Ho simulato Russia 2018 con Road To World Cup ’98: gli ottavi e i quarti

Il mondiale finto più avvincente di sempre entra nel vivo: chi entrerà nell’Olimpo del calcio?

[Leggi qui cosa è successo nella fase eliminatoria]

Come succederà nella realtà da domani, anche per la mia ridicola simulazione di Russia 2018 è giunto il momento di entrare nel vivo: dopo una serie di gironi agguerriti, resi frizzantelli dall’aleatorietà del CPU v. CPU tradottasi in una quantità disarmante di pareggi, sedici squadre dal blasone più o meno discutibile sono schierate ai nastri di partenza per degli ottavi e dei quarti di finale dai quali non sappiamo cosa aspettarci. La penuria di gol sarà accentuata dal fatto che queste squadre di squadrati pupazzetti si giocano tutto in partite dentro-fuori? L’aumentato agonismo ci farà vedere finalmente un cartellino rosso? La differenza tecnica tra le big e le piccole si farà finalmente sentire per davvero? Riuscirà Panama a portare fino alle semifinali il suo miracolo calcistico?

Vediamo.


GLI OTTAVI

Francia – Nigeria 0-1

Transalpini e africani danno il via al grande balletto degli ottavi di finale con una partita vibrante, seppur con poche concessioni per esteti del calcio. Grazie a un gol di Amunike su contropiede a campo aperto (ma nella metà del primo tempo), i rapidissimi nigeriani dimostrano ai nostri cugini di avere baguette decisamente più lunghe. La Francia, memore del Senegal a Corea/Giappone 2002, continua a mostrare il fianco alle vendette che il continente nero mette in pratica contro gli ex coloni della dannata Regina.


Russia – Iran 2-0

Gli iraniani, colpiti dal ramadan e dalla preoccupazione causata dalle donne che anche da loro cominciano a prendere le patenti, giocano in modo distratto concedendo a una pur non impeccabile Russia un vantaggio fortunoso e una facilissima gestione della partita, messa sotto ghiaccio al 62° da Kiriakov: contropiede maligno e doppietta. Chi sperava in un mondiale atomico, che facesse saltare in aria ogni pronostico, resterà deluso. Grande festa in Piazza Rossa (dove ricordiamo che la Mediaset ha mandato come inviato Marco Amelia, per l’occasione spaccatosi a merda di vodka assieme ai locali) per quarti di finale mai raggiunti dalla dissoluzione dell’URSS. I plebiscitari sostenitori di Putin sono adesso in fervente attesa di un vero nemico occidentale, dopo le dimostrazioni di forza contro selezioni mediorientali.

Un rarissimo cioccolatino piazzato regala alla Russia la sicurezza contro l’Iran


Spagna – Uruguay 0-0 (5-4 d.c.r.)

Si era detto della difficoltà a segnare che affliggeva anche i migliori attaccanti in Road to World Cup ’98, e questa partita ne è l’emblema. L’estremo difensore dell’Uruguay, un certo Romay, mette i sigilli alla propria porta per 120 lunghissimi minuti di frustrazione spagnola, infondendo al tempo stesso una calma quasi mistica nei suoi compagni di squadra. Paolo Montero, per esempio, finisce tempi regolamentari e supplementari senza finire sul libretto dell’arbitro. Il rigore decisivo di Luis Garcia permette comunque alle Furie Rosse di mettere le mani su un passaggio del turno comunque sacrosanto.


Croazia – Danimarca 0-0 (4-5 d.c.r.)

