Flower Boy: Tyler The Creator a scuola di rap… promosso a pieni voti

Il disco della maturità per Tyler The Creator, il ragazzaccio della west coast.

Quando qualche anno fa, seduto sul mio divano attorniato da nuvole di fumo non troppo legali, ascoltavo Flying Lotus e, sbalordito, mi chiedevo quali strade stesse aprendo questo eclettico nipote di John Coltrane. Le sonorità e le ritmiche del jazz catapultate sullo spazio a balzi di canguri dubstep, con quella giusta puzza sotto il naso da borghese dell’elettronica, ma senza la supponenza della fottuta hipster wave. Dove saremmo andati a finire? A cosa avrebbe portato quella che mi piaceva (e mi piace ancora) chiamare la “piccola rivoluzione del loto”? Non lo sapevo.
Oggi lo so. E cazzo se mi gasa.

E’ uscito infatti il nuovo disco di quel ragazzaccio sboccato e nero-fino-al-midollo di Tyler, The Creator. Il suo quinto disco ufficiale. Dai tempi di Yonkers e dei pasti a base di scarafaggi di cose ne sono successe e Tyler le ha incassate tutte, con quell’aplomb da bad boy dei bassifondi, cercando ancora di imboccare la strada giusta verso la maturità… artistica e non.
Con Flower Boy, il tempo delle mele sembra essere terminato e finalmente Tyler può sedere meritatamente fra gli alfieri della scena black. Ci ha regalato un disco che fa tesoro di tanti insegnamenti; in primis, appunto, quello di Flying Lotus e delle sue basi da geniaccio: già da Foreword, brano di apertura o dall’ottava traccia Boredom, si capisce che Tyler abbia studiato le creazioni del giovane Coltrane e ne abbia fatto tesoro.
Insomma, un lavoro che abbandona la dura e pura vena rap dei primi tempi, per abbracciare le sonorità black a tutto tondo. E qui veniamo al secondo insegnamento, quello di D’Angelo e del suo Soul/RnB 2.0: a tratti si mettono da parte i balzelli hip-hop e la metrica violenta a tutti i costi per privilegiare refrain anni 70 e cori femminili dall’anima puramente nera, come in See you again.

tyler the creator

Il Terzo ingrediente fondamentale, che incornicia il disco intero e fa lievitare il tutto, è poi sicuramente la Trap dei giorni nostri, presente in molti dei brani del nuovo album, in modo elegante e capace di farsi apprezzare anche dai non amanti del genere. I puristi dell’Hip-Hop e del rap in genere non si scoraggino però: nonostante tutte queste belle ispirazioni e cambi di fronte, il buon Tyler non scorda la sua anima del ghetto e i flow alla Tupac non mancano (I Ain’t Got Time!), come anche le invettive chiccose alla A Tribe Called Quest.
Il difetto del Rap, si sa, è che per sua natura può diventare monotono, monotematico e, a volte, addirittura – paradossalmente e musicalmente parlando – reazionario. Oggigiorno, per distinguere un rapper innovatore dalla solita minestra riscaldata basta osservare quello che mette nel suo disco: se oltre alle tipiche formule di genere ci mette anche un pizzico di storia e una spruzzata di novità, allora forse non è il solito cazzone tutto catene d’oro  e culoni siliconati.

Morale della favola: Guarda e impara, dicevano. Tyler, the Creator ha guardato, ha imparato e stavolta spacca.


ABBIAMO PARLATO DI…

tyler the creator flower

Tyler, The Creator – Flower Boy
Hip Hop
Odd Future – Columbia, 2017

01. Foreword
02. Where This Flower Blooms
3. “Sometimes…
04. “See You Again
05. Who Dat Boy?
06. Pothole
07. Garden Shed
08. Boredom
09. I Ain’t Got Time!
10. 911/Mr. Lonely
11. Dropping Seeds
12. November
13. Glitter
14. Enjoy Right Now Today


Marco Ceretto Castigliano

Cresciuto a suon di Pearl Jam e Alfred Hitchcock, cerco di fare della mia vita un racconto, spesso senza capo né coda e senza prendermi troppo sul serio. Poggiata la penna vesto i panni dello speaker radiofonico.
Marco Ceretto Castigliano

About Marco Ceretto Castigliano

Cresciuto a suon di Pearl Jam e Alfred Hitchcock, cerco di fare della mia vita un racconto, spesso senza capo né coda e senza prendermi troppo sul serio. Poggiata la penna vesto i panni dello speaker radiofonico.

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