La Nostalgia fa 90: Gran Turismo

7 elementi nostalgici che sarebbe bello rivedere in Gran Turismo Sport

Notizia fresca e che lascia ben sperare gli appassionati è che da oggi, 17 marzo, ha inizio la distribuzione di una beta chiusa di Gran Turismo Sport negli Stati Uniti d’America. Nel corso delle prossime settimane la stessa sarà resa disponibile al download anche in Europa per alcuni utenti selezionati che vorranno testarla (per ulteriori info vedi  http://www.gran-turismo.com/it/news/00_5876374.html). L’attesa per il primo Gran Turismo su Play Station 4 sembrerebbe dunque esser giunta agli sgoccioli, anche se Polyphony Digital ci ha da sempre ben educato a “non dire gatto se non l’hai nel sacco”, avendoci costretto nel corso degli anni a sopportare infinite ed odiose serie di proclami mendaci, ritardi, rinvii, inutili prologhi e giochi pubblicati ancora incompleti. Per ingannare ciò che ancora resta da attendere, sperando non siano le calende egizie, vorrei proporre di seguito una lista di sette elementi dei vecchi Gran Turismo che, per un motivo incomprensibile o per un altro, sono andati perduti nel corso degli anni e che si spera vengano recuperati nel prossimo capitolo.

1 – Il formato delle gare

I primi Gran Turismo proponevano ciò che chiunque si attenderebbe da un gioco di corse automobilistiche, tanto più se fieramente sottotitolato The Real Driving Simulator: una serie di eventi ai quali poter partecipare singolarmente o all’interno di campionati, ciascuno strutturato in prove, qualifiche (entrambe facoltative) e gara finale. In prova si aveva così la possibilità di trovare il feeling con la vettura e/o la pista, apportando eventuali cambiamenti all’assetto in vista di una gara che partiva sempre da fermo dalla griglia di partenza. Elementare, semplice, scontato.

Probabilmente tutto troppo banale per i cervelloni della Polyphony Digital che hanno ben pensato di spazzar via tutto ciò nel corso degli anni. Il risultato è che nel più recente dei loro lavori, Gran Turismo 6, non esistono altro che gare in cui partire sempre dal fondo di uno sgranatissimo gruppo di sedici auto, cominciando il primo giro con un ritardo di 20 o 30 secondi dal leader della corsa. Distacco che deve essere colmato in un pugno di giri, solitamente compreso tra i 2 e i 5. Il brillante ideatore di questo sistema idiota avrà pensato di evitare in tal modo quelle noiose gare in cui si giungeva primi alla prima curva e si pensava a controllare per i restanti X giri. Logico, in teoria tale formato dovrebbe garantire spettacolo, sorpassi, epiche rimonte e divertimento sfrenato. In pratica, invece, ci si ritrova sempre a girare in mezzo ad un serpentone di auto dal passo dai 5 ai 10 secondi al giro più lento del nostro e viene dunque a mancare qualsiasi tipo di competizione. Per di più a volte, specie tra gli Eventi Stagionali, capita di trovare in prima posizione una lepre che risulta irraggiungibile in un paio di giri appena, specialmente se si è costretti a subire i rallentamenti di una muraglia di auto semiferme prima di potersi lanciare al suo inseguimento. E così la noia che potrebbe derivare da gare poco combattute finisce per essere ugualmente presente, accompagnata però dal fastidio e dalla frustrazione derivanti dalla lentezza e dalla stupidità di un’I.A. che staccherà 500 metri prima della curva e si pianterà poi al centro della traiettoria in uscita senza accelerare. Risultato: Gran Turismo 6, ultimo dei The Real Driving Simulator, è praticamente una versione dalla grafica più dettagliata di uno di quei giochi di corse 8-bit degli anni Ottanta in cui bisognava effettuare degli slalom tra innumerevoli macchinine semiferme.

