Il tunnel dei sognatori di Football Manager

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Record di sopravvivenza alla droga manageriale di Sports Interactive.

 

Se ci si pensa un po’, novembre è un mese triste. Le giornate diventano grigie e l’attività sportiva più diffusa è il bingewatching di serie tv. I film belli e i giochi belli escono tutti il mese successivo, sotto Natale. L’unico giorno segnato in rosso sul calendario è la festa dei morti. Non è forse un caso che è proprio in questo mese, diciamolo, un po’ inutile, che arrivi ogni anno il cataclisma Football Manager. Migliaia di tossici in giro per il mondo ne approfittano, si improvvisano allenatori e si immergono in numeri, formazioni, conferenze stampa davanti a giornalisti poco educati, numeri, stipendi, screzi con selezionatori delle nazionali poco comprensivi.

In mezzo a tutti questi c’è – come per ogni videogioco, d’altronde – chi esagera. In mezzo a quelli che esagerano ci sono anche quelli che impazziscono. Tra quelli che impazziscono, infine, ci sono anche quelli che finiscono sul luccicante librone dei Guinness World Records, a guardare orgogliosamente dall’alto verso il basso l’uomo più basso del mondo. E’ questa la strana storia di Darren Bland (conosciuto da qualcuno come Wulfhammer, non è dato sapersi perché), proveniente da Liverpool e capace di stare dietro l’asettica interfaccia del videogioco Sports Interactive per (attenzione) 173 giorni, 16 ore, 51 minuti. Sei mesi. Netti.

Noi italiani potremmo inorgoglirci e ricordare che, in realtà, un esempio tutto nostro di accanimento nei confronti di un manageriale l’abbiamo: un manipolo di cazzoni ha continuato a oltranza una partita di Premier Manager 1999 iniziata nel 2004, ritrovandosi dopo undici anni nel 2800, documentando allegramente sui social le gesta di campioni dai nomi generati casualmente come Guidoni Collauto, Duncan Traversa o Ronaldo Ducrocq.

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Quella di Bland però va celebrata perché è una bellissima storia solitaria, da cameretta, se vogliamo quasi romantica. Bland non ha cazzeggiato goliardicamente assieme ai suoi compari del liceo davanti a un gioco buggato e orribile, ma ha avviato Football Manager 2010 e ha sposato una causa, si è dedicato anima e corpo a un progetto. Ha fatto una scelta sentimentale per una squadra insolita, si è legato indissolubilmente ad essa, e le ha regalato scudetti e Champions come se piovessero. Oltre che, come detto, sei mesi della sua vita. La squadra in questione era la Fiorentina.

Per due motivi: volevo rendere giustizia al mio giocatore preferito di sempre, Socrates, che nella Fiorentina aveva avuto una stagione mediocre. E hanno una maglia viola… è un bel colore da avere davanti agli occhi, per 154 stagioni. Se piace a Prince, piace anche a me… Quando comincio una carriera con una squadra, poi, la voglio finire con quella squadra. Perché abbandonare tutto il lavoro fatto solo per fare rimischiare tutto a qualche sciocco algoritmo di un computer, per ricominciare da qualche altra parte?

Bland festeggia un matrimonio lunghissimo regalando al digitale popolo violaceo la vetta di 151 campionati, su 154 stagioni giocate. Spendendo la bellezza di 105 milioni di sterline, nel 2040, per un indiscusso fenomeno come Luis Tejedor. Arrendendosi soltanto nel 2163, e non agli astrattismi degli algoritmi di Sports Interactive, ma alla concretezza di un non meglio precisato liquido finito sopra il proprio portatile. Game over. Il lungo viaggio sarà documentato nella edizione 2017 del Guinness World Records dedicata ai videogiochi.

La realtà in cui vive l'Heerenveen.

La realtà in cui vive l’Heerenveen.

Qualcuno, a questo punto, dovrebbe immedesimarsi e piangere. Non tanti. Ma qualcuno sì. Perché c’è -chi timidamente, chi orgogliosamente- chi fa parte della schiera di sognatori di Football Manager. Non tutti ci capiscono, ma ci siamo. Ricordo le reazioni di alcuni miei cari quando mi videro di sfuggita immerso in questo guilty pleasure: trapelava l’assenza della minima comprensione nei confronti di uno sventurato capace di proiettare emozioni su pallini rossi e verdi. Al contrario ricordo anche un mio coinquilino, lui sì che invece dava soddisfazioni. Era anche lui un sognatore. Arrivava sul tetto d’Europa con l’Heerenveen, una squadra olandese con la maglia bianco-blu decorata da foglie di ninfea rossa che a prima vista sembrano cuori. Lo faceva con un’edizione vecchia di un paio d’anni, grazie alla quale poteva illudersi di essere primo scopritore di giovani fenomeni già esplosi e consacrati, nella realtà, da svariati mesi. Disinstallava rabbiosamente ogniqualvolta si rendeva conto di essere ridiventato un tossico. E poi ricominciava, sempre con l’Heerenveen. Per riportarlo sul tetto d’Europa. In due anni l’ha fatto cinque o sei volte.

La spiegazione dell’amore per il gestionale calcistico va ricercata altrove, in necessità più profonde del semplice campanilismo calcistico o dell’infatuazione per Paulino Dybala o Maurito Icardi. Il gestionale calcistico è la simulazione ottimistica per eccellenza: una simulazione in cui la routine non viene mai scossa, in cui la patina di ignorante quiete che il turno di campionato ci fornisce ogni settimana non viene mai perforata. Una simulazione in cui si può andare avanti di centocinquant’anni nel futuro pensando che la classifica dei cannonieri resterà una priorità per gli esseri umani. In Football Manager 1940, se fosse esistito, non si sarebbero saltati campionati a causa della seconda guerra mondiale. E’ come avere un Civilization dove nessuno può stringere accordi commerciali con tutti, vivere in pace e prosperità per poi ricercare il progetto Manhattan e bombardare ogni pertugio del globo terracqueo. E’ come un The Sims dove i personaggi non muoiono. Al massimo, si ritirano.

Riccardo Coppola

Riccardo Coppola

Sulla linea di confine tra un matematico pragmatismo e una sognante fascinazione per le malinconie musicali e i sofismi esistenzialisti e/o fantascientifici. Suono ogni tanto, scrivo spesso, parlo troppo.
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About Riccardo Coppola

Sulla linea di confine tra un matematico pragmatismo e una sognante fascinazione per le malinconie musicali e i sofismi esistenzialisti e/o fantascientifici. Suono ogni tanto, scrivo spesso, parlo troppo.

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