Foals: l’evoluzione alternative e la perplessità

Recensione polemica di Part 1 – Everything Not Saved Will Be Lost.

Lo ammetto: ho cercato su Google altre opinioni, perché volevo capire se ero io quello strano, riguardo questo nuovo lavoro dei Foals. Il mio giudizio complessivo, sebbene intuibile, lo riporterò alla fine.

Per prima cosa, e più importante, ho scoperto che La Scimmia Pensa, oltre a creare luoghi comuni pret-a-porter per frotte di zombie hipster pronti a usare finte conoscenze sul cinema per accalappiare figa, fa anche recensioni musicali. La scimmia pensatrice, pensando di innalzare tantissimo l’asticella dei paragoni, ha scritto che questo è sicuramente il migliore lavoro dei Foals, ma sia chiaro… nulla al livello degli Arctic Monkeys. Ora, cara Scimmia, sediamoci un attimo, parliamone: se stai asserendo che questo è un grande disco ma che è al tempo stesso ad anni luce dagli AM, significa che il tuo concetto di qualità musicale è ripiegato su se stesso alla mondo di Interstellar, oppure che semplicemente hai ascoltanto poca, pochissima roba nel corso della tua esistenza da primate. Delle due, l’una.

Decomponendo le due affermazioni, però, si può cominciare a scendere leggermente a patti. Part 1 – Everything Not Saved Will Be Lost non è assolutamente il più grande album dei Foals, ma è sicuramente il loro parto più ambizioso. Un disco dichiaratamente di rottura, quasi in esplicita risposta ai tanti commenti che sottolineavano come da Spanish Sahara stessero in fondo facendo sempre le stesse cose, sempre quell’indie un po’ incazzatello da anni annegato da tonnellate di melensaggini sintetiche. E i Foals nel tranello elettronico ci cadono, mascherandolo come da prassi da sperimentazione: la loro reinvenzione è la millesima scoperta della ruota nel mondo alternative rock, con le chitarre che si vestono di effetti patinati e vengono spinte sempre più pericolosamente sullo sfondo. Osano semmai, i Foals, nel rendere il disco più coeso (stando sempre lontani dal concept, per carità), nel metterci i proverbiali intermezzi strumentali, nel considerarlo prima parte di un quadro costituito da due uscite da consegnare alle stampe a stretto giro di posta.

La seconda parte della frase scimmiesca, ed è ciò che per i Foals è peggio, è che sì, questo disco è lontanissimo dal meglio degli Arctic Monkeys. In quanto lontanissimo anche dal meglio dei Foals. Le dieci tracce di Philippakis e soci, nelle loro velleità concettuali, si barcamenano infatti tra il post-punk degli esordi e un inedito synthpop abbracciando qualche bagliore di qualità soltanto quando si arriva all’epica conclusione di Sunday e I’m Done With The World, unici episodi a ricordare per pathos quanto raggiunto tempo fa su un’indimenticata London Thunder. L’energia delle goderecce bastardate che erano My Number o Mountain at My Gates alberga in quest’album su pasticci danzerecci senza senso (In Degrees, o il singolo On The Luna) che fanno sembrare le evoluzioni disco dei Kasabian di 48:13, per citare un disastro di band particolarmente emblematico, ragionatissime e ragionevoli. In generale, il titolo dell’album pare più un onesto resoconto di quanto fatto in sede di registrazione: raccogliere tutti i take di tutte le jam, non scartare nulla, e incollare tutto nella tracklist di un album fingendo ci fosse dietro una sovrastruttura di gran livello.

Qualche ascolto approfondito di troppo a questa Part 1 mi induce dunque a chiudere la recensione (e la metarecensione della recensione che ho citato) con due suppliche:

– ai Foals. Se potete, mandate a fanculo il concetto del doppio album e riscattatevi in autunno. Se proprio dovete fate la Part 2 di What Went Down.

– alle Scimmie. Recensite ciò che vi compete: i film, o ancora meglio, le banane.


ABBIAMO PARLATO DI…

Foals – Part 1 Everything Not Saved Will Be Lost
Alternative Rock
2019, Warner Music UK Limited

01. Moonligh
02. Exits

03. White Onions
04. In Degrees
05. Syrups
06. On The Luna
07. Cafe D’Anthens
08. Surf, Pt. 1
09. Sunday
10. I’m Done With The Worlds ( & It’s Done With Me)

 

Riccardo Coppola

Riccardo Coppola

Sulla linea di confine tra un matematico pragmatismo e una sognante fascinazione per le malinconie musicali e i sofismi esistenzialisti e/o fantascientifici. Suono ogni tanto, scrivo spesso, parlo troppo.
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About Riccardo Coppola

Sulla linea di confine tra un matematico pragmatismo e una sognante fascinazione per le malinconie musicali e i sofismi esistenzialisti e/o fantascientifici. Suono ogni tanto, scrivo spesso, parlo troppo.

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