A Deeper Understanding: War On Drugs, tra passato e solitudine

risultati per war on drugsA Deeper Understanding conferma il talento compositivo di Granduciel e il suo amore per la musica dei decenni andati.

Premo play e sono con Bryan Adams. Proseguo e mi ritrovo in compagnia dei Tame Impala dietro al Boss. Poi, in caduta libera, i Black Keys assieme a Tom Petty. Fatico a riconoscere dove mi ritrovi ora. Strano, fino a qualche minuto fa stavo esaminando la copertina di A Deeper Understanding, quarta nuova uscita (la prima sotto una major, la Atlantic) dei sempre più chiacchierati War On Drugs, ritirando fuori dal cassetto le domande esistenziali lasciate senza risposta da Lost In The Dream (2014), mentre partivano le prime note dell’opener visionaria Up All Night. Che diavolo è successo? Due schiaffi in faccia, riprendiamoci la lucidità.
Ah, ecco svelato l’arcano. Non è un caso, né questione di mia distrazione. Io potrò essere pure un cazzone destinato a trovare soltanto il senso delle Gocciole nella credenza, ma persino a me appare a dir poco lapalissiano come il fresco lavoro della band a stelle e strisce voglia mostrarsi in tutto e per tutto -dal liricismo scarno e fedele alle tracce di sangue dylaniano sino agli echi springsteeniani di ogni strofa- come espressione di una ricerca interiore del cantante e principale songwriter Adam Granduciel portata con ossessiva meticolosità sui binari del nostalgico passato.

But I’m here all alone, just begging
Pull me close and let me hold you in
Give me the deeper understanding of who I am.

Pare essere una storia intrisa di accentuata solitudine, quella racchiusa nelle dieci lunghe tracce (la media gira quasi attorno ai sei minuti), di un tizio che non si sente al proprio posto nell’attualità e nel mondo che lo circonda; senza ora scivolare in stronzate filosofiche peggiori di Midnight In Paris, possiamo definirla come un nuovo ermetico capitolo di una lunga traversata, cominciata per una volta abbandonando il centro del Tutto (la California) per recarsi ai confini del -musicalmente parlando- Niente (la Pennsylvania) e oggi giunta ad un più completo livello comprensione della materia in proprio possesso.
In continuità con la natura di aggiornamento del progetto, in campo a questo giro non è portata alcuna vera reinvenzione: solo rimaneggiamenti e perfezionamenti che rendono A Deeper Understanding un mix alchimistico modellato sotto la pressa dei ruggenti anni ’80, discretamente debitore dei Simple Minds, educatamente distaccato da quel connubio di Americana e psych rock dei primi giorni figlio della scintilla e poi dell’abbandono di Kurt Vile.

È innegabile la cura per ogni dettaglio dell’operazione, figlia della probabile consapevolezza che il proprio ritorno è -per la prima volta- sotto i riflettori che contano.
Gli strumenti impegnati in modo esemplare (la maggior parte suonati dallo stesso Granduciel) oggi superano la dozzina e i pregi generali degni di nota si attestano almeno al doppio: la zuccherosa bontà di Holding On, che a tratti ricorda squarci senza fiato di “Born To Run”, in primis. Sarei però più ignobile di Ditocorto (GoT mi intossicherà almeno fino alla prossima settimana ancora, e pardon) se non citassi almeno anche l’epicità di Thinking Of A Place, della durata degna di una vera e propria suite.

war on drugsManca qualcosa, quindi? Personalmente, in poche parole trovo che sia ravvisabile -sic et simpliciter- un difetto di eccellenza che, sinceramente, invece mi aspettavo. È tutto molto bello, ma non riesco a rintracciare gli estremi del capolavoro (sebbene Strangest Thing ci vada molto vicino) né, di conseguenza, della piena consacrazione. Non riesco nemmeno a prevedere in minima parte inoltre dove questo (per ora molto apprezzabile) tuffo nel passato potrebbe guidare nel futuro prossimo, se verso svolte più rimarcate o insipidi smarrimenti di identità.
Un caro amico un giorno una volta mi disse che, secondo un’antica regola aurea, che se un (serio) musicista finisce a cazzeggiare con le “cazzate” anni ’80, è senza dubbio arrivato alla frutta. Di norma, ci prende. Questa volta penso sicuramente di no. A Deeper Understanding, semplicemente, soffre della stessa sindrome di “Turn Blue” delle già citate Chiavi Nere: il dolore indefinito che permea e ispira il tutto finisce per sporcare a macchia d’olio ogni canzone, senza però seguire un’articolazione di coinvolgimento che sarebbe stato in grado di elaborare (andando a scomodare piccoli nomi) un Van Morrison qualsiasi. Il risultato trovo sia, soprattutto nelle battute finali, di un’alienazione a tratti soverchiante.
Ciò comunque lo derubrica dai titoli più interessanti del 2017? Certo che no. I miei sono solo vaneggiamenti derivanti dall’ipnosi iniziale o dalla mia destabilizzazione, in generale? Sì, questo potrebbe anche essere, ma è già una domanda più complicata di quello che sembra, fidatevi. Meglio che torni alle mie Gocciole.


ABBIAMO PARLATO DI…

war on drugs a deeper
The War On Drugs – A Deeper Understanding
Alternative, Indie
Atlantic Records, 2017

01. Up All Night
02. Pain
03. Holding On
04. Strangest Thing
05. Knocked Down
06. Nothing To Find
07. Thinking Of A Place
08. In Chains
09. Clean Living
10. You Don’t Have To Go</p

Giulio Beneventi

Carpenter, Bowie e Bukowski hanno fatto di me il 90% di quello che sono oggi. Per il resto ci hanno pensato le sigarette, il Jim Beam, i vinili di Coltrane e i manuali di giurisprudenza. Mi sento a mio agio scrivendo solo di notte, dopo trenta flessioni di riflessione e una buona dose di gentil cinismo.
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Carpenter, Bowie e Bukowski hanno fatto di me il 90% di quello che sono oggi. Per il resto ci hanno pensato le sigarette, il Jim Beam, i vinili di Coltrane e i manuali di giurisprudenza. Mi sento a mio agio scrivendo solo di notte, dopo trenta flessioni di riflessione e una buona dose di gentil cinismo.

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