Remastered – speranze in alta definizione

Remastered - in media rex

I sogni son desideri (rimasterizzati)

Sta per concludersi l’estenuante attesa per mettere le callose mani da videogiocatore su Crash Bandicoot N Sane Trilogy, il remastered che tutti sognavano per il buon vecchio Crash. La strada sicura, che accontenta tutti: riprendere il format originale vincente e vestirlo di nuova, sfolgorante grafica. Stop. Al massimo qualche modifica non sostanziale nei controlli, giusto per dare quel tocco di fluidità in più, ma le novità finiscono qui.

Mentre sudiamo nella nostra lugubre redazione, mentre tentiamo di capire se dall’altra parte vale la pena sborsare quaranta sonanti euro per vedere gli hadoken in accaddì (Ultra Street Fighter II: The Final Challengers per Nintendo Switch, per essere lapalissiani), le nostre menti sagaci da esseri estinti (siamo sempre dinosauri, dopotutto) si chiedono: quali potrebbero essere gli altri titoli per cui godremmo come ricciosauri nella stagione d’accoppiamento qualora le software house decidessero di riesumare per creare delle remastered?

Ecco alcuni videogiochi che consumammo con le nostre zampine tra radiazioni da tubo catodico e calli da joypad di mammà PlayStation.

MediEvil

Un videogioco talmente geniale quanto semplice. Figlio di un’epoca in cui la fantasia sopperiva alle lacune tecniche. Il baldo scheletro monoculare di Sir Daniel Fortesque che tira fendenti a destra e a manca nonostante la mancanza di frame, l’atmosfera che sapeva mescolare il tetro gotico con la scanzonata goffaggine dei personaggi, nemici compresi. MediEvil era bello perché difficile al punto giusto, con una curva di apprendimento graduale, bilanciata quanto basta col progredire delle bestemmie che il giocatore iniziava a proferire con l’avanzare del gioco. Sì, è vero, nel 2005 per Psp è comparso “MediEvil Resurrection”, rivisitazione dell’originale e che molto si avvicina al concetto di remastered odierno, ma, per l’appunto, è rimasto confinato nell’ambito della fortunata-ma-non-troppo console portatile di mammà Sony. Senza ombra di dubbio, MediEvil tornerebbe incommensurabilmente in pompa magna se subisse un’operazione simile in tutto e per tutto a quella di Crash Bandicoot: riprendere il concept originale, toccarlo il meno possibile, prendere un motore grafico nuovo di zecca, far felice milioni di non-più-ragazzini.

medievil in media rex remastered

Spyro

Quello stronzo di un draghetto viola. Non sa volare, sputa fuoco con una forza tale che non riuscirebbe ad accendere una fornacella di arrosticini il 15 agosto mentre tutti quanti bruciamo causa autocombustione, ha una voce (italiana) gradevole quanto uno stuzzicadenti nelle mutande. Eppure ci manca. Terribilmente. Spyro era un platform bastardo, avvincente, con nemici idioti, una telecamera che ti faceva bestemmiare dodici religioni, ma stranamente non era frustrante (almeno, non a livelli estremi). Una remastered sarebbe d’obbligo. Sarebbe necessaria. Fuori dalle balle lo Spyro dei seguiti, tamarro e squamoso con l’aspetto da tamarro (l’ho già scritto tamarro?) che ascolta Epic DubStep Metal dalla mattina alla sera. Rivogliamo Spyro, quello originale, quello che cerca di fare lo sguardo da furbetto ma che in realtà ti vien voglia di prendere a schiaffi (amorevolmente, s’intende). Ora, subito, shnell.

spyro in media rex remastered

Croc

Ammetto candidamente: è una remastered che il sottoscritto sa perfettamente che non verrà mai realizzata per un paio di motivi: gli sviluppatori Argonaut Games (autori tra l’altro di quella gemma incredibile di Star Fox per Super Nintendo e del chip Super FX che permetteva al 16bit nipponico di gestire primitive strutture poligonali su schermo) hanno chiuso i battenti nel 2004 e chi li ha rimpiazzati non ha idea di che diavolo farci col franchising. Però quella sottospecie di Lara Croft dal colorito verdognolo e problemi di ipertiroidismo è stato protagonista di uno dei primi platform in treddì davvero validi, di quelli che ti facevano bestemmiare per i salti millimetrici ma con una gestione della telecamera tutto sommato buona, se paragonata al suo collega violaceo di cui abbiamo parlato prima. E poi i gobbos: tenerei, (anche loro) ipertiroidei ammassi di pelo inutili e rompiballe. Quanto mi mancano.

