Diabolik. Il Re del Terrore

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“Diabolik è il più pericoloso degli anarchici. È imprevedibile e inattaccabile”

Una stazione dei treni a Milano. Un romanzo tascabile, un po’ malconcio, viene ritrovato su un sedile da Angela Giussani. Si tratta di Fantomas, il criminale diabolico creato in Francia nel 1911. Proprio grazie a questo ritrovamento Angela, aiutata dalla sorella Luciana, troverà l’ispirazione che la porterà a creare un fumetto con un formato tascabile, da leggere facilmente aspettando il treno e poi in viaggio, per riporlo infine comodamente in borsa o in tasca. Quel fumetto tascabile, dichiaratamente per un pubblico adulto, è Diabolik.

Il Re del Terrore, ladro spietato, geniale e vincente, nacque così. Nacque negli anni sessanta, come un’ombra nella notte dalle svariate sfaccettature. Le sorelle Giussani hanno sempre affermato che la loro creatura “Non accetta il sistema. Diabolik è il più pericoloso degli anarchici. È solo, pertanto è imprevedibile e inattaccabile”. Un ladro quindi che è un fantasma, non ha regole ne scrupoli, vive nell’anonimato, ed ha un passato oscuro.

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Solo Lady Eva Kant riesce a sciogliere il cuore di ghiaccio di Diabolik, divenendo la sua compagna di vita e di furti, scardinando lo stereotipo del “criminale solitario” che inizialmente andava delineandosi. Il loro incontro sarà per il nostro protagonista un’opportunità per ritrovare, grazie all’amore per la sua compagna, un’umanità che credeva perduta. I due non appartengono sicuramente alla categoria dei “ladri gentiluomini”, nonostante agiscano secondo un loro preciso codice morale e personale. Il Re del Terrore e la sua donna evitano, per quanto sia loro possibile, l’omicidio in favore della narcotizzazione delle loro vittime. I furti (principalmente di denaro e gioielli) avvengono sempre ai danni di persone ricche e spietate, che spesso si sono arricchite in maniere criminale e disonesta, situazione che porta il lettore a trovare una certa affinità con il ladro. Il bottino viene utilizzato non solo per concedersi il lusso di una vita agiata, ma anche per finanziare nuovi e sofisticati metodi per le future rapine, spesso tecnologicamente al limite dell’irreale ma di grande impatto emotivo.

I luoghi in cui avvengono la maggior parte delle storie narrate sono Clerville e Ghenf, due cittadine che appaiono fredde e sterili. Non vi sono infatti persone che animano le strade, negozi di vario genere e nessun luogo di svago. Vi sono per la maggior parte ville e case private, spesso oggetto di furti da parte non solo di Diabolik ma di numerose bande criminali e una mafia ben organizzata. La socialità di questo mondo ha un aspetto gelido e terrificante, per questo il “gioco” di Diabolik non è divertente. Nella connotazione del fumetto delle sorelle Giussani non c’è spazio per l’umorismo o la risata, non ci sono scherzi ne ironia. C’è appena spazio per un sorriso a fine storia, ma per il resto, è una questione di vita o di morte.

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Come vuole la migliore delle tradizioni, al nostro ladro si oppone il personaggio di Ginko: ispettore di polizia, il suo alter ego. Il rispetto tra i due è fortissimo, tanto da comporre la vera miscela emotiva del fumetto. Sentimenti come odio, amore, rispetto sono riscontrabili solo nel microcosmo del loro rapporto. Tutti gli altri personaggi, fatto salvo Eva Kant e Altea (la donna di Ginko), sono comparse prive di consistenza psicologica, verso le quali Diabolik ha un rapporto violento o formale.

Dopo più di quarant’anni, il fumetto di Diabolik conta centinaia di albi a fumetti, dozzine di ristampe in volume, romanzi, film, cartoni animati e citazioni nel campo musicale. Il personaggio delle Giussani, che mantiene ad oggi un certo fascino, continua ad esercitare paura e terrore nelle sue vittime. La sua sagoma nera si mimetizza nel buio della notte e nessuno, ancora, osa sfidarla.

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