Non mi è dato sapere come fosse effettivamente la seconda maglia della Danimarca nel 1998: nel videogioco è una porcheria bianco-blu con maniche rosse, che crea una splendida atmosfera da dream team di pagliacci professionisti contro tovagliati a quadri. Il match regala ben poco oltre ai cromatismi: una sequela interminabile di spazzate degne di un’amichevole Juventus – Pergolettese, e di rimesse laterali senza senso. Sembra che nessuno voglia vincere e giocare contro la Spagna. Qualcuno deve, però: la spunta, anche in questo caso ai rigori, la Danimarca, segnandoli tutti e cinque. Croati a casa, e forse è anche meglio: per la situazione politica ai confini è bene cominciare ad arruolare tutti gli arruolabili e fare spesse linee di difesa attorno alla città di Rijeka, già Fiume.

Un danese fredda il portiere della costa adriatica, troppo impegnato a rimirare la propria stilosa divisa Antony Morato


Brasile – Svezia 1-1 (2-4 d.c.r.)

Con tutte le altre squadre ci si è divertiti a studiare le differenze d’epoca e formazione tra il 1998 e il 2018. La Svezia si tira fuori da questo tipo di ragionamenti, in quanto l’unica caratteristica che le potesse conferire senso, Zlatan Ibrahimovic, non c’era nel 1998 tanto quanto è assente nella realtà di oggi. Eppure gli scandinavi non ci stanno e, senza neanche sapere come, si trovano in vantaggio dopo otto minuti e rischiano di chiudere la faccenda con un colpo di testa in tuffo di Larsson che si infrange all’incrocio. I brasiliani mostrano di avere una maggior praticità nel metterla dentro e capitalizzano l’unica occasione sui piedi di Romario per mandare la contesa ai supplementari, e poi (guarda un po’) ai rigori. Ma alla fine Ronaldo sbaglia da 11 metri come il peggior Di Biagio, e Ikea batte Favelas. I verdeoro, colpiti dalla saudade per la loro terra natia, riescono nell’intento: a casa, con disonore, ma felici di tornare tra una sparatoria e l’altra.


Panama – Giappone 1-1 (2-1 d.t.s.)

Nella realtà i panamensi hanno festeggiato come avessero vinto la coppa del mondo e contestualmente un container di russe appena diciottenni per aver fatto un singolo gol, dopo averne subiti 11 in due partite. In FIFA invece hanno stravinto il loro girone, e la giustizia del Dio del calcio ha anche assegnato loro un avversario sulla carta abbordabile. Panama uber alles. Prestazione massiccia a base di Mojito, cappelli di paglia, assoli degli attaccanti. Non basta ai nipponici il gol di uno stranamente ispanico (almeno a giudicare dal nome) Lopes. Si dice che a fine partita la squadra giapponese non sia mai più uscita dagli spogliatoi. Chissà cosa è successo.

PANAMA! (cit. tutti i Van Halen, fan assoluti della Nazionale sorpresa di questo mondiale)


Germania – Svizzera 1-0

Marmotta Milka o Testosterone Teutonico? Ovviamente le SS… l’armat… Muller e compani bombardano… di tiri la Nazione più neutrale del mondo. Che appunto non fa una piega, non reagisce, non crea problemi. La Svizzera perde in silenzio, con una rosa noiosissima senza provocatori che fanno il gesto dell’aquila, senza le cravatte e la sindrome ADHD di Lichtsteiner, senza l’estro africano di un Embolo. Senza niente, per dirla alla Riccardo Cocciante, anche se questo amore non era mai cominciato.

Colombia – Tunisia 1-2

Fa già ridere così. Una di quelle sfide fantascentifiche che ti fanno sembrare “Mad Max Fury Road” un documentario neorealista. Ridiamo ancora di più quando vediamo la Tunisia arrivare ai quarti. Colombiani nervosi, nervosissimi. Tunisini rilassati, rilassatissimi. Hashish batte Cocaina. È in fondo un ottimo spot per la legalizzazione, per quella roba leggera dai nomi improponibili tipo Purple UFO o Green Lambda che campeggia sul bancone del mio tabaccaio di fiducia.

