Eddie Vedder, vino e pianti isterici al Firenze Rocks 2019

Felicità, è una partita a Mortal Kombat e un pianto isterico durante Indifference

Saltato a pié pari il concerto di Ed Sheeran (che ha fatto comunque registrare oltre 65.000 spettatori secondo gli organizzatori, 15 secondo la questura), il terzo giorno del Firenze Rocks inizia esattamente come in precedenza, ovvero:

Punto primo – Tappa all’Antico Vinaio, schiacciata poderosa che ti fa dimenticare il concetto di fame, tramvia, incontri con amabili personaggi usciti direttamente dalla penna di Stefano Benni e birre al chioschetto all’ingresso del Parco delle Cascine. Grazie signora del chioschetto, sei stata estremamente gentile e ci hai fatto risparmiare soldi preziosi per le bibite bionde (invece no, ma non fa nulla: voglio rimanere nell’illusione di aver risparmiato).

Punto secondo – Il profumo di essere umano cotto a rosolatura lenta ci accoglie alla Visarno Arena, benché la giornata di sabato 15 giugno del Firenze Rocks sia decisamente più clemente a livello di temperatura. Giusto il tempo per essere battuti miseramente a Mortal Kombat 11 alle postazioni Switch di GamesTop.

Punto terzo – Nothing But Theieves. Il cantante arriva sul palco con la verve di Dracula a mezzogiorno . E qui ci sono 35 gradi e manco mezzo metro quadro di ombra. Devo ammettere, tuttavia, che in parte ho rivisto il mio personale giudizio su questa band: non sono così infami e orribili come ricordavo. Bravi, anche per indossare magliette bianche nella insulsa speranza di percepire meno caldo. Dolci ingenui.

Punto quarto – Lo zio di Eddie Vedder, anche se è più giovane. Già, perché non comprenderò mai come Glenn Hansard sembri molto più anziano di Vedder, quando invece il cantante dei Pearl Jam è più esperto della vita di circa 6 anni. Fatto sta che il tenerone irlandese realizza al Firenze Rocks una performance potente pur nella sua semplicità, con quel fare ingenuo che non riesce ad abituarsi a una folla di 40.000 e passa cristiani tutti in uno stesso luogo. Innocente Teddy Bead.

Punto quinto – Il vino. Eddie fa gli onori di casa, risulta ancora signore quando dona alle prime file una bottiglia di buon vino rosso. Salvo poi richiedere un’altra dal backstage (e arriva prontamente).

Punto sesto – Io che sfanculo il maschio alfa che non è mai stato in me. Immortality e Indifference mi hanno devastato. E stiamo parlando del primo quarto d’ora di concerto. Già lo scorso anno a Padova i Pearl Jam mi rifilarono una coltellata traditrice a fine concerto, ieri Eddie Vedder non ci ha pensato due volte a volermi massacrare sin dall’inizio.

Punto settimo – Meraviglioso, ma… Tutto procede in maniera molto intima, familiare, manca quel guizzo che due anni fa faceva saltellare da una parte all’altra il nostro caro amante del mosto (selvatico). Tutto molto più soft, complice anche la diversa portata emotiva (due anni fa il lutto per Chris Cornell era ancora vivido, la voglia di onorarlo e al contempo riprendersi era palpabile). Ma gran concerto, con un quartetto d’archi che impreziosisce il tutto. Molti si sono lamentati di “Alive” suonata unicamente da loro, io dico che se voglio gasarmi vado al prossimo concerto dei PJ, qui ho apprezzato l’originalità dell’offerta.

Punto ottavo Sono le undici e venti e tutto va bene. Ma niente bis. Zero. Non c’è tempo. L’Arena deve essere vuota per le 23:30. Arrivederci. Evvabbè. Io intanto continuo a trattenere le lacrime cercando di non pensare al primo quartetto di brani. Che magone.

Punto nono – Afterparty. Dj set by Virgin Radio e birra. Anzi, Dj set by Virgin Radio e basta. La birra, anche lì, 7 euro, con l’aggravante di essere una 0,3.

Andrea Mariano

Prigioniero degli anni ‘90, da tempo il soggetto in esame sfrutta il prodigio demoniaco chiamato internet per poter sproloquiare di ciò che lo appassiona e di ciò che lo cruccia, il tutto indossando camicia a quadri, Levi's 501 e Dr. Martens. Ha svolto tutto ciò su SpazioRock.it dal 199... dal 2010 al 2016. Ora è qui (ma va?). Odora leggermente di cavolo (cit. Theme Hospital)
Andrea Mariano

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Prigioniero degli anni ‘90, da tempo il soggetto in esame sfrutta il prodigio demoniaco chiamato internet per poter sproloquiare di ciò che lo appassiona e di ciò che lo cruccia, il tutto indossando camicia a quadri, Levi's 501 e Dr. Martens. Ha svolto tutto ciò su SpazioRock.it dal 199... dal 2010 al 2016. Ora è qui (ma va?). Odora leggermente di cavolo (cit. Theme Hospital)

2 commenti

  1. Manca un punto sui the Struts e lo meritavano decisamente di piú dei Nothing but thieves (mi sa che tra antico vinaio e birrini sei arrivato piú tardi).
    Quel tenerone di Glenn é piú giovane di Eddie (ma pare suo nonno); non ero pronta a questa notizia.
    Chi non ha pianto al primo quartetto di brani non meritava di esser lí, peró a me é comunque mancata la sua voce su Alive. Molto.

    • Ciao Miranda,
      sai che non sei l’unica che mi descrive positivamente i The Struts? Purtroppo sì, ero ancora in cammino e il suono non arrivava bene da lontano. Per Glenn mi spiace, ho subito il tuo stesso trauma due anni fa.
      Per Alive ci può stare il disaccordo, perché è di quelle operazioni che o piace o non piace, senza mezze misure.

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