Kaleidoscope: i Coldplay ci vedono. Non benissimo

Testa piena di idee confuse, diottrie distorte.

Se siete tra coloro che iniziano ogni discorso riguardante i Coldplay con “Quelli di A Rush Of Blood To The Head erano i ve…” potete anche chiudere questa finestra telematica e dirigervi su altri lidi, porno o intellettualoidi non mi interessa minimamente.


Qui parliamo dei Coldplay di ora, senza le manfrine “quelli degli esordi erano meglio, erano veri”, perché con questa logica dello zibbibbo di zio Antonio allora i veri Iron Maiden sono quelli dalle influenze punk di Di’Anno, i veri Metallica sono quelli delle registrazioni col tagliaerba, i veri Radiohead erano quelli di Paranoid Android. Cazzate, scusate il francesismo. Ogni band, piaccia o non piaccia, se in buona fede affronta un percorso di cambiamento necessario per i propri componenti, non certo per quello che il pubblico vuole sentire o che, peggio, esige. L’artista è puro nel momento in cui sperimenta a suo modo certi vicoli, certi pertugi, certe traverse, certe curve a gomito improvvise, l’importante è che lo voglia, spinto dalla curiosità o dall’istinto, ma anche dal puro calcolo. L’importante è che senta qualcosa dentro.

Il risultato può piacere al pubblico o meno, ma se l’artista si sente fiero o soddisfatto quel tanto da non vergognarsi dell’opera, possiamo, dobbiamo portare un certo rispetto. Poi possiamo parlare tra amici, usare un registro colloquiale e dire che un disco è una merda, ma se anche in tal caso la pur minima, vaga percezione di tentativo di cambiamento viene avvertita dalle orecchie del povero squattrinato che ascolta musica tramite cuffie della Syno comprate per la ragguardevole cifra di 2,50€ cerume compreso, artisticamente parlando la band può essere in parte soddisfatta. Il cambiamento non è piaciuto, ma il tentativo viene comunque percepito come qualcosa di sbagliato per il fan, ma mecessario per l’artista.

Ecco, dopo tutto questo pippone, Kaleidoscope ha suscitato nel sottoscritto l’irrefrenabile voglia di lavare i vetri della finesta a mezzanotte. Il qui presente scribacchino ha percepito sì un tentativo, ma disperato. Un po’ come quando da ragazzino giocavi a Tekken 2 per la prima volta e pigiavi tutti i bottoni nella speranza di fare qualcosa di figo. I Coldplay sono quel ragazzino. Kaleidoscope è il risultato di quel pigiare a casaccio con tanta speranza di portare a casa il risultato. Il risultato lo porti, a stento passi allo stage successivo. Ma non hai giocato bene, non hai fatto una bella partita. Non hai impressionato l’unica ragazzina senza apparecchio del gruppo, ecco.

Non mi importa di quello che hanno fatto in passato: Kaleidoscope è dichiaratamente un’appendice di A Head Full Of Dreams, Chris Martin ha detto che grazie a questo EP si potrà capire ancora più a fondo A Head Full Of Dreams. Io ho capito che la testa era piena di idee confuse. Ha rafforzato in me questo pensiero che avevo già percepito due anni fa.

Caro Chris, ti abbraccio e ti capisco, ma da amico te lo devo dire: no. Ma sono buono e ti dico “ni”.

Andrea Mariano

Prigioniero degli anni ‘90, da tempo il soggetto in esame sfrutta il prodigio demoniaco chiamato internet per poter sproloquiare di ciò che lo appassiona e di ciò che lo cruccia, il tutto indossando camicia a quadri, Levi's 501 e Dr. Martens. Ha svolto tutto ciò su SpazioRock.it dal 199... dal 2010 al 2016. Ora è qui (ma va?). Odora leggermente di cavolo (cit. Theme Hospital)
Andrea Mariano

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Prigioniero degli anni ‘90, da tempo il soggetto in esame sfrutta il prodigio demoniaco chiamato internet per poter sproloquiare di ciò che lo appassiona e di ciò che lo cruccia, il tutto indossando camicia a quadri, Levi's 501 e Dr. Martens. Ha svolto tutto ciò su SpazioRock.it dal 199... dal 2010 al 2016. Ora è qui (ma va?). Odora leggermente di cavolo (cit. Theme Hospital)

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