La Nostalgia fa 90: FIFA, ISS Pro Evolution e gli altri

Roberto Larcos

“ETTIRA!”

Al giorno d’oggi, volendo cimentarsi in un titolo di simulazione calcistica, si parano dinanzi al videogiocatore due sole possibilità di scelta: PES o FIFA. Ma una volta non era così. Un tempo i videogiochi in cui trascinare un pugno di pixel bianchi e grigi dalla forma vagamente sferica da un lato all’altro di un rettangolo verde proliferavano come funghi. E la quantità, come spesso accade, era inversamente proporzionale alla qualità. Di seguito vorrei ricordare alcuni tra i titoli del genere più in voga negli anni a cavallo tra i due millenni.

FIFA

Uno dei primi episodi di questa serie (World Cup 98) ha segnato l’inizio della mia carriera da videogiocatore di calcio. Capace di raggiungere l’apice in breve tempo con FIFA Road to World Cup 98, la serie della EA Sports si è però rivelata incapace di migliorarsi e cominciò anzi un lento declino con peggioramenti dal punto di vista grafico (già a partire dal pur ottimo FIFA 99) e il fiorire di spigolosissimi agglomerati di poligoni ovunque. Il gameplay è invece sempre stato estremamente arcade e tale si è mantenuto durante gli anni successivi, nonostante i vari cambiamenti di ogni edizione.

Un terrificante ibrido nato da un rapporto tra E.T. e una gruccia interpreta Ronaldo in FIFA 99

A dominare il gioco era la frenesia. Ciò era in parte dovuto allo stupidissimo sistema di corsa ostinatamente proposto e riproposto da EA Sports per anni: si correva sempre a colpi di triangolo e ad una maggiore frequenza corrispondeva una maggiore velocità. Inoltre, sebbene il raggio d’azione dei contrasti fosse sconfinato – bastava trovarsi lontanamente nei pressi dell’avversario per riconquistare palla con un colpo di cerchio – le difese si rivelavano nel complesso poco efficienti e far ottenere al proprio portiere il tanto agognato riconoscimento “INVINCIBILITÀ MANTENUTA” a fine incontro era impresa particolarmente ardua. Per questo motivo il modulo adoperato aveva una rilevanza minima in fase difensiva ed era di gran lunga più redditizia l’adozione di moduli come uno spregiudicato 2-3-5 o un più prudente 2-5-3 che permettevano di bombardare di gol gli avversari con maggior facilità. Qualsiasi partita infatti, anche impostando la durata minima di 4 minuti, era destinata a chiudersi con punteggi tennistici. Aumentandone la durata era invece possibile passare progressivamente a risultati finali rugbystici, da fantacalcio e infine da pallacanestro.

Nonostante l’enorme mole di gol, tutti i primi FIFA erano comunque caratterizzati da una straordinaria ricorsività. Detto in poche parole, si facevano sempre gli stessi gol: c’erano le classiche mattonelle dei 25/30 metri da cui far partire tutte le volte il medesimo missile terra-aria imparabile all’incrocio dei pali; sui palloni alti in area di rigore era di una facilità ridicola trovare il gol in rovesciata e al contrario era difficilissimo segnare con un banale colpo di testa. Per rompere questa monotonia ci si poteva comunque ingegnare cercando di segnare in modi alternativi, ad esempio tirando dei bolidi rasoterra con X o R1, metodo che però falliva miseramente se si aveva un compagno vicino, dato che il risultato era un passaggio per quest’ultimo. C’erano poi i tiri-bug da centrocampo che si insaccavano passando attraverso le braccia dell’estremo difensore, quelli al volo ribattendo il rinvio del portiere e persino quelli su rimessa laterale diretta (riuscitomi in realtà una sola volta a FIFA 99 da una distanza siderale in un Juventus-Inter con un Tacchinardi). Quello che comunque da bambino trovavo di gran lunga più soddisfacente era il gol entrando palla al piede in porta dopo aver saltato il portiere in uscita. E quando tale giocata non riusciva per l’anticipo dell’estremo difensore avversario, era sempre possibile punire la tracotanza di quest’ultimo falciandolo senza pietà. Conseguenza inevitabile era l’espulsione diretta dell’autore dell’inutile fallo, punizione che comunque non è mai stata un deterrente efficace alla piaga dello sgambettamento dei portieri. Altri metodi divertenti per guadagnarsi cartellini gratuiti erano il tackle assassino con L1, che assicurava un rosso diretto, e il tentativo di simulazione che equivaleva sempre a un giallo.