Risultato favorevole ai cafeteros, prima che si accorgessero di essere circondati da attraenti strisce bianche

 


I QUARTI

Nigeria – Russia 0-1

La prima cosa che si nota delle simulazioni di Road to World Cup è il fatto che tutto è affidato al caso, o per meglio dire al caos. Le statistiche dei giocatori sembrano impercettibili, anche i più veloci nigeriani sembrano ingessati nelle maglie del gioco votato al possesso che la CPU vuole loro affidare. Forse perché la corsa per questi omini virtuali non esiste, se non c’è un essere umano che sta massacrandosi il pollice schiacciando il triangolo cento volte al secondo (ringrazi chi ha abbracciato i videogiochi di calcio da Iss Pro Evolution in poi e non ha avuto a che fare con sistemi di controllo che volevano sfidare apertamente la logica). Però, vedendo questa cavalcata della Russia, io credo che Road to World Cup abbia capito, che sia avanti nel tempo. Che abbia assegnato un percettibile fattore casa a questa nazionale che nel 1998 era un’accozzaglia in via di riorganizzazione delle ceneri dell’URSS. La semifinale è agguantata, le mani zariste si avvicinano a quella globosa coppa d’oro che mai hanno potuto toccare. Vedremo.


Svezia – Panama 3-0

il sogno panamense si infrage come il mignolo sullo spigolo di un Askvoll. Piangiamo, piangiamo tutti. Anche le più grandi epopee hanno una fine. Le squadre simpatiche devono prima o poi andarsi a schiantare contro quelle meglio organizzate, contro la logica, contro i poteri forti. È stato così per l’Islanda a Euro 2014, è stato così per il Liverpool e per l’Atleti nelle finali di Champions, è stato così per il Napoli ok dicevamo di quelle simpatiche. Il Panama era il Cecchinato della mia simulazione. E ho sofferto vedendolo soccombere, senza uno spasmo di dignità, senza combattere, contro una Svezia di massicci gregari. Sarà per la prossima volta Panama, o forse non accadrà mai più. È stato comunque bello. Ammetto di essere stato accarezzato dall’idea di simulare nuovamente la partita.

Gli svedesi raggiungono un tale livello di supponenza da tirare in porta direttamente queste punizioni, di sinistro


Germania – Tunisia 4-0

C’era anche la Tunisia, in questo mondiale dei miracoli e dei miracolati, sebbene il mio giudizio fosse completamente obnubilato dal miracolo centramericano e non me ne ricordassi. Non che le cose siano andate meglio in questo caso. I panzer, umiliati nella realtà dalla Corea del Sud (che ha fermato tutto questo, alla faccia di Tommy Paradise) risvegliano la loro temuta blitzkrieg ed eliminano i poveri africani con una potenza d’attacco che manco Erwin Rommel, il moderno merkelismo miete povere vittime nel nordafrica. L’Europa volge le spalle. Salvini twitta felice di andare a fargli vincere il mondiale a casa loro.


Spagna – Danimarca 0-0 (7-6 d.c.r.)

Anche la Spagna contribuisce in extremis a dare un senso al lato destro del tabellone di questo mondiale finto che avrei voluto fosse vero, prima che i crucchi andassero tanto avanti e gli svedesi ci uccidessero l’anima. Avanti ancora una volta di rigori, senza segnare, fornendo uno spettacolo talmente moscio da far cercare tifose svestite tra le texture animate che costituiscono gli spalti. I quarti si chiudono così, con l’indolente inutilità della Danimarca, anch’essa incapace di segnare e almeno lei giustamente a casa.

Gli animi si incattiviscono e i poligoni si compenetrano in una delle partite più tattiche dell’intero mondiale

Riccardo Coppola

Riccardo Coppola

Sulla linea di confine tra un matematico pragmatismo e una sognante fascinazione per le malinconie musicali e i sofismi esistenzialisti e/o fantascientifici. Suono ogni tanto, scrivo spesso, parlo troppo.
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About Riccardo Coppola

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