Imagine Dragons: se questa è l’evoluzione, voglio tornare scimmia

I paladini del pop sotto steroidi ed “Evolve”, il loro primo album che abbandona la mediocrità per abbracciare l’orrore. Eppur si vende. Nasce la rete 4.5G.

Ricordo che quando cominciarono a emergere i primi telefonini con fotocamera, oltre ai porno che facevano perdere diottrie anche perché fruiti da schermi piccolissimi, avevo un compagnetto che pensava fosse divertente immortalare le proprie cagate più mostruose e mostrarle in classe il giorno dopo, come fossero trofei. Pensavo di averlo rimosso, fortunatamente, ma gli Imagine Dragons me lo hanno riportato alla mente: è lo stesso identico atteggiamento di vantarsi delle proprie deiezioni più clamorose, quello che sta dietro le loro ultime hit Believer e Thunder. Non voglio interrogarmi sulle abilità fuori dal comune che richiede entrare in studio e registrare una simile quintessenza del pop di merda. Non voglio nemmeno dilungarmi nel cercare di descrivere qualcosa di similmente inenarrabile, anche perché chiunque di voi, a meno d’esser privo d’orecchie o in vacanza in Birmania, le avrà già sentite a sufficienza. Mi faccio solo alcune domande atterrite: seriamente, a chi cazzo sulla terra può venire in mente di registrare un ritornello come quello di Believer? O quelle aberranti vocine effettate da bambini con ritardi cerebrali che rappano su Thunder? Soprattutto, questi qua come cazzo possono tornare a casa dalle proprie famiglie dopo aver compiuto uno scempio del genere e andare avanti, mangiare salsiccia e uova per colazione, parlare delle previsioni del tempo, fare finta di niente? Come si può addirittura farne dei singoli? Dei video? Bisogna avere veramente un coraggio impressionante.

Però non è questo il problema. Se questi capolavori li ascoltassero solamente gli amici più intimi e le fidanzate di Dan Reynolds e compagni, non succederebbe niente. Non starei scrivendo queste inutili parole incredule. Quando il mio compagnetto provava a mostrarci le sue gesta, andavamo altrove schifati. Qualcuno, intuendo le difficoltà mentali del soggetto, abbozzava dei sorrisi imbarazzati. Believer e Thunder hanno invece, rispettivamente, 252 e 119 milioni di riproduzioni su Spotify. In tre giorni. Per questo motivo ho deciso di ascoltare comunque tutto Evolve: alla gente questa roba piace, potrei avere problemi io. O magari gli Imagine Dragons avevano ancora qualche qualità nascosta (molto bene): in fondo Radioactive e Demons, che drammaticamente li fecero emergere, erano comunque delle canzoncine oneste. E poi, alla fine, come poteva essere il resto del disco peggio di ciò che ne hanno estratto? E’ impossibile, no? Ebbene: no. Non è impossibile. Mi è stato matematicamente dimostrato che è possibile andare sotto aspettative infinitamente basse. Ho vissuto il tutto con uno stupore simile per intensità (sebbene esattamente opposto) a quello che proverei portandomi in camera Jennifer Lawrence per poi vederla togliersi una maschera e scoprire che è Scarlett Johansson.

Di Evolve c’è quantomeno da apprezzare la stupefacente autoironia del titolo: gli Imagine Dragons ci avevano provato a dare una mischiata al mazzo nel precedente Smoke & Mirrors, con risultati comunque assolutamente discutibili. In questo terzo album quello che si sussegue dall’inizio alla fine è, invece, una rassegna di tutti i più stagnanti luoghi comuni del pop (o meglio, del finto-rock) classificone. Di tutto ciò che è stato universalmente riconosciuto come superato, inutile e/o molesto. Mi ricorda per effetto un’interrogazione di storia in cui si chiedono tutti i crimini contro l’umanità commessi durante la Seconda Guerra Mondiale, e l’interrogato ha studiato, li sa tutti. Per esempio, nel parlare di innamoramenti pericolosi nell’opener, Reynolds urla in maniera tanto inutilmente disarticolata da far sembrare Chester Bennington uno che si sta confessando; il tutto poi evolve (ahah) in un hook pop talmente basico e formulaico da sembrare improvvisato -e poi generosamente regalato- da The Weeknd mentre si lavava i denti. I’ll Make It Up To You, oltre ad avere una bella basella di suoni sintetici che par presa da Kung Fury (ottimi campioni anche su Start Over), sembra anche una mano tesa ai Coldplay, come a voler ripercorrere solidalmente gli stessi step che li hanno portati d’improvviso ad essere una delle band più odiate dell’universo. Yesterday sembra invece quasi un bel guanto di sfida in kitchesimo agli Alt-J, senza però nemmeno la credibilità da hipster degli Alt-J.

