Fire and Stone: Aliens e gli sgradevoli ritorni su satelliti dannati

Il secondo capitolo della saga di fumetti dedicata all’Alienverse dimostra come non solo nello spazio nessuno può sentirti urlare.

C’è sempre stato un po’ di casino attorno al nome del ciclo di fantascienza di cui sto parlando, dei film e di tutto il resto. Il primo film si chiama Alien. Il secondo si chiama Aliens. Il franchise si chiama Alien. Questa serie a fumetti della Dark Horse, inedita in Italia fino a poco più di un mese fa, si chiama Aliens: Fire and Stone. Il secondo volume, appena arrivato nelle fumetterie sempre per Saldapress si chiama Aliens: Fire and Stone – Aliens. Va bene.

Scritto da Chris Roberson (autore molto attivo, oltre che già per Dark Horse, per DC e per IDW) e disegnato da Patric Reynolds, Aliens regala un tratto più secco e nitido rispetto al precedente volume Prometheus, sicuramente più funzionale alla trasmissione d’angoscia che la serie si pone come obiettivo. Temporalmente l’intreccio parte da qualche decennio da dove ci si era fermati, continuando a raccontare le agghiaccianti vicende accadute sul piccolo satellite LV-223, brulicante di inspiegabilmente rigogliose foreste tropicali e di segreti insondabili. Qui arriva, cercando di scappare dal mattatoio di Hadley’s Hope (lacrimuccia: per il pretesto narrativo si pesca direttamente da Aliens – Scontro Finale) una cricca di disperati guidata dall’ingegnere Derrick Russell, che si renderà presto conto di dover condividere la propria scampagnata con una gioviale cricca di xenomorfi. La storia, che si incastra piacevolmente con gli episodi cinematografici senza raccontare però mai nulla di già visto o letto.

Come nel precedente albo, tuttavia, dal punto di vista strettamente narrativo pesa parecchio la scelta di riempire le pagine di marionette umanoidi che abbiamo come unico scopo quello di far immortalare plasma su cellulosa. Gli Alien sarebbero ben poco minacciosi se non uccidessero nessuno su 100+ pagine, è chiaro; ma alla serie di Dark Horse sembra (ancora) sfuggire quanto una morte inattesa di un personaggio che abbia una caratterizzazione maggiore rispetto a un nome (la maggior parte dei tizi che popolano le tavole 1non ha in realtà neanche quello) valga nell’economia della suspence di un fumetto almeno quanto una mezza dozzina di falciati randomici.

Ma tant’è. In aggiunta a tale confermata magagna, Aliens ci mette anche una trama che stagna fin dall’inizio, che vede un eterno dibattito tra due piani d’azione parimenti suicidi riproporsi praticamente as is, mentre Russell, seguendo fedelmente gli stereotipi della serie, passa dalla paura per gli esseri alieni alla colpevole e incontrollabile fascinazione. Saranno i suoi momenti di solitudine e introspezione, paradossalmente, quelli più riusciti del volume, ricreando una simpatica situazione da Cast Away del 2179. Pare anche che la sceneggiatura abbia voluto sbilanciare molto il fumetto verso questa componente, creando svariate situazioni horror inattese e genuinamente ansiogene per poi risolverle (sia nel bene che nel male) in non più un paio di vignette, quasi sbrigativamente.

Resta comunque un indiscusso plus per la serie quello di deviare dalle tematiche principali dell’Alienverso, lasciando agli xenomorfi un ruolo sempre letale ma un po’ nell’ombra, a margine. Dopo gli ingegneri e i sintetici corrotti Fire and Stone mette nel calderone altri ibridi ripugnanti e continua a investigare sulla terrafermazione e su quel putrido fluido nero accelerante che pare ossessione di tutti e chiave di ogni cosa. Elementi sfruttati finora non al massimo del loro potenziale (e a dire il vero neanche lontanamente), ma c’è da sperare bene in vista dell’inevitabile convergenza della serie verso qualcosa di molto più grosso. C’è anche un nome Predator in copertina del prossimo volume… ed è un elemento davvero parecchio stuzzicante.


ABBIAMO PARLATO DI…

Aliens
(Aliens: Fire and Stone 2/5)
Chris Roberson, Patric Reynolds
SaldaPress, 2017
16,8 x 25,6, brossurato, 108 pp., col

Riccardo Coppola

Riccardo Coppola

Sulla linea di confine tra un matematico pragmatismo e una sognante fascinazione per le malinconie musicali e i sofismi esistenzialisti e/o fantascientifici. Suono ogni tanto, scrivo spesso, parlo troppo.
Riccardo Coppola

About Riccardo Coppola

Sulla linea di confine tra un matematico pragmatismo e una sognante fascinazione per le malinconie musicali e i sofismi esistenzialisti e/o fantascientifici. Suono ogni tanto, scrivo spesso, parlo troppo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *