“Everything Now”: l’elogio alla superficialità degli Arcade Fire

Arcade Fire: segnali di involuzione da una delle band più importanti del nuovo Millennio.

 

Fino a qualche anno fa gli Arcade Fire erano una delle (poche) band realmente imprescindibili del panorama contemporaneo. Senza la loro attitudine rivoluzionaria e fuori dagli schemi, il fenomeno “indie” del nuovo Millennio non avrebbe mai raggiunto le arene di mezzo mondo, le classifiche di vendita e gli scaffali delle nostre Feltrinelli. Avremmo parlato così a lungo di un genere per definizione contraddittorio come l’indie pop, senza un album totalizzante come “The Suburbs“? Probabilmente no. I canadesi hanno (re)inventato un genere tutto loro, attingendo al passato ma con lo sguardo ben fisso sul presente, destrutturando il baroque rock degli esordi a favore di una forma-canzone sempre più accessibile e colorata ma non per questo banale. L’ultimo “Reflektor“, coi suoi ritmi caraibici e le sue tastiere disco, lasciava infine presagire un drastico cambio di tendenza nella musica dell’ensemble.

Il risultato finale di questa metamorfosi annunciata è “Everything Now“, figlio di un contrattino di non poco conto con la Sony e collaborazioni prestigiose, come quella con Thomas Bangalter dei Daft Punk alla produzione. Win Butler e compagni hanno imbastito una campagna promozionale degna della loro nomea per lanciare il nuovo disco, rilasciando finti spot televisivi a nome di una fantomatica multinazionale chiamata appunto “Everything Now”, quasi a voler ricordare il loro legame imprescindibile con le logiche del web che li portarono alla ribalta ai tempi di “Funeral” e del defunto(?) Myspace. Questa riuscitissima operazione di marketing, tuttavia, serve soltanto a rimarcare quanto i nostri siano impeccabili a livello formale, estetico. Non è detto, poi, che la musica sia altrettanto valida e i segnali d’allarme, a questo giro, sono parecchi. D’altronde, qui non si tratta più di decretare se la band appartiene alla scena indie o a quella pop, ma se la band continua a produrre buona musica oppure no.

Smettila di fingere, in questo momento hai già tutto” è la sottile critica lanciata dal singolo omonimo. Ok, partiamo da questo spunto: va bene scagliarsi contro l’uso smodato di Facebook e Instagram e la povertà del loro apparente “contenuto infinito”, ma non c’è, forse, un po’ di contraddizione in tutto questo? Mi spiego meglio: con cosa pensano di sopperire gli Arcade Fire a tutta questa vacuità social? Con un disco che non è altro che la brutta, bruttissima copia del suo predecessore? Con tre quarti d’ora di musica in cui si fatica a trovare un solo guizzo del loro genio compositivo? Sono convinto che per lanciare messaggi di sostanza sia necessaria musica di sostanza, di cui su questo album non c’è nemmeno l’ombra. E non mi è ancora chiaro come questa raccoltina di b-side possa in qualche modo reggere il peso di una discografia importante come la loro.

Per la prima volta da quando ho iniziato ad appassionarmi a questa band mi ritrovo perplesso, destabilizzato, amareggiato. Posso ancora accettare le fanfare gioiose della title-track e pure l’ennesimo tributo agli LCD Soundsystem chiamato “Signs of Life”; passi pure la catartica “Creature Comfort“, che a conti fatti è l’unico brano degno di essere ricordato su questo disco, con le chitarre alla Cure che incontrano algidi sintetizzatori e linee vocali in costante tensione. Ma da lì in poi “Everything Now” scivola in un vuoto cosmico da cui è difficile riemergere. Ah sì, ci sono due intermezzi speculari, tra punk orchestrale e lounge country: utili quanto una tazza di tè caldo in pieno agosto. C’è la versione sciapa di “Sprawl II” (“Electric Blue”). E se vi piacciono gli ABBA, date un ascolto a “Put Your Money On Me”: potrebbe venirvi voglia di salire in pista per sculettare un po’. A me anche no (e piuttosto mi ascolto gli originali). Il resto l’ho già dimenticato.

Volevate prendere tutti in giro, cari Arcade Fire? Bene, ci siete riusciti alla grande. E quindi lasciate che vi dica questo: anche se ormai abbiamo già tutto, non significa che voi non dobbiate più sforzarvi per dare alla vostra musica quel valore aggiunto che vi ha fatti arrivare fin qui. Ingrati come pochi.


ABBIAMO PARLATO DI…

Arcade Fire – Everything Now
Pop Rock
Sonovox/Sony, 2017

01. Everything_Now (Continued)
02. Everything Now
03. Signs Of Life
04. Creature Comfort
05. Peter Pan
06. Chemistry
07. Infinite Content
08. Infinite_Content
09. Electric Blue
10. Good God Damn
11. Put Your Money On Me
12. We Don’t Deserve Love
13. Everything Now (Continued)

Marco Belafatti

Il suo habitat ideale è al confine tra il cantautorato più tenebroso e il folklore nordeuropeo. Si dice che scriva le sue recensioni al lume di candela, nel cuore della notte. Di giorno veste i panni di un umile docente di scuola secondaria. A volte sorride.
Marco Belafatti

About Marco Belafatti

Il suo habitat ideale è al confine tra il cantautorato più tenebroso e il folklore nordeuropeo. Si dice che scriva le sue recensioni al lume di candela, nel cuore della notte. Di giorno veste i panni di un umile docente di scuola secondaria. A volte sorride.

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