenzialisti e/o fantascientifici. Suono ogni tanto, scrivo spesso, parlo troppo.

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