Una versione beta di Gran Turismo 6 priva degli aggiornamenti grafici finali

2 – Le gare endurance

Fin dal primo Gran Turismo gli eventi più affascinanti e per certi versi più ostici da affrontare prima di completare il gioco erano le gare endurance, inizialmente della durata grossomodo di un Gran Premio e successivamente, a partire da Gran Turismo 4, verie e proprie endurance che includevano le terrificanti 24 Ore di Le Mans e del Nürburgring.  Esse rappresentavano il vero elemento simulativo oltre che la sfida finale e richiedevano massima concentrazione per l’intera durata (e non solo per un paio di giri), un passo di gara veloce e costante e la lucidità necessaria per riuscire a calcolare, tra una curva e l’altra, la strategia più conveniente da seguire per le soste ai box. Ebbene, tutto ciò non è più in Gran Turismo 6, dalla classica 300 km del Grand Valley (presente fino ad allora in tutti i capitoli) fino alle 24 Ore, rimpiazzate da ridicole 24 Minuti in cui ogni minuto corrisponde ad un’ora e tutto si svolge a velocità folle.

3 – Il livello di difficoltà

Altro punto, in parte connesso al primo, che ha visto un sensibile peggioramento col passare delle edizioni è il livello di difficoltà generale, che non riguarda solo la velocità dell’I.A., bensì ogni prova a tempo da superare. Certo, è vero che è più semplice controllare le vetture grazie ai miglioramenti  della fisica di guida e alla maggiore precisione dei comandi (verosimilmente non si usano più il tasto X per accelerare e i tasti direzionali per sterzare e i rettilinei non si percorrono più a zig-zag) ma fatto sta che negli ultimi due Gran Turismo gli esami per le patenti sono diventati poco più che formalità e gli ori fioccano automaticamente già al primo tentativo, con un largo margine e senza particolare impegno. Ma una volta non era così. Una volta persino una patente con soli bronzi doveva essere guadagnata col sudore della fronte e alcuni esami finivano per diventare degli incubi terrificanti. Quando però finalmente li si superava, il livello di soddisfazione era sempre direttamente proporzionale alla quantità di tempo investito nell’impresa. Ancora oggi, a quindici anni di distanza, non ho del tutto smaltito la soddisfazione per il bronzo ottenuto nell’ultima prova per la patente speciale di Gran Turismo 3.

Piovono bestemmie

Da ricordare a tal proposito il più caritatevole Gran Turismo 2 che prevedeva per gli incapaci l’umiliante “Premi vinti da bambini”, una sorta di pass conferito se si sfiorava ripetutamente il tempo del bronzo senza mai riuscire a superarlo o quando il gioco arrivava a provare pietà per l’infinita serie di fallimenti del giocatore.

4 – I circuiti

Il principale motivo nostalgico che spinge a rigiocare i vecchi GT: le piste andate perdute. Se è vero che col passare degli anni la Polyphony ha notevolmente ampliato il numero di circuiti disponibili – reali e di fantasia – dall’altro ha lasciato per strada delle autentiche gemme. Tra queste brilla più di tutte il notturno Special Stage Route 11 del primo Gran Turismo, riproposto solo nel terzo episodio con configurazione leggermente diversa e senza la leggendaria, tremenda “chicane della morte” al di sotto del rettilineo principale. Uniche di Gran Turismo 2 erano invece il velocissimo Red Rock Valley e il più tecnico Grindelwald che si snodava in un suggestivo scenario tra le Alpi svizzere. Per non dimenticare il cittadino Seattle Circuit con i suoi salti folli e l’infame chicane finale, sparito dopo Gran Turismo 4 e che ha lasciato posto nei giochi di ultima generazione a tanti altri cittadini più stretti, più lenti e complessivamente meno riusciti, come quello di Londra.

Special Stage Route 11, l’indimenticata “chicane della morte”

5 – Scelta e personalizzazione dell’auto

Altra cosa che ho mal sopportato dell’ultimo Gran Turismo è stata la mancanza di scelta per quanto riguarda l’acquisto della prima auto. Il gioco impone infatti di sperperare i pochi crediti a disposizione acquistando una inutilissima Honda Fit (nota in Italia come Honda Jazz) una monovolume ibrida dalla linea goffa e anti-aerodinamica che dopo le prime due o tre gare rimarrà inevitabilmente ad arrugginire in fondo al garage. Forse è stata una “cortesia” nei confronti della Honda o forse ciò ha solo un semplice, fastidiosissimo intento didascalico, con gli obiettivi di insegnare al giocatore quella difficilissima operazione che è l’acquisto di un’auto e di introdurlo pian pianino alle basi della guida con un mezzo più lento di un triciclo. Insomma, se non si tratta di un favore, è una presupposizione di imbecillità. Un po’ come l’eccessiva semplicità degli esami delle patenti è una presupposizione di incapacità. Eppure persino lo stupido me di 8 anni riuscì a compiere con successo tutte le suddette operazioni ai tempi. Barcamenandomi tra le varie concessionarie dell’usato e una selva di sconosciute automobili giapponesi degli anni Ottanta, mi riuscì infine di trovarne una esteticamente bella, abbastanza potente e relativamente economica: una Honda Prelude del ’91 color can che corre metallizzato che, con tutte le successive elaborazioni, mi permise di completare buona parte degli eventi del gioco.

