Deep Steam: War Cube

Improbabili commistioni di giocattoli che fecero la gioia di bambini ormai vecchi

Uno dei passatempi che le passate generazioni ricordano con più grande nostalgia è la magnificenza dei soldatini di plastica. Non grosse e fedelissime riproduzioni in metallo come quelle orgogliosamente raccolte da Frank Underwood, ma quelli di plasticaccia economica, con le gambe sempre tendenti a piegarsi una volta e per sempre, con i quali mettere in scena sanguinose battaglie campali fatte di spari ed esplosioni riprodotte a suon di improvvisato beatboxing. Da un lato i verdi, tendenzialmente buoni. Dall’altro i marroncini-beige, tendenzialmente cattivi. Chi invece è nato svariati decenni dopo l’invenzione della plastica ha potuto apprezzare svariate riproposizioni digitali dell’antico divertimento, in particolar modo la splendida serie (ormai in verità anch’essa polverosa e dimenticata) di Army Men, a opera di 3DO.

Nel 2016 è Artur Rezende a voler dare nuova linfa ai simpatici amici alti cinque centimetri o meno, riportandoli su Steam dentro War Cube, in una nuova formula (quella del puzzle game) e a un prezzo più che budget (lo trovate correntemente alla bellezza di 0.49€ qui). L’idea geniale del buon Rezende è quella di suscitare i feelings a chi va per i trent’anni mettendo i suoi soldatini di plastica (che hanno anche i bicipiti da body builder, delle magliette attillatissime verdi e blu e la testa ignobilmente color carne) sopra un altro feticcio generazionale: un cubo di Rubik. Poco importa che sulle sue facce non ci sia traccia di alcun pigmento e che l’aggeggio sia sospeso in una malsana atmosfera giallastra solcata da scie kimike.

Io non farei circolare le auto diesel per un paio di weekend

Prima di addentrarmi nella descrizione del gameplay di War Cube ci tengo a fare una precisazione. Il successo dei puzzle game è legato a doppio filo a due caratteristiche: l’intuitività e la capacità di spingere il giocatore a migliorarsi, a perdere ore della sua vita a fare in fin dei conti sempre la stessa cosa. I migliori puzzle game della storia, prendiamo ad esempio Tetris o Puzzle Bobble, sono senza dubbio qualcosa di assurdamente demenziale e senza senso, ma che funziona perché si capisce già in un microsecondo cosa si deve fare per far punti e vincere. E’ statisticamente innegabile che ci si trovi per istinto a proprio agio nel rompere palle o riempire buchi completare linee.

In War Cube invece la prima inevitabile mossa a inizio partita è la pressione del tasto ESC per cercare un suggerimento, una spiegazione. Qualcosa. C’è un mirino. Cliccando sugli spigoli del cubo è possibile, ovviamente, farne ruotare le facce. Ci sono due bottoni giganteschi, che se portati vicino ai soldatini e pressati li fanno ruotare su se stessi come ballerine: quello rosso verso destra, quello verde verso sinistra. A questo punto, se rivolti nella direzione giusta e riportati tramite rotazione nel cubo su un quadratino adiacente al nemico, i soldatini potranno ucciderlo. Esaltante.

Per chi prova gioia a non capire niente, si può giocare anche al buio.

L’esperienza di War Cube si può dunque sintetizzare in due fasi, entrambi generose di divertimento e di soddisfazioni. Nella prima fase, mentre incalzati da una guerresca soundtrack si cerca di capire lo scopo del gioco, si fa girare a caso il cubo per lo schermo (aiutati anche da un perfetto controllo rotazionale affidato ai tasti WASD), si muovono sempre a caso le sue facce e si sentono ogni tanto delle esplosioni che sottolineano come i nostri soldatini siano morti, per un motivo a noi ancora sconosciuto, dove non possiamo vederli. Sul dark side of the cube. Nella seconda fase, quando si è capito quanto banale il concept alla fine sia, ci si rende conto che anche a livelli di difficoltà estremi il gioco sia in realtà una baggianata e basti mettere in posizione un singolo soldatino su un angolo di una faccia, lasciarlo fermo e poi fargli sfilare davanti tutti gli altri, come una parata di dementi suicidi. Cosa che richiede comunque una decina abbondante di minuti, grazie ai macchinosissimi comandi e al sistemtico lag di un paio di secondi tra clic e corrispettiva azione.

Dopo mezz’ora e un breve tentativo alla modalità Convoy (dove l’unica differenza è la presenza di alcuni soldati da non uccidere) ho reputato terminata e soddisfacente la mia esperienza con il divertentissimo esperimento di Rezende. Attendo fiducioso a questo punto altri geniali puzzle-mashup di giocattoli estinti, tipo yo-yo e macchinine, super liquidator e costruzioni lego, bambole e My Little Pony. In effetti, forse, l’ultima categoria su siti diversi da Steam potrebbe già esistere.

Riccardo Coppola

Riccardo Coppola

Sulla linea di confine tra un matematico pragmatismo e una sognante fascinazione per le malinconie musicali e i sofismi esistenzialisti e/o fantascientifici. Suono ogni tanto, scrivo spesso, parlo troppo.
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About Riccardo Coppola

Sulla linea di confine tra un matematico pragmatismo e una sognante fascinazione per le malinconie musicali e i sofismi esistenzialisti e/o fantascientifici. Suono ogni tanto, scrivo spesso, parlo troppo.

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