Torture Garden – Per seppellire il passato, devi riuscire a ucciderlo.

Torture Garden in media rex header

“Il passato è una bestia feroce. Ti inseguirà per sempre”

 

Che gli orfanotrofi incutano nell’immaginario collettivo un istintivo timore, è cosa nota. Dai film horror alla letteratura, l’idea dell’orfanotrofio dalle regole inflessibili e la prepotenza degli insegnanti verso i bambini, è sempre stata una costante. Conosciamo tante storie di questi luoghi, quasi tutte negative, in cui le parole chiave sono prepotenza, punizioni (psicologiche o corporali) e mancanza di umanità. Proprio da qui, da queste terribili basi, parte Torture Garden, la miniserie sceneggiata da Barbara Baraldi. Niente di strano quindi, che i personaggi da lei raccontati siano accomunati dalle medesime caratteristiche: sono soli, hanno bisogno di aiuto e i fantasmi dei sensi di colpa li perseguitano.

Torture Garden in media rex Piccioni

Annie si è trasferita a Londra cambiando identità, facendosi chiamare Cassandra, e conduce una vita da mistress, dominatrice carismatica dei suoi slave, convinta forse di aver trovato un “mestiere” che possa aiutarla a prendere in mano le redini della sua vita. Travis è un poliziotto metropolitano perso nei suoi ricordi e nelle sue ossessioni, cui l’accanimento sul lavoro ha portato alla perdita della possibilità di costruire una famiglia. È proprio lui a cercare Annie, chiedendole aiuto nella risoluzione del caso più difficile a cui lavora da ormai cinque anni: scovare e catturare il serial killer chiamato “Il suturatore”.

Cosa lega i due personaggi dalle vite apparentemente così diverse? Cosa li lega a filo doppio alle vittime dell’assassino? L’aver condiviso la difficilissima infanzia nell’Istituto di carità per poveri orfanelli della Signora Woland. Entrambi, da bambini, hanno affrontato prove terribilmente difficili, in una condizione di vita al limite dell’umano. Entrambi hanno conosciuto la cattiveria al posto della dolcezza, le punizioni corporali al posto delle carezze, la prepotenza come regola di vita e chiave di volta nei rapporti interpersonali. Privati di qualunque affetto familiare, educati da una istituzione che ha corrotto irrimediabilmente i loro animi e le loro menti…

Torture Garden variant Rincione particolare

Tratto da una storia vera, Torture Garden è più di un semplice horror, è un noire. Andando ad infilarsi nei pregiudizi e luoghi comuni per scardinarli completamente, la Baraldi intesse una storia forte e drammatica, bilanciando perfettamente suspance, erotismo e sfumature dark. Di più, affronta visceralmente la psiche dei personaggi, raccontandone difficoltà, debolezze, fragilità, limiti e paure. A cucire abilmente la trama ci pensano i disegni, che definire spettacolari è davvero riduttivo, del trio Rossano Piccioni, Simone Delladio e Sofia Terzo. I loro tratti sicuri, duri e dai chiaroscuri disturbanti, accompagnano il lettore che si lascia completamente avvolgere e viene portato ora dolcemente, ora in maniera rude, al passato di Annie, Travis e gli altri piccoli orfani.

A fare da padrona è soprattutto la contrapposizione dei disegni puliti del “presente” a quelli sporchi, confusi, dai tratti violenti e distorti del “passato”; evidenziato con connotazioni fortemente negative. Il passaggio, quindi, dal tempo presente visto come corsa contro il tempo per combattere l’ombra del passato e l’infanzia vista come fiaba infernale, costringe il lettore all’interno di un racconto oscuro e inquieto, laddove i “luoghi” non sono solo quelli fisici, ma anche i luoghi dell’anima.

Rossano Piccioni (Torture Garden)

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