Nes Mini, nostalgia canaglia

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“Nella console piccola c’è il ricordo buono” (Anonimo)

 

Gli anni Ottanta, che nostalgia per chi li ha vissuti. Che nostalgia per chi non li ha vissuti direttamente, ma che li ha percepiti e bramati grazie ai vari Commodore 64 e Nintendo di fratelli, cugini, zii nerd. Che nostalgia fittizia per chi ancora non ha 18 anni, ma che viene comunque investito dal tir Nostalgia-Altrui che ha spadroneggiato per mezzo mondo in questi mesi.

Il qui presente nerdaccione di anni ne ha quasi “enta”, gli anni Ottanta li ha vissuti di riflesso tramite musicassette, storie infinite, robot numero 5 e diottrie perse davanti agli schermi dei Game Boy tarocchi prima di approdare a quello originale, un pataccone di pixel che spesso e volentieri era causa di variopinti insulti a chissà quali figli provenienti da chissà quali madri. Tuttavia, sempre il qui presente nedraccione di anni “enta”, era ed è ancor oggi affascinato da quel meraviglioso mondo a 8 bit costituito da cosiddetti “cloNes”, ovvero i cloni dell’originale Nintendo Entertainment System spacciati e venduti come ultimo ritrovato della tecnologia del divertimento fino a un paio di anni fa (anzi, ancora oggi). Tutto estremamente legale, tutto estremamente plasticoso, tutto estremamente affascinante, se si è malati come il qui presente eccetera eccetera.

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Come è andata durante il preorder su Amazonlandia

L’uscita del Nintendo Classic Mini (Nes Mini per gli amici) ha fatto bagnare un numero spropositato di nerd o presunti tali: un “clone” ufficiale, partorito direttamente da mammà Nintendo e dunque degno di fiducia. C’è tuttavia una perplessità che mi sono posto sin dall’inizio: ne vale davvero la pena? Intendiamoci: avere a disposizione un prodotto ufficiale, ergo di buona fattura e che non si sgretola o scricchiola al solo guardarlo di sfuggita con la visione periferica dell’occhio di vetro del marinaio smilzo dei Pirati dei Caraibi, e che per di più grazie alla connessione HDMI evita di maledire il giorno in cui hai deciso di comprare il 55 pollici (voi, io sono povero) che oramai non ha più l’attacco AV  (e questa è l’unica cosa che accomuna il mio televisore col vostro) è senza dubbio una figata immane, e altro termine non c’è. In più la sicurezza di possedere versioni non rallentate o tarocche di Super Mario o di Bubble Bobble e il fatto che il Nes Mini sia esteticamente un bel mini soprammobile sono valori aggiunti non indifferenti. Attacchi la console e via, niente menu arzigogolati o che. Come una volta, pigi “power” e si va nel tunnel della droga nostalgia. Ah, c’è anche un sistema di salvataggio sia via password sia istantaneo che permetterà di abbassare notevolmente il blasphemy-counter contro Contra e i suoi dannatissimi proiettili volanti.
Quindi, sì, da questo punto di vista il Mini Nes è una figata immane, altro termine non c’è (semi-cit. Litfiba).

Sì, in Giappone è disponibile anche il Famicom Mini, con una playlist di giochi leggermente differente. Il controller, però, è microscopico

Sì, in Giappone è disponibile anche il Famicom Mini, con una playlist di giochi leggermente differente. Il controller, però, è microscopico

Dove la piccola bomboniera di mammà Nintendo scricchiola, tuttavia, non è nella sua plasticosa eppur robusta costituzione, bensì nel suo puro animo. Diciamoci la verità: chi, tra i possessori di una qualsiasi Polystation con i fantomatici trecentordicimilionidimiliardi di giochi ha mai impugnato il pad per più di una settimana o due? Siate sinceri e rispondetevi da soli.

Ecco, dopo 14 giorni di morbosa relazione posso affermare che il problema principale del Nes Mini è che l’effetto nostalgia prima o poi svanisce: dall’entusiasmo isterico delle prime ore si passa all’emozione di poter giocare quando si vuole con i pixel più amati da bambino. Lo stadio finale è trovare una collocazione idonea per questo bellissimo soprammobile nerd per vantarsi del suo possesso. Oppure siete malati mentalmente come il sottoscritto, che quando è il momento di coricarsi per riposare dopo una giornata di lavoro pensa a draghi verdi e blu e a come diavolo far superare loro il livello numero 40 di Bubble Bobble. Ma, per l’appunto sarebbe la malsana eccezione che conferma la sana regola.

Dare sessanta monete d’oro al negoziante per portarsi a casa la nostalgia e un pezzo di infanzia (realmente vissuta o ardentemente bramata) non sono un ladrocinio di per sé, anche se la goduria di gustarsi uno dei migliori episodi di Final Fantasy si interseca con le alacri bestemmie che si incastrano tra loro per la mancanza di Tetris, considerando tutto il baccano fatto negli anni Ottanta da parte di Nintendo per acquisirne l’esclusiva per l’home entertainment, o per la presenza di Zelda 2, ottima mossa per i collezionisti ma un calcio rotante sulle balle come esperienza di gioco. Sì, perché bisogna ricordarsi che quei 30 titoli quelli sono e quelli rimangono, data l’impossibilità di espandere il parco titoli, neppure tramite arti magiche o corruzioni subdole (ho provato a infilare 5 euro, ma li ha rifiutati). Stile Nintendo plug-n-play: questo offriamo, prendere o lasciare.

Il sottoscritto sorpreso nel bel mezzo dell'azione

Il sottoscritto sorpreso nel bel mezzo dell’azione

Ultima indiscrezione prima di lasciarvi: visto l’hardware utilizzato, è probabile che dal successo di questo Nes Mini dipenda la futura realizzazione di probabili Snes Mini e, forse, anche di Nintendo 64 Mini. Quindi comprate il mini Nes. Fatelo per me. O almeno per tutti quegli idraulici che combattono ogni giorno contro scimmioni rapitori di zitelle dal naso storto.

Ora scusate, ma i draghetti hanno fame e devo portarli a fare mambassa di bolle.

Andrea Mariano

Andrea Mariano

Prigioniero degli anni ‘90, da tempo il soggetto in esame sfrutta il prodigio demoniaco chiamato internet per poter sproloquiare di ciò che lo appassiona e di ciò che lo cruccia, il tutto indossando camicia a quadri, Levi's 501 e Dr. Martens. Ha svolto tutto ciò su SpazioRock.it dal 199... dal 2010 al 2016. Ora è qui (ma va?). Odora leggermente di cavolo (cit. Theme Hospital)
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About Andrea Mariano

Prigioniero degli anni ‘90, da tempo il soggetto in esame sfrutta il prodigio demoniaco chiamato internet per poter sproloquiare di ciò che lo appassiona e di ciò che lo cruccia, il tutto indossando camicia a quadri, Levi’s 501 e Dr. Martens. Ha svolto tutto ciò su SpazioRock.it dal 199… dal 2010 al 2016. Ora è qui (ma va?). Odora leggermente di cavolo (cit. Theme Hospital)

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