Dubioza Kolektiv. Dalla Bosnia Erzegovina con furore

Ovvero come ricreare lo Sziget o l’Ariano Folk Festival in casa

Partiamo con una assunzione di ignoranza: non conoscevo i Dubioza Kolektiv, gruppo bosniaco di Sarajevo attivo dal 2003. “Beh, sono nuovi”, penso. Poi ricordo che il 2003 è passato da 17 anni. Ma queste disfunzioni temporali sono tutt’altro discorso.

Ascolti #fakenews e pensi che i Dubioza siano un gruppo perfetto per situazioni come lo Sziget Festival. Una commistione di Reggae, Ska, elementi Dub e qualche chitarra distorta sparata su indicazione dei Prodigy. Non vai lontano dalla realtà, visto che hanno partecipato più volte all’evento est europeo.

Cinque brani su nove sono featuring di tutto rispetto: si va da Manu Chao in Cross The Line, Soviet Suprem in Minimal e Los De Abajo in Hoy Marijuana, senza dimenticare Earl Sixteen e Robby Megabyte. Paradossalmente, tra le varie collaborazioni quella con Manu Chao è forse la più debole e meno convincente, mentre quella con Robby Megabyte, che ricordiamo essere un robot che sa suonare DAVVERO, è forse la più convincente e coinvolgente.

Dopo l’ammissione espressa a inizio articolo, il qui presente scribacchino deve essere schietto e cristallino dichiarando di non digerisce molto il reggae. Anzi, dichiamo che lo digerisce davvero poco, come i peperoni. In compenso, apprezza le ovvie e più naturali inflessioni balcaniche che si innestano molto bene con elettronica e chitarre in più di un’occasione (Take My Job Away, Dumb, Minimal).

#fakenews è un album molto godibile, ricrea molto l’atmosfera di festival come l’Ariano Folk o lo Stesso Sziget: pochi fronzoli, brisglie sciolte e sciallo totale. So good.

I Dubioza hanno una bella botta, come diciamo noi giovani-non-più-giovani. Di certo, in queste giornate sparare #fakenews con lo stereo al massimo e stappare la bottiglia di birra Raffo è la cosa che si avvicina di più a un festival con la band balcanica come headliner. Il che non è per nulla male.

 

Andrea Mariano

About

Prigioniero degli anni ‘90, da tempo il soggetto in esame sfrutta il prodigio demoniaco chiamato internet per poter sproloquiare di ciò che lo appassiona e di ciò che lo cruccia, il tutto indossando camicia a quadri, Levi's 501 e Dr. Martens. Ha svolto tutto ciò su SpazioRock.it dal 199... dal 2010 al 2016. Ora è qui (ma va?). Odora leggermente di cavolo (cit. Theme Hospital)

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