Deep Steam: Dinosaur Hunt

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Dalle profondità abissali del peggio di Steam, uno sparatutto tanto orrendo da essere divertente.

 

Inutile spendersi in complicati preamboli per parlare di qualcosa che fa dell’assenza di preamboli la sua vera vocazione: Dinosaur Hunt costa meno di un euro su Steam nella sua edizione platino, ha delle recensioni tremendamente polarizzate; alcune dicono che è un capolavoro, altre che è un insulto ai videogiocatori. Di base, è una terribile e disastrata accozzaglia di armi e mappe, realizzata sbrigativamente con un tool economico per costruire FPS, che permette (sic) “di uccidere e tagliare a fette le più terrificanti creature mai apparse sulla terra, usando una varietà di armi”.

Ma è proprio questo il bello. Dinosaur Hunt mantiene le promesse e offre esattamente ciò che annuncia. Il fatto che la sua storia sia un dettaglio completamente trascurabile viene sbandierato apertamente dal modo in cui viene presentata, con disegni che sembrano disegnati da un bambino di 5 anni privo di talento, e storyline e dialoghi tra più persone che vengono raccontati da una singola, svogliata, voce narrante. Non si capisce niente. E poi ci si trova subito, nell’azione, con una pistola costruita da due parallelepipedi a cercare su mappe enormi dinosauri spawnati da qualche parte, ma di cui si sentono i minacciosi versi come se fossero sempre alle nostre spalle.

Un "velociraptor brown" attende su una montagna di glassa

Un “velociraptor brown” attende su una montagna di glassa

Ho deciso di dare una chance alla modalità survival. Ho scoperto che è possibile lanciare delle granate -infinite- il cui unico effetto è quello di fare gloriosi flash luminosi senza procurare il minimo danno agli oggetti intorno. Ho cercato di raccogliere delle armi andando loro incontro, col risultato di aver causato una collisione che invece di farle entrare nel mio inventario le ha spinte giù da un dirupo, al di fuori della mappa. Ho apprezzato la possibilità di aggirare furtivamente un sì detto “Velociraptor Brown”, dividendolo poi in due con un singolo proiettile ben piazzato. Sono stato poi assaltato da una mandria di suoi compari inferociti (sessantatrè, per l’esattezza, e di colori diversi) che hanno cominciato a far man bassa della mia barra della salute, facendola spaventosamente scendere dal valore iniziale (non 100, ma emblematicamente 183) verso la morte (non 0, bensì -12). Al secondo giro, archiviati i velociraptor, ho dovuto tristemente arrendermi a un Anchilosauro. Il poveraccio, sopravvissuto ai meteoriti ma impotente davanti ai bug, era sprofondato per metà nelle texture del terreno, immobilizzandosi e impedendo la mutua possibilità di uccidersi che dovrebbe teoricamente portare al livello successivo o al game over. Sono tornato al menù principale.

La seconda cosa bella di Dinosaur Hunt -o meglio, della sua Platinum Edition- è l’essere pieno di roba. Pieno di espansioni che introducono dinosauri diversi da crivellare di colpi senza pietà, e senza una ragione. E poi, forse per varietà, forse per un minimo di etica, gli sviluppatori hanno deciso anche di sostituire i modelli dei dinosauri con qualcos’altro. In fondo perché prendersela sempre coi dinosauri? Perché, oltre al danno dell’estinzione, beffarli facendoli diventare gli zimbelli della fantascienza, che da decenni si impegna a trovare isole su cui farli resuscitare per il solo piacere di farli oggetto di una scriteriata carneficina? Perché questo gratuito accanimento? In fondo non sono nemmeno cattive persone. Non ho mai visto dinosauri saltare file per pagare le bollette, fare i falsi invalidi, picchiettarti le spalle per mantenere salda la tua attenzione mentre ti parlano.

La raffinata IA dei nemici fa sì che vi ignorino per inseguire conigli

La raffinata IA dei nemici fa sì che vi ignorino per inseguire conigli

Ed è in questo che viene in aiuto sempre lui, sempre Dinosaur Hunt. Perché il pacchetto completo permette di aver pietà per gli infelici rettili e fare di qualcos’altro l’agnello sacrificale della nostra frustrazione. I draghi, per esempio, alla faccia di Dennis Quaid e di quel drago rosso che era molto più brutto di un T-Rex, ma che misteriosamente andava salvaguardato nemmeno fosse un graziosissimo cucciolo di panda. I maiali, quei bastardi maiali. O i ragni giganti. Oppure è possibile smembrare con dei lanciarazzi dei plotoni di cowboy. Oppure ancora mitragliare con dei gatling tedeschi della seconda guerra mondiale dei paladini medievali in armatura d’acciaio. Dinosaur Hunt è più di un semplice gioco fatto malissimo: è un titolo che si fa portavoce di un valore da sempre bistrattato dagli FPS. La giustizia.

Riccardo Coppola

Riccardo Coppola

Sulla linea di confine tra un matematico pragmatismo e una sognante fascinazione per le malinconie musicali e i sofismi esistenzialisti e/o fantascientifici. Suono ogni tanto, scrivo spesso, parlo troppo.
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About Riccardo Coppola

Sulla linea di confine tra un matematico pragmatismo e una sognante fascinazione per le malinconie musicali e i sofismi esistenzialisti e/o fantascientifici. Suono ogni tanto, scrivo spesso, parlo troppo.

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