Tetris – dal Blocco (sovietico) con amore

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Quando un programmatore si annoia e inventa il rompicapo del secolo

 

I favolosi anni Ottanta. Gli anni di Michael Jackson e “Bad”, di Indiana Jones e Blade Runner, dei maglioni orribili e della guerra fredda tra Stati Uniti e Urss, risolta poi a scazzottate tra Rocky Balboa e Ivan Drago.

A proposito di maglioni infami e nipoti di Zangief, la nostra storia parte proprio da Mosca. È il 1984. Un ragazzo per combattere la noia nell’Accademia russa delle scienze decide di applicare le sue nozioni matematiche in maniera diversa dal solito. Così Aleksej Leonidovič Pažitnov, promettente programmatore di intelligenza artificiale affascinato dal concetto dei pentamini (forme geometriche costituite da cinque blocchi quadrati), prova a creare un rompicapo elettronico basato proprio su queste strane forme geometriche. L’applicazione in chiave videoludica, tuttavia, risulta molto difficoltosa, ma quando ripiega sui tetramini (figure geometriche composte da quattro blocchi quadrati) capisce che tutte le sue intuizioni possono incastrarsi perfettamente (e letteralmente).

Grazie all’aiuto di due smanettoni pazzi quanto lui o peggio di lui per i rompicapi (il collega Dmitry Pavlovsky e il genio sedicenne Vadim Gerasimov), il 6 giugno 1984 il giovane programmatore completa quello strano rompicapo elettronico a cui dà il nome di Tetris, una crasi tra “tennis” e “tetramini”, le sue due più grandi passioni (o più semplicemente perché “Tetris” in madrepatria suona strano e molto esotico, come sostiene Vadim). Da lì si catena un effetto domino, ops, un effetto tetris. In Accademia non è che nessuno faccia più una cippa lippa, ma qualsiasi momento è IL momento per giocare a questo simpatico passatempo. Perché? Perché nella sua semplicità Tetris è ciò su cui nessun luminare dell’industria videoludica aveva ancora puntato: un gioco di logica nuda e cruda. Le millemila palline omicide stile Contra potevano andare pure a farsi benedire, loro e quell’immensa frustrazione lancinante.

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La primissima versione di Tetris in tutta la sua fluorescenza sovietica

La Russia è ancora un Paese libero, nel senso che ciò che è tuo è mio, e ciò che è mio è della Grande Madrepatria Russia, ergo non è pensabile vendere qualcosa per fatti propri. Alcune copie del videogioco riescono a passare la cortina di ferro e con un po’ di impegno anche in versione IBM compatibile (leggasi l’amato DOS). È grazie a un supporto magnetico grande quanto un toast che l’Andromeda, società informatica il cui nucleo gravitazionale è una certa Atari, viene a conoscenza di Tetris, e come i migliori gentiluomini si reca in Russia per cercarne il proprietario intellettuale. Lo trova, gli chiede il permesso, lui dice “Come no!”. Tuttavia,come già detto, quel che è mio è tuo, quel che è tuo è di Mammà Russia, e Mammà dice semplicemente “No”.

L’escamotage è presto trovato: i gentiluomini inglesi si recano a Budapest a casa della Spectrum HoloByte, società che aveva ricevuto il permesso/diritti per distribuire Tetris in Ungheria. Da lì il porting per Ms-Dos approda in Europa Occidentale, Atari commercializza il coin op e chissà quanti poveri cristi hanno imparato a bestemmiare a suon di porca Troika. Ah, nel frattempo Aleksej non sa come diamine poter commercializzare il gioco in casa sua, dunque decide di cedere i diritti proprio a Mammà Russia per dieci anni, così tutti sono felici e contenti. I soldi in tasca al programmatore non arrivano, ma a lui al momento non importa più di tanto.

Passano gli anni, e mentre Al Bano è felice di ricevere un panino e un bicchiere di vino da Romina Power, un olandese nato alle Hawaii e trapiantato in Giappone (no, non è una supercazzola) viene a conoscenza del Tetris. Diventato amico inseparabile di Aeksej e in buoni rapporti con Mammà Russia, Henk Rogers (questo il nome all’anagrafe del meltin pot umano) riesce ad acquisire l’esclusiva per la pubblicazione del videogame su home console e su un affarino portatile che sta per uscire (un certo Game Boy). Dunque lieto fine per tutti, dalla Siberia al monte Fuji.

E invece nì, perché anche Atari, proprietaria dei diritti per la versione arcade di Tetris, tramite la sua divisione per videogiochi casalinghi Tengen sta cercando di ottenere i diritti per un porting di Tetris su console casalinghe, ma quello che riceve è un due di picche. Cercando di sfidare la sorte, Atari ignora l’esclusiva e decide lo stesso di sviluppare quella che a tutti gli effetti sarà la versione migliore, più rara e più sfigata della storia dei tetramini. Migliore perché una grafica, delle musiche e dei controlli del genere la controparte ufficiale per Nes se le sogna, rara perché il signor Grande N. ha costretto a ritirare e distruggere tutte le copie in circolazione (nel mondo si contano meno di 10.000 esemplari originali del Tetris Atari – Tengen), sfigata proprio per quanto detto.

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Aleksej e il suo amicone Henk. Grazie a loro il connubio Nintendo-Tetris farà faville

In tutto ciò il genio sedicenne Vadim Gerasimov ha compiuto diciotto anni, ma non ha visto neppure un soldo bucato da tutta questa masnada di compra-vendita di diritti. In verità neppure Pažitnov, almeno fino al 1996, quando il contratto per l’esclusiva dei diritti di vendita di Tetris concessi a Mammà Russia scade e Aleksej inizia a vedere tonnellate di rubli e dollari nemmeno fosse zio Paperone. Vadim al massimo vedrà un ottimo dottorato in America e un posto in Google (tanta roba comunque). Dmitry Pavlovsky? Nel 1991 il programmatore litiga pesantemente con Aleksej perché non d’accordo sul fossilizzarsi unicamente su Tetris, quindi se ne va sbattendo la porta. Francamente non si sa che fine abbia fatto.

Il resto della storia è… storia. Quattro blocchetti hanno impiastrato la mente di milioni di persone, dai giocatori incalliti al bidello annoiato del mio Liceo. Un continuo incastro di intuizioni, soluzioni, concessioni, successi e insuccessi che in un modo o nell’altro non vede conclusione neppure ora. La partita continua.

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Andrea Mariano

Andrea Mariano

Prigioniero degli anni ‘90, da tempo il soggetto in esame sfrutta il prodigio demoniaco chiamato internet per poter sproloquiare di ciò che lo appassiona e di ciò che lo cruccia, il tutto indossando camicia a quadri, Levi's 501 e Dr. Martens. Ha svolto tutto ciò su SpazioRock.it dal 199... dal 2010 al 2016. Ora è qui (ma va?). Odora leggermente di cavolo (cit. Theme Hospital)
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Prigioniero degli anni ‘90, da tempo il soggetto in esame sfrutta il prodigio demoniaco chiamato internet per poter sproloquiare di ciò che lo appassiona e di ciò che lo cruccia, il tutto indossando camicia a quadri, Levi’s 501 e Dr. Martens. Ha svolto tutto ciò su SpazioRock.it dal 199… dal 2010 al 2016. Ora è qui (ma va?). Odora leggermente di cavolo (cit. Theme Hospital)

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