Alla fine: come è ‘sto Gigaton dei Pearl Jam?

Pearl Jam in posa per la foto promozionale di Gigaton

Una cosa è certa: di grunge nemmeno l’ombra. E va benone così. Fatevene una ragione, cazzo.

Gigaton è bello. Gigaton è brutto. I Pearl Jam sono fantastici. I Pearl Jam sono finiti da anni.

Ammetto: questi mesi sono stati un incubo. Mai mezze misure. Va bene avere una propria opinione, positiva o negativa che sia, ma per favore: se uno argomenta il proprio punto di vista, deve essere rispettato, che è diverso dall’essere accettato. Puoi non condividere, ma capire comunque perché Tizio ha quell’opinione, bella o brutta che sia. Smettetela di inveire senza ritegno e senza mezzi termini.

Detto questo, torniamo alla domanda principale: com’è Gigaton? È sicuramente migliore di Lighting Bolt, se non altro da subito si intuisce che sulla lunga scia invecchierà un po’ meglio.

Sicuramente ha dei pezzi che se fossero rimasti in sala prove, nessuno si sarebbe strappato i capelli (Superblood Moonwolf, fastidiosa sin da sempre, Take The Long Way è piacevole ma molto paracula, pare uscita da un refuso – sì, refuso – di King Animal dei Soundgarden… infatti è stata scritta da Matt Cameron); sicuramente ha dei pezzi belli (Quick Escape, Dance Of Claivoryants); sicuramente ha una gemma, River Cross, che personalmente adoro e che da sola per me salverebbe capra e cavoli.

Nel complesso, come è? Beh, non è il capolavoro degli ultimi 20 anni. Qualcuno asserisce che è il loro miglior disco dai tempi dell’Avocado album. Personalmente credo di no, perché Backspacer, pur nel suo essere pacato e pop, è un signor disco pacato e pop.

Il vantaggio che Gigaton ha nei confronti del predecessore è una maggiore omogeneità: parte discretamente, ha un momento centrale debole e si risolleva nel sommesso finale, ma sono curve costanti. Lighting Bolt ha invece picchi da una parte e dall’altra, prove stilistiche fin troppo diverse (Sirens, benché di enorme successo, per sonorità e mood non c’entra nulla col resto del materiale) e non sempre riuscitissime.


Ciò per cui bisogna ammirare i Pearl Jam è la volontà di provare sempre qualcosa di diverso, nel bene o nel male. Gigaton è un ennesimo tentativo, per questo continuo ad apprezzarlo, nonostante i suoi difetti oggettivi. Non un capolavoro, ma neppure la nefandezza che molti millantano.

Ah, un favore: smettetela di cercare del grunge in loro. Non lo sono più da almeno 23 anni.

Andrea Mariano

About

Prigioniero degli anni ‘90, da tempo il soggetto in esame sfrutta il prodigio demoniaco chiamato internet per poter sproloquiare di ciò che lo appassiona e di ciò che lo cruccia, il tutto indossando camicia a quadri, Levi's 501 e Dr. Martens. Ha svolto tutto ciò su SpazioRock.it dal 199... dal 2010 al 2016. Ora è qui (ma va?). Odora leggermente di cavolo (cit. Theme Hospital)

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