Infine, non si può non citare il comparto audio con colonne sonore il più delle volte buone, se non ottime (a differenza di quanto accade da una decina d’anni a questa parte) e la leggendaria telecronaca di Giacomo Bulgarelli e Massimo Caputi, che per motivi ignoti si erano scambiati i ruoli di telecronista e commentatore tecnico. In particolar modo ho sempre trovato estremamente divertenti le esclamazioni di Bulgarelli come il sinceramente pentito “Gli ho portato iella!” in occasione di un pallone perso da un giocatore appena elogiato, o la rassegnata disperazione con la quale annunciava un autogol del portiere: “Oh no! Il portiere ha perso la testa!“.

UEFA Champions League

Sviluppato da Silicon Dreams e pubblicato da Eidos. L’edizione 1998/99 fu invece il mio primo e unico gioco di calcio per PC per una decina d’anni, fino ai tempi di PES 2008, secondo e ultimo definitivo. Di questo gioco è impossibile scordare le movenze robotiche dei giocatori, le loro paralisi fulminee prima di calciare il pallone, le traiettorie drittissime di ogni conclusione e la telecronaca di Bruno Longhi piena di glitch. Tutto sommato comunque non era poi così malvagio, riusciva a ricreare decentemente l’atmosfera delle serate di Champions ed era abbastanza fruibile e sufficientemente divertente anche giocato con tastiera. Il gioco godeva inoltre di una buona longevità data da un’ampia modalità sfida con varie prove da superare e dalla possibilità di giocare le finali classiche a partire dagli anni Sessanta. Peculiarità inoltre era la presenza del lancio della monetina prima dell’inizio dell’incontro. Ovviamente non erano presenti le squadre nazionali e i club non partecipanti alla Champions League di quell’anno ma entrambe potevano essere trovate nel gemello per console, Michael Owen’s World League Soccer 99.

This is Football

Il primo titolo con cui cominciai la mia esplorazione al di fuori dei confini EA su console fu This is Football della Sony, uscito a fine 1999. Acquistato come alternativa al deludente FIFA 2000 si rivelò un flop totale a cominciare da quella pagliacciata ignorante che era il video introduttivo. Un gioco nel complesso terribile e schifoso come l’aspetto dei giocatori in esso rappresentati, tutti orribilmente deformi (e da questo punto di vista riusciva a superare anche FIFA 2000). This is Football aveva inoltre uno straordinario merito: riuscì a proporre un metodo di corsa – sempre utilizzando il triangolo – di gran lunga più idiota di quello di FIFA. Probabilmente a causa dei comandi ai quali non mi sono mai abituato o forse a causa della mia inettitudine, nonostante gli svariati tentativi di farmelo piacere che periodicamente gli concedevo, l’ho sempre trovato odiosamente frustrante, causa di innumerevoli esaurimenti nervosi e mille bestemmie.

Ronaldo V-Football

Pubblicato da Infogrames, era il motivo per cui nei titoli EA il celebre dentone brasiliano era ribattezzato Calcio o No. 9. Nonostante promettesse di essere una patetica trovata commerciale fatta sfruttando il nome e la fama del Fenomeno, in realtà si rivelò a sorpresa uno dei migliori giochi del genere sia dal punto di vista grafico sia da quello del gameplay. Meno arcade rispetto a FIFA, si avvicinava ai titoli di casa Konami offrendo la possibilità di usare la più sapiente configurazione dei comandi di questi ultimi. Nel complesso era un gioco godibile e divertente sia contro la cpu sia contro un secondo giocatore, anche se segnare non era proprio semplicissimo. Il difetto principale era comunque la totale assenza delle squadre di club, mancanza parzialmente compensata dalla disponibilità di una vasta gamma di nazionali con le quali simulare un mondiale partendo dalle qualificazioni. Da ricordare la colonna sonora, Belo Horizonti di The Heartists, e la bizzarra telecronaca affidata a due doppiatori, Claudio Moneta e Marco Balzarotti, anziché ad una coppia di telecronisti sportivi.

