Deep Steam: Rock’n’Roll Defense

Amplificatori mortali in un tower defense parecchio distorto.

I videogiochi e la musica rock/metal hanno una strana ma forte connessione, almeno per quanto riguarda chi ha per hobby i primi o i secondi. Non è raro che i più inveterati metallari siano esteriormente delle bestie di Satana ma internamente dei nerdoni che fanno gli occhioni dolci alla morte dei personaggi di Final Fantasy. E al tempo stesso è frequente che l’epica gloriosa che certe branche del rock hanno trovi facilmente breccia nei cuori di chi è abituato a muoversi con i joypad per andare a fare a fettine giganteschi draghi. In svariati casi si è provato a sfruttare il gemellaggio, tra miscugli d’azione e strategia con Jack Black come protagonista e gli Iron Maiden che fanno fare alla loro mascotte avventure a 8 bit tra un cabinato e l’altro, passando per franchise di successo che hanno portato tanti possibili musicisti in erba a rincoglionirsi le falangi sopra inutili chitarre di plastica.

Rock’n’Roll Defense, uscito l’anno scorso ma disponibile su Steam da un po’ a un prezzo ridicolo, cerca di giocare su quest’associazione, sull’alone di intoccabilità che per i rocker ha quel santuario volgarmente chiamato palco, sull’idolatria dei volumi incontrollabili come uniche divinità cui votarsi, sull’astio verso gli invasori della terra sacra del moshpit. Sotto forma di un tower defense (genere ormai piuttosto demodé in cui l’unico obiettivo è disseminare trappole per impedire a svariati nemici di completare il proprio percorso verso qualche parte) quest’allegro giochino infatti chiarisce subito qual è lo scopo del borchiato videgiocatore: piazzare strategicamente amplificatori per cacciare i pop freaks che cercano di invadere il proprio parterre.

Per convincere di essere dalla parte del giusto i load screen mettono subito in chiaro contro che tipo di esseri saremo costretti ad avere a che fare.

Sotto forma di idioti con le cuffie, groupie seminude che corrono parecchio veloci, grassoni dal pugno alzato e frontman dalle dimensioni ciclopiche, gli avversari (di cui cambiano gli sprite passando tra un’ambientazione e l’altra) puntano, camminando sopra un’infrastruttura sopraelevata serpeggiante (chi non l’ha mai vista a un concerto all’aperto?) verso un palco dove una band metal ci sta dando di headbanging pesante. L’arrivo a destinazione di una decina di loro porterà ad un mesto game over, evitabile soltanto piazzando i propri meccanismi di difesa il più oculatamente possibile. Divertente l’associazione della frequenza degli amplificatori con la frequenza di sparo ai nemici: gli ampli dei bassi saranno quelli predisposti al rallentamento dei nemici più veloci, mentre gli alti avranno il compito di mitragliarli con colpi meno dannosi ma in quantità molto maggiore.

Per quanto il concept possa essere carino, l’assoluta ingiocabilità del titolo diventa però presto manifesta. Non perché sia difficile come un tremendo clone di GemCraft. Tutt’altro. Fin dalle prime battute ci si rende conto che la migliore strategia consiste nel piazzare a cazzo gli amplificatori più economici, potenziarli non appena si raccolgono abbastanza monete post-uccisione dei nemici. E poi attendere che le ondate d’attacco si esauriscano. Per svariati minuti. E poi ancora. Per altri svariati minuti. Wow.

Notare sulla sinistra degli esaltati che fanno headbanging sotto un gazebo, intenti ad ammirare il nulla.

Mentre dunque il gameplay si esaurisce nel guardare sprite brutti che si muovono verso morte certa, senza che nessuna animazione o effetto sonoro interessante ne abbellisca la mesta dipartita, sarebbe lecito aspettarsi da un titolo che abbraccia l’epica rock quantomeno una colonna sonora dignitosa, che tenga compagnia durante le noiosissime sessioni di gioco. La colonna sonora c’è. Il problema è cosa è la colonna sonora. Con un’amatorialità spaventosa e un amore notevole per generi anacronistici, Rock’n’Roll Tower Defense allieta le orecchie del giocatore con una compilation di brani di metalcore urlato di serie Z, di hard rock tirato fuori da b-movie motoristici dei primissimi ’80, di residui di hardcore punk. Di una serie di generi di questionabile gusto anche se ben fatti e ben prodotti, e che sanno essere autentica immondizia se realizzati grazie a casalinghi espedienti.

Appurata la non-sussistenza dell’unico incentivo che avrebbe potuto farmi continuare a “giocare”, approfitto del riempimento della barra di disinstallazione per porre (principalmente a me stesso) un quesito. Chissà perché i metallari si fanno tipicamente endorser, con strafottente e forse inconsapevole naturalezza, delle parole “rock” e “rock’n’roll”. Come se li identificasse, come se fosse corretta. Elvis faceva rock’n’roll. O Chuck Berry. O Buddy Holly. O Tony Renis. Gli scream, le distorsioni, gli shredding, i poghi, i giubbotti borchiati, i growl e i capelli unti e lunghi sono decisamente un’altra cosa. Questo videogioco si sarebbe dovuto chiamare Heavy Metal Defense. E in quel caso sono pure certo che non l’avrei comprato.

Riccardo Coppola

Riccardo Coppola

Sulla linea di confine tra un matematico pragmatismo e una sognante fascinazione per le malinconie musicali e i sofismi esistenzialisti e/o fantascientifici. Suono ogni tanto, scrivo spesso, parlo troppo.
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About Riccardo Coppola

Sulla linea di confine tra un matematico pragmatismo e una sognante fascinazione per le malinconie musicali e i sofismi esistenzialisti e/o fantascientifici. Suono ogni tanto, scrivo spesso, parlo troppo.

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