E proprio l’elaborazione finale, che trasformava qualunque vettura in auto da gara con tanto di spoiler posteriore e carrozzeria multicolore decorata da motivi e sponsor vari, a giudicare dai rumors, dovrebbe essere reintrodotta nel prossimo gioco, probabilmente con qualche opzione di personalizzazione in più.

6 – Le auto premio

Chiunque abbia giocato ai vecchi Gran Turismo ricorderà certamente di essersi consumato i pollici ripetendo ancora e ancora uno stesso evento per racimolare un po’ di quattrini. La breve e semplice Sunday Cup per esempio, ottima per guadagnare i primi crediti da investire in elaborazioni o in nuove auto. Ciò che rendeva conveniente partecipare ripetutamente a tale competizione era la possibilità di ricevere in premio – in caso di vittoria del campionato – un’automobile da poter poi vendere, sempre la stessa e sempre del medesimo colore: un’orribile Mazda Demio grigia. Dodici mila crediti facili a botta costituivano un buon incentivo per diventare rivenditori all’ingrosso di Demio a km 0. Andando più avanti col gioco operazioni simili potevano essere ripetute utilizzando altri eventi che offrivano in premio auto di maggior valore, come ad esempio la Megaspeed Cup. Bene, in Gran Turismo 6 tutto ciò è impossibile. Fatta eccezione per gli Eventi Stagionali, in cui sono comunque ottenibili una sola volta, le auto premio sono state rimosse da ogni altra competizione. Il motivo? Semplice: quelle volpi della Polyphony hanno ben pensato di mettere in vendita pacchetti di crediti di gioco sul PlayStation Store.

7 – La musica

Uno dei punti di forza della serie da sempre: la colonna sonora. Anche in questo caso gli ultimi due GT hanno un po’ deluso, seppur con un paio di eccezioni, ma forse si era stati viziati un po’ troppo in precedenza, già a partire dal primo Gran Turismo che offriva un ottimo mix di rock ed elettronica. Da ricordare in particolar modo le musiche personalizzate per ogni concessionario e le potenti scariche di adrenalina che erano i pezzi dei Feeder, degli Ash e dei Cubanate, perfette nel dare la carica e guidare il giocatore verso la vittoria. Da questo punto di vista in realtà non c’è molto da chiedere alla Polyphony, basterebbe solo avere ancora la possibilità di utilizzare delle playlist personalizzate com’è stato su Play Station 3.

In chiusura invece, un paio di cose che sarebbe preferibile non rivedere mai più: 1) i bug e i lag dell’online con i conseguenti stormi di avversari fantasma (ma verosimilmente la beta è stata rilasciata proprio per questo); 2) i refusi, gli errori di traduzione e le parti dimenticate in altre lingue, elementi presenti in praticamente tutti i primi sei capitoli.

La problematica traduzione del menù di pausa di Gran Turismo

Antonino Lena

Antonino Lena

Classe novanta ma abbastanza novantenne dentro. Infedesso procrastinatore seriale. Relativamente nostalgico degli anni Novanta (fino al millenovecentonovantasedici) e di altre epoche non vissute. In breve una sorta di ibrido allo stato bradipo tra Brontolo (il nano), Brontolone (il puffo) e Paperino (il papero).
Antonino Lena

About Antonino Lena

Classe novanta ma abbastanza novantenne dentro. Infedesso procrastinatore seriale. Relativamente nostalgico degli anni Novanta (fino al millenovecentonovantasedici) e di altre epoche non vissute. In breve una sorta di ibrido allo stato bradipo tra Brontolo (il nano), Brontolone (il puffo) e Paperino (il papero).

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