Francesco Gabbani, Magellano e pregevoli esplorazioni pop

Oltre Sanremo, oltre la scimmia: fine cantautorato vestito da divertente baraonda

Ci hanno provato in tanti, dai fanboy dei concorrenti a Sanremo a sedicenti critici musical-letterari, a smontare Occidentali’s Karma. Non ci sono ovviamente riusciti. Prosecuzione ideologica di Amen, il pezzo che ha trionfato all’Ariston aveva -oltre a una sottile profondità citazionistica- il pregio indiscutibile di tirar fuori da chiunque, indipendentemente dalle legittime predilezioni musicali, quell’inevitabile e naturale predisposizione a farsi coinvolgere dal pop danzereccio quasi al livello della hit da villaggio turistico, ma di indubbia e palese qualità. Con buona pace dei cicaleggi inutili di hipster impenitenti, intellettualoidi impertinenti, adepti del rock!!! ed evidenti ipoacusici: un capolavoro.

Mentre i bookies pagano il carrarese vincente all’Eurovision ancor meno della Champions League alzata dalla Giuve, ecco arrivare -in realtà con atipico ritardo rispetto alla chiusura del Festivàl- il suo nuovo full length, confezionato con la tipica evidente fretta della cavalcata dell’onda di classifica, dato il ristretto contenuto di nove tracce inclusa una cover e due pezzi già pubblicati da lungo tempo. “Magellano”, definito da Gabbani come “un concept album involontario”, affronta più volte e in modo obliquo la tematica del viaggio, che si tratti di metaforiche fughe ed esplorazioni (riesco ad arginare il tempo e rompere il silenzio ovunque sia / piuttosto che restare a terra fermo a perdonarmi la vigliaccheria), di brevi superficiali vacanze (foto di gruppo sotto il monumento / turisti al campo di concentramento), o di solitarie e lacrimevoli immersioni nelle proprie memorie (su una curva lungo il viaggio dei tuoi giorni / capirai che la versione dei ricordi / è polvere sul cuore da soffiare via).

Impossibile ovviamente condurre un’analisi di Magellano senza porre un focus notevole sulla componente testuale: i versi di Gabbani (e del paroliere/eremita Fabio Ilaqua) sono chiaro fulcro della produzione, infondendo nell’immediatezza lessicale del pop da classifica un sarcasmo finissimo e un’inattesa -per chi si è fermato ai soli singoli- ma convincente intimità. Poi la forma è per la maggior parte quella che chiunque avesse messo il cd in play si aspettava: dall’inizio alla fine una coloratissima, caciarona e deliziosamente naif coreografia elettropop, con urla di vogatori nell’opener, basi sintetiche belle spesse, trombette e refrain confezionati per il balletto cantato. Ed anche coinvolgenti possibili seguiti al successo di Occidentali’s Karma, tra una più seriosa “A Moment of Silence” e l’esilarante baraonda complottistica di “Pachidermi e Pappagalli”, che tra clonazioni umane, Adolf, Elvis, scie chimiche e rettiliani candida il suo ritornello (aperto da un eroico “Oh My Darling”) al ruolo di canticchiamento d’obbligo per i prossimi mesi caldi.

Ma, come s’è detto, per la maggior parte, non nella totalità dell’album: tra la riesumata “Foglie al Gelo” (originariamente parte della colonna sonora di “Poveri ma Ricchi”), la conclusiva “Spogliarmi” e la dolcissima e triste “La mia versione dei ricordi”, c’è posto per tre ballate d’indiscussa profondità, che rendono più evidente ciò che l’orecchio attento percepisce anche dai singoloni: Gabbani non è soltanto un divertentissimo saltimbanco, ma è prima di tutto un abilissimo interprete e un raffinato cantautore, che sa citare con garbo sia l’istrionismo di un Battiato, sia la complessità metrica di un Battisti. Su “Magellano” c’è tanto materiale da tirar fuori in goliardia alle festacce, ma anche tante conferme di non avere per niente a che fare con un fortunello da one-hit.

E adesso ritorniamo pure a ballare vestiti da scimmioni.


ABBIAMO PARLATO DI…

Francesco Gabbani – Magellano
Elettropop

Sony/BMG, 2017

01. Magellano
02. Tra le granite e le granate
03. Occidentali’s Karma
04. A Moment of Silence
05. La mia versione dei ricordi
06. Susanna, Susanna
07. Foglie al gelo
08. Pachidermi e pappagalli
09. Spogliarmi

Riccardo Coppola

Riccardo Coppola

Sulla linea di confine tra un matematico pragmatismo e una sognante fascinazione per le malinconie musicali e i sofismi esistenzialisti e/o fantascientifici. Suono ogni tanto, scrivo spesso, parlo troppo.
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Sulla linea di confine tra un matematico pragmatismo e una sognante fascinazione per le malinconie musicali e i sofismi esistenzialisti e/o fantascientifici. Suono ogni tanto, scrivo spesso, parlo troppo.

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