Alla fine dell’ascolto di Evolve (che ha comunque un paio di canzoni almeno ascoltabili, Whatever It Takes e Walkin’ The Wire, di cui per correttezza non parlerò) mi sono chiesto se Reynolds non avesse davvero qualcosa di urgente da comunicare. Se non ci fosse qualcosa di sincero nei testi degli Imagine Dragons, qualcosa che val la pena sentirsi dire. Ed invece no. La cosa più disarmantemente personale che emerge è tutto quel leit-motif di bragging non più prerogativa dei nigga, che un giorno era “You see me rollin’ you hatin'” e oggi si declina nel “Now I’m smiling from the stage while You were clapping in the nose bleeds”, sottofondo degli immancabili pugni all’aria della già citata Thunder. Il punto è che la musica degli Imagine Dragons a oggi è qualcosa che è destinata a prescindere ad essere somministrata alle masse perché, per qualche motivo, è una figata per definizione. È prima prescelta per spot Vodafone, musica che ha un volume intrinseco talmente alto da far sembrare l’interrogazione sulla sua qualità qualcosa di ozioso e superfluo.

In fondo l’evoluzione, come insegna Darwin, è principalmente questione d’essere scaltri, non di essere belli: ci sono animali che proliferano felicemente e che fanno schifo al cazzo. Gli Imagine Dragons avranno -fuori dal rush delle nuove uscite- un centinaio di milioni di play mensili. Non hanno assolutamente vinto loro? Nel frattempo la cronaca ci insegna che in Turchia questi concetti di evoluzionismo immeritevole stanno cercando di eliminarli alla radice. Non hanno assolutamente ragione loro?


ABBIAMO PARLATO DI…

Imagine Dragons – ƎVOLVE
Pop (Rock?)
Interscope, 2017

01. I Don’t Know Why
02. Whatever It Takes
03. Believer
04. Walking The Wire
05. Rise Up
06. I’ll Make It Up To You
07. Yesterday
08. Mouth Of The River
09. Thunder
10. Start Over
11. Dancing In The Dark

Riccardo Coppola

Sulla linea di confine tra un matematico pragmatismo e una sognante fascinazione per le malinconie musicali e i sofismi esistenzialisti e/o fantascientifici. Suono ogni tanto, scrivo spesso, parlo troppo.
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Sulla linea di confine tra un matematico pragmatismo e una sognante fascinazione per le malinconie musicali e i sofismi esistenzialisti e/o fantascientifici. Suono ogni tanto, scrivo spesso, parlo troppo.

6 commenti

  1. Quali sarebbero le meravigliose band che tu ascolti? E con questa frase “…sembra anche una mano tesa ai Coldplay, come a voler ripercorrere solidalmente gli stessi step che li hanno portati d’improvviso ad essere una delle band più odiate dell’universo” stai criticando anche i Coldplay?

    • Riccardo Coppola

      Sembrerebbe!

      Le meravigliose band che io ascolto non sono elementi di validazione per i commenti su altre band, sebbene possa assicurarti che non sono tutte meravigliose. Anzi!

      • 1. I coldplay una delle band più odiate?
        2. I tuoi pareri personali ti hanno lasciato molto influenzare, non si può definire critica, ma solo odio e come Dan Reynolds ha già detto “alcuni lo ameranno, altri lo odieranno. Va bene, quello che voglio creare sono reazioni, che siano odio o amore. Vorrei un mondo pieno di passioni ed emozioni”

        (rispondi ad entrambe grazie ed argomenta)

        • Riccardo Coppola

          1. Hai mai letto le critiche più o meno professionali riguardo gli ultimi album dei Coldplay e la loro svolta post-Viva la Vida, o me le sono immaginate?

          2. Gusti? Ascolto tantissimo pop, sta’ tranquillo. Odio? Gli Imagine Dragons non mi hanno fatto niente. Davvero credi che si ami o si odi una band piuttosto che ascoltare ciò che fa e averne un’opinione?

  2. Terribili. Detto da un musicista che studia dal 1997, non da ascoltatori della domenica.
    Il problema è che hanno un sacco di soldi: assoldano Dolph Lundren, il video di Thunder con le macchine fuoriserie…
    Qua non è dire che “I miei ascolti sono migliori dei tuoi”, diatribe tipo “la mia stecca è più lunga della tua”.
    Sbagliato qui si dice che questo è un gruppo penoso, con la costruzione del brano pietosa, arrangiamenti da far uscire le emorroidi, un paraplegico che non sa cantare e dà cazzotti a destra e manca (perchè fa molto figo fare MMA).
    Questa è la musica del 2017??
    Buon ascolto!!

    • Riccardo Coppola

      Suvvia Duke, non avevi neanche bisogno di qualificarti come musicista. Dovrebbe bastare il possesso di un apparato uditivo.

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