ISS Pro Evolution

Il destino ha voluto che per anni errassi in una giungla di giochi di calcio mediocri senza mai imbattermi in un episodio della serie Konami. Arrivai ad avere tra le mani per la prima volta un lavoro della casa nipponica solo nel 2001. Era ISS Pro Evolution 2 e nonostante avessi già FIFA 2001 per Play Station 2, il numero limitato di squadre, i nomi falsissimi e divise che sembravano disegnate col paint, rimasi catturato dal gameplay più impegnativo e simulativo e da quella meravigliosa stregoneria che era la modalità Campionato Master.

Alcuni elementi memorabili della serie sono: gli undici iniziali del Campionato Master con i nomi ancora originali; gli economici acquisti iniziali di senegalesi e nigeriani sconosciuti e ignorantissimi con velocità 19; gli uno-due micidiali sulla trequarti contro i quali l’IA era impotente e che spedivano dritti in porta; le bombe-sentenza di un Roberto Larcos che richiedeva d’essere schierato in attacco; il mai sopito odio nei confronti di giocatori come Ulf Kirsten del Leverkusen, Nikos Machlas dell’Amsterdam, Michael Bridges del Leeds e Marcio Amoroso e Lars Ricken del Dortmund che, quando comandati dalla CPU, erano capaci di segnare un numero di reti maggiore o uguale al numero di palloni toccati durante i 90 minuti; l’idolatria selvaggia nei confronti di Marc Overmars, talismano e pilastro attorno a cui costruire ogni squadra fino a PES 4; la memorabile telecronaca di Gianni Pinoli, coadiuvato da un più che lapidario Oscar Bellini prima e dal più loquace sentenzioso taciturno Sandro Manini poi. Particolare nota di merito infine per la semplice ma caratteristica musica elettronica che per tanti anni ha fatto da colonna sonora alla serie prima di essere rimpiazzata, come nel caso di FIFA, da canzonette da balera, da sagra dell’uva e da feste condominiali (a proposito, cosa c’entra una 50 mila lacrime di Nina Zilli con un gioco di calcio?).

Ancora oggi Winning Eleven 2002, ultimo episodio pubblicato per Play Station, è costantemente aggiornato dai fan tramite patch ed è giocato online da una florida comunità di appassionati nostalgici di tutto il mondo. Lo straordinario successo riscosso dalla serie Konami sulle prime due console Sony è probabilmente il principale motivo della repentina morìa delle tante alternative che un tempo affollavano il mercato, tra queste sono degne almeno di una menzione: l’originale Libero Grande della Namco, che anticipò di molti anni le varie modalità in cui interpretare un singolo calciatore (vedi Diventa un mito), lo sgraziato Actua Soccer 3 della Gremlin Interactive e l’osceno Adidas Power Soccer della Psygnosis.

Antonino Lena

Antonino Lena

Classe novanta ma abbastanza novantenne dentro. Infedesso procrastinatore seriale. Relativamente nostalgico degli anni Novanta (fino al millenovecentonovantasedici) e di altre epoche non vissute. In breve una sorta di ibrido allo stato bradipo tra Brontolo (il nano), Brontolone (il puffo) e Paperino (il papero).
Antonino Lena

About Antonino Lena

Classe novanta ma abbastanza novantenne dentro. Infedesso procrastinatore seriale. Relativamente nostalgico degli anni Novanta (fino al millenovecentonovantasedici) e di altre epoche non vissute. In breve una sorta di ibrido allo stato bradipo tra Brontolo (il nano), Brontolone (il puffo) e Paperino (il papero).

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