Dino Crisis

Vi piace Resident Evil? Vi piace Jurassic Park? Vorreste impugnare il joypad per giocare con l’uno e inserire la videocassetta per vedere l’altro ma non potete farlo contemporaneamente? Alla Capcom devono aver pensato una cosa del genere per partorire Dino Crisis: horror, dinosauri e bestemmie di terrore per quei dannati velociraptor che spuntano dal nulla, quasi peggio dei cani-zombie del primo horror di casa Capcom. Assurdo come alla Capcom (ho già scritto Capcom?) non abbiano rimuginato un po’ su una riedizione di pallottole-e-dinosauri, dato che è un periodo in cui alla Capcom pensano solo a imbellettare vecchi franchising e a sbatterli sul mercato a prezzi indecenti. Francamente Dino Crisis sarebbe uno di quei casi in cui l’esborso di una cinquantina di euro non sarebbe considerato ladrocinio. Cara Capcom, sì, mi rivolgo a te: hai già fatto l’enorme cappellata di distruggere e mettere sotto il tappeto un brand come MegaMan, hai rimaneggiato fino al disgusto necrofilo la saga di Street Fighter 2, ti sei vantata di una remastered-della-remastered per Resident Evil HD Remastered (l’originale era la remastered del primo capitolo apparso su PSX e trasposto su Game Cube), buttare 100 euro per prendere Dino Crisis ed eseguire un upscaling a 720p (non chiedo manco i 1080, vedi quanto son magnanimo) e spacciarlo come “l’emozione dell’originale con i poligoni originali” ti pare brutto? Eddai Capcom, che la faccia da culo per fare decentemente una operazione del genere ce l’hai.

Battle Arena Toshinden

Qualcuno l’ha definito “uno dei picchiaduro più sopravvalutati della storia”. Io dico che al contrario ha contribuito all’evoluzione delle botte in treddì, sia perché è stato il primo ad avere l’intuizione del combattimento con arma bianca (caratteristica successivamente ripresa e perfezionata in Soul Blade e Soul Calibur), sia perché su PlayStation era graficamente un paio di spanne sopra al primo Tekken, suo contemporaneo. Non considerate il quarto episodio della saga, un abominio che univa personaggi di uno scarto di un clone di Final Fantasy e dialoghi inutili e infiniti. E infinitamente inutili. Certo, il primo e il secondo capitolo – i migliori della serie – erano lenti come un bradipo in ferie se paragonati alla creatura di Namco o a Virtua Fighter di Sega, ma un remastered/reboot farebbe resuscitare il franchising. Un po’ come accaduto per Killer Instinct. Sarebbe anche il momento ideale, con Tekken 7 che sarà sulla cresta dell’onda ancora per molto tempo e tutto il genere dei picchiaduro che è nel pieno della nuova golden age.

toshinden in media rex remastered

Andrea Mariano

Andrea Mariano

Prigioniero degli anni ‘90, da tempo il soggetto in esame sfrutta il prodigio demoniaco chiamato internet per poter sproloquiare di ciò che lo appassiona e di ciò che lo cruccia, il tutto indossando camicia a quadri, Levi's 501 e Dr. Martens. Ha svolto tutto ciò su SpazioRock.it dal 199... dal 2010 al 2016. Ora è qui (ma va?). Odora leggermente di cavolo (cit. Theme Hospital)
Andrea Mariano

About Andrea Mariano

Prigioniero degli anni ‘90, da tempo il soggetto in esame sfrutta il prodigio demoniaco chiamato internet per poter sproloquiare di ciò che lo appassiona e di ciò che lo cruccia, il tutto indossando camicia a quadri, Levi’s 501 e Dr. Martens. Ha svolto tutto ciò su SpazioRock.it dal 199… dal 2010 al 2016. Ora è qui (ma va?). Odora leggermente di cavolo (cit. Theme Hospital)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *