Lo Stupefacente Wolf-Man Vol. 1: ancora una volta Kirkman

Un fumetto che modifica la figura dei licantropi, in pieno stile Kirkman.

Se Robert Kirkman ha avuto il merito di aver rivoluzionato il tema degli zombie ci sarà un perchè. Il pubblico ama Kirkman per la sua capacità di saper raccontare storie già raccontate da nuovi punti di vista. È la narrazione ad avere un ruolo centrale nei suoi lavori, insieme alla caratterizzazione dei personaggi e alla loro psicologia. Basti pensare ad Outcast, opera che ha posto un nuovo accento sul mondo delle possessioni demoniache. Ed è in quest’ottica che va analizzato Lo Stupefacente Wolf-Man, realizzato da Kirkman con Jason Howard per Image Comics a partire dal 2007, e che in Italia è edito da Saldapress. Wolf-Man non è propriamente un fumetto horror, anche se può apparire come tale ad un primo approccio: in questo caso Kirkman produce una commistione tra horror e supereroi, avendo alle spalle l’esperienza di Invincible, e riesce a tirare fuori un’opera unica nel suo genere.

Il primo volume de Lo Stupefacente Wolf-Man, chiamato La Maledizione Della Luna Piena, ci permette di conoscere il protagonista, Gary Hampton, un imprenditore che a causa di guai finanziari perde tutto, compreso il controllo della sua società. Ne guadagna però la maledizione del licantropo: Gary è Wolf-Man, un lupo mannaro umanoide nella rappresentazione di Kirkman, che dopo aver scoperto di cosa è capace, grazie al suo mentore-vampiro Zacariah, decide di utilizzare il suo potere al servizio del bene. Wolf-Man si fa cucire su misura una protezione, con tanto di simbolo al centro, e ben presto farà la conoscenza degli Actioneers, un gruppo di supereroi già affermati nel contesto urbano. La narrazione si muove dunque tra ciò che Gary è diventato, il suo rapporto con se stesso ma anche con la sua famiglia: Rebecca, la moglie, e Chloe, la figlia, fanno fatica a digerire ciò che è diventato Gary, una trasformazione che modifica sostanzialmente l’approccio di Gary col mondo e con i suoi familiari.

Sono proprio questi i temi che Kirkman sceglie di mettere in mostra, con una narrazione divisa in due fasi. Nella prima metà del fumetto l’accento è posto su Gary: il protagonista deve riscoprirsi, imparare a conoscere questo suo alter-ego licantropo, la sua forza e le sue debolezze, e lo fa affrontando i diversi super-cattivi inseriti all’interno della cornice narrativi, tutti pensati per la prima volta da Kirkman. Wolf-Man si troverà davanti Impact, Construct, Eruptor, tutti esseri malvagi e più o meno mutati che potevano scegliersi di sicuro un nome più accattivante. L’evoluzione del personaggio porta la narrazione su un livello diverso, più profondo, complice anche la presenza del mentore Zacariah, un vampiro che riesce a discostarsi dagli stereotipi del genere per assumere un ruolo all’apparenza più aristocratico. È qui che Kirkman riesce a sviluppare in maniera più coinvolgente la narrazione, e ci fa capire come tutto il prologo, molto lento, sia necessario per comprendere a fondo gli eventi e le azioni dei personaggi.

Se il dualismo uomo-lupo è un tema centrale in Wolf-Man, non è il solo. Gary vede il suo come un dono, un’ancora di salvezza quando quasi tutto era perduto, ma non è lo stesso per la sua famiglia. Il contesto familiare, seppur abbastanza stereotipato, riesce ad incidere a dovere sulla narrazione, così come la caratterizzazione di Rebecca e Chloe, due personaggi che impariamo a capire anche con poche vignette. Il ritmo diventa molto più incalzante poi nella seconda metà dell’opera, dove vengono sviluppati maggiormente i temi del sacrificio individuale, dell’egoismo e della rinuncia, sulla base di tutte le premesse che troviamo nella prima parte del fumetto. A rendere chiaro tutto questo è il tratto di Jason Howard, a tratti fumettoso ma che riesce ad esplicitare la mutevolezza del racconto, che spazia tra scene horror e pause riflessive, per finire con la rappresentazione delle scene di combattimento fisico, dove rapidità e violenza dei colpi arrivano al lettore grazie al tratto del disegnatore. Un plauso va fatto anche al lettering di Rus Wooton, la cui gestione degli spazi su carta riesce a dare ora calma ora velocità alla narrazione.

Lo Stupefacente Wolf-Man è sicuramente un fumetto da seguire. Kirkman riesce a farci entrare nella testa di Gary Hampton, e forse i più empatici riusciranno anche ad immedesimarsi nelle emozioni provate dall’uomo-licantropo. La storyline evolve col passare delle pagine, il ritmo incalza e i cliffhanger diventano sempre meno telefonati, riuscendo a tenere viva l’attenzione del lettore. Kirkman non è nuovo a strutture simili (basti pensare a The Walking Dead) ma l’autore ha il merito di essere riuscito ancora una volta a lavorare sui temi, rendendo originale la storia di un licantropo e di un vampiro e ribadendo come non bisogna giudicare dalle apparenze.


ABBIAMO PARLATO DI…

Lo Stupefacente Wolf-Man Vol. 1
La Maledizione Della Luna Piena
Robert Kirkman, Jason Howard
Saldapress, 2017
16,28 x 25,6, brossurato, 184 pp., col.

Alessandro Naimo

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Cerco di appassionarmi al marketing per sopravvivere. Spazio dalle arancine alla musica agli Happy Three Friends. Terrone dentro, morbido fuori.
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