Mescla: ha senso un nuovo disco dei Meganoidi?

Risposta: ovvio che sì

Correva l’anno 1997. Io avevo 10 anni e sgambettavo in giro per la ridente cittadina tra il Gran Sasso e il Mare Adriatico urlando “Supereroi contro la municipale” dei Meganoidi, senza capire molto il senso. Qualche anno dopo, automunito e patentato, avrei dato maggior peso a quelle parole.

Anno 2020. Continuo a urlare contro la municipale, se non altro perché ogni volta rimuovono l’auto a causa della comparsa di un divieto di sosta che fino a 24 ore prima non c’era. E continuo a seguire i Meganoidi. Timidamente, ma continuo a seguirli.

Sono lontani i tempi di “The King of Ska”, degli abiti stile Iene. Non posso dire né per fortuna, né sfortunatamente. Perché già da tempo ho capito e imparato che i Meganoidi sono sempre in evoluzione. Qualcosa può riuscire meglio, qualcosa un po’ meno, ma indubbio è che in qualsiasi disco della band voi prendiate, troverete sempre una quantità di sincerità ammirevole, quella sincerità che permette loro di entrare in studio oppure di non dare alle stampe alcunché: se c’è esigenza di esprimersi, si fa qualcosa, altrimenti si sta fermi. Filosofia mirabile.

Ma parliamo di Mescla. “Miscuglio” in portoghese, e l’album è proprio questo, tante sfaccettature, tante idee anche piuttosto diverse le une dalle altre, ma che creano qualcosa di omogeneo, ben strutturato. L’ha capito Massimo Cabuto Repetto, autore dell’artwork; lo percepisce l’ascoltatore già al primo ascolto.

C’è del funk qui e là (Condizione, Non Indugio), c’è qualcosa di talmente particolare e ricco di ricordi che pare ascoltare i Tre Allegri Ragazzi Morti (1982), c’è del rock puro (Ora È Calmo Il Mare). C’è un po’ di tutto, e tutto è ben amalgamato.

Chi si aspetta i Meganoidi degli esordi rimarrà parzialmente deluso, ma deve anche fare lo sforzo di non fossilizzarsi su quegli stilemi: si cambia, e va bene così, soprattutto se i risultati sono buoni come Mescla e, prima di lui, Delirio Experience, Welcome in Disagio e così via.

A volte partiamo dal presupposto che non ci deve piacere” mi ha detto una volta Luca Guercio. Ed è vero. E proprio per questo bisogna dare sempre una possibilità a chi mette sostanza in ciò che fa. Il più delle volte, l’apprezzarlo sarà naturale conseguenza.

Andrea Mariano

About

Prigioniero degli anni ‘90, da tempo il soggetto in esame sfrutta il prodigio demoniaco chiamato internet per poter sproloquiare di ciò che lo appassiona e di ciò che lo cruccia, il tutto indossando camicia a quadri, Levi's 501 e Dr. Martens. Ha svolto tutto ciò su SpazioRock.it dal 199... dal 2010 al 2016. Ora è qui (ma va?). Odora leggermente di cavolo (cit. Theme Hospital)

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