La forza della parola: Neil Young e il Sentiero della Pace

“Invecchiando mi faccio sempre più piccolo. Riesco a scorgere parti del mondo che non avevo mai visto prima. Altri punti di vista. Riesco a vedere meglio al di fuori di me stesso”

 

Provate a rispondere sinceramente alla mia domanda: che cosa apprezzate dell’ultimo Neil Young? No, non può essere la sua musica. Quella, nella sua forma più squisitamente “in studio”, ha ormai smesso di regalare attimi di piacere da qualche anno a questa parte. Spesso si è rivelata al di sotto delle aspettative che un nome come il suo finisce per creare, lasciando dietro di sé un alone di imbarazzo. Vogliamo ricordare le brodaglie orchestrali di “Storytone”? Oppure “A Letter Home”, l’insensato manifesto lo-fi registrato all’interno di una cabina telefonica? No, grazie. Meglio pensare che chi ci sta di fronte è un rocker che ha saputo comunicare a tre diverse generazioni e che, all’età di 71 anni, continua a calcare i palchi di mezzo mondo e a travolgere il pubblico con i suoi messaggi.

Messaggi di pace, solidarietà, rispetto: ancor più delle sue canzoni, le parole Neil Young appaiono oggi vere, immense. Ci guardano dall’alto, come un austero totem, ci chiedono di essere ascoltate, capite, rimasticate, divulgate. Pochi altri artisti riescono ad infondere una simile componente umana in ogni arpeggio, in ogni riff, in ogni percussione, in ogni sangherata linea vocale: basterebbe questo per indurci tutti ad ascoltare la musica di Neil Young. Ma – concedetemi la provocazione – Neil Young non ha più bisogno di incidere musica per trasmettere i suoi messaggi.

Ciò che personalmente associo alla figura di Neil Young del nuovo millennio è il concetto di forza (nulla di troppo distante da quanto insegnatoci dai Jedi negli anni ’70). Prendete il nuovo album “Peace Trail”: è un disco che invita ad accorgerci dei cambiamenti (“Take a trip back home to my old town / ‘Cause everyone back there says / Something new is growing”, canta Neil nella ruggente title-track). A denunciare (“I wish somebody would share the news“, in riferimento alla recente battaglia dei nativi americani contro la costruzione di un oleodotto nelle terre sacre del North Dakota). A riscoprire la natura, ritrovare la via (“Just imagine what could go wrong / And how some lives could change forever / If you’re not careful how you handle delicate things“). Parole forti, quelle di Neil Young, che si accompagnano ad una musica – per l’appunto – non altrettanto forte.

“Peace Trail” non è un brutto disco. È, piuttosto, un pretesto necessario per parlare a quelle tre generazioni di cui sopra attraverso un linguaggio comune, che non risparmia incursioni nella modernità (il vocoder che timidamente tenta di infiltrarsi nei ritornelli, il divertissement cibernetico di “My New Robot”), ma sa anche riconciliarsi con la semplicità acustica tipica dell’artista canadese.

Non voglio negare l’evidenza: ci sono dischi più belli, più emozionanti, più ricercati, nella discografia di Neil Young e in tutto il panorama musicale attuale. Ma “Peace Trail” – così come l’artista che l’ha scritto, suonato e cantato – colpisce per la sua sincerità, per la sua forza comunicativa, per la speranza in grado di regalare a chi l’ascolta. Anche a me, come a Neil, sembra di vedere un po’ più in là del mio naso, “al di fuori di me stesso”.


ABBIAMO PARLATO DI…

Neil Young – Peace Trail
Singer-Songwriter
Reprise, 2016

01. Peace Trail
02. Can’t Stop Working
03. Indian Givers
04. Show Me
05. Texas Rangers
06. Terrorist Suicide Hangs Gliders
07. John Oaks
08. My Pledge
09. Glass Accident
10. My New Robot

Marco Belafatti

Marco Belafatti

Il suo habitat ideale è al confine tra il cantautorato più tenebroso e il folklore nordeuropeo. Si dice che scriva le sue recensioni al lume di candela, nel cuore della notte. Di giorno veste i panni di un umile docente di scuola secondaria. A volte sorride.
Marco Belafatti

About Marco Belafatti

Il suo habitat ideale è al confine tra il cantautorato più tenebroso e il folklore nordeuropeo. Si dice che scriva le sue recensioni al lume di candela, nel cuore della notte. Di giorno veste i panni di un umile docente di scuola secondaria. A volte sorride.

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