Relaxer, l’impareggiabile supercazzola degli Alt-J

Non bisogna mai andare in Germania, cari Alt-J

Tra i miei conoscenti sono rinomato (e temuto) per la mia infallibilità nel fallire nei pronostici, specialmente calcistici. Ho incensato l’Atalanta prima che prendesse sette gol dall’Inter. Ho deriso Cristiano Ronaldo prima che vincesse da solo una buona metà della duodecima del Real Madrid. E sono solo un paio di esempi eclatanti di una carriera stellare. Non sapevo però che il mio superpotere fosse estraibile dal contesto delle scommesse legate al mondo del pallone, e che potesse funzionare anche in quello delle sette note. E invece è così. Nella fattispecie, l’ho scoperto sbilanciandomi così in una chat su Telegram dopo aver sentito le prime due canzoni di Relaxer, terza fatica degli Alt-J:

Perché quest’album degli Alt-J comincia bene. Cazzo, se comincia bene. Ci sono i due singoloni già estratti messi ordinatamente in fila come comitato di benvenuto: prima 3WW, con quella sua intro luuuuunga, il cicaleggio di maracas sotto arpeggi elegantissimi, e le morbidezze vocali accompagnate da tocchi al piano sui tasti tutti a destra; poi In Cold Blood, che a voce stridula sparge conteggi da calcolatore elettronico e proverbiali “lalalala-la-la”, mentre rumoreggiano trombe e casini di tastiera. Due win assoluti, robe violentemente orecchiabili che -per quanto grondino comunque pretenziosità da ogni nota- si riescono a immaginare benissimo in un gaudente tragitto in macchina o parimenti nelle classifiche, legittimamente al posto di nuove superficiali stronzate degli Imagine Dragons.

Il fatto è che l’eccentricità esagerata, ma al tempo stesso stordente, delle due tracce appena citate è ingrediente fondamentale per non rendersi conto di come i tre britannici stiano continuando a estremizzare il loro astrattismo, la loro indisponente cerebralità: è come quel tocco di sostanza psicotropa la cui euforia indotta ti porta a mangiare qualsiasi abominio, assaporandone ogni boccone senza porti alcun tipo di domanda. Succede però che dalla traccia tre in poi i ritmi si rallentano, i toni si rammolliscono, e si riesce a inquadrare meglio e con più consapevolezza il fenomeno Alt-J: la quintessenza del radical-chic in musica, un concentrato di (medio) talento e (spaventosa) presunzione che si concretizza nella pretesa assurda che una raccolta di otto (sì, esattamente otto, e manco lunghi) pezzi privi di capo e/o coda possa essere considerata un album, e possa giustificare un fighettissimo ambaradan di grafiche 3D e siti web con finti videogiochi e labirinti interattivi.

Perché tolto il contorno, tolti gli orpelli, e per restare nell’ambito del loro tanto caro codice binario, la sostanza regalata non è “one” ma esattamente “zero”: gli altri tre/quarti di Relaxer sono, fondamentalmente, rilassatissime, ricercatissime, sensualissime raffigurazioni del nulla. E mi sbigottiscono particolarmente i paragoni che fioccano un po’ ovunque sulla press specializzata internazionale, che associano la nuova incarnazione degli Alt-J ai Radiohead. Ad Amnesiac! Quando, malgrado le partiture offerte possano sembrare lontanamente (molto lontanamente) assimilabili, da un lato si ha una viscerale e -infine- spontanea sonorizzazione ed esorcizzazione di un autentico spleen esistenziale, dall’altro c’è quello che sembra un assemblamento artefatto e fintissimo di elementi, nella teoria, contrastanti. “Prendiamo un po’ dei Clinic (Hit me like a snare) e un po’ di Reznor (Deadcrush), ma montiamolo in modo da essere sicuri che si possa definire art rock”. Si può comunicare tantissimo anche con una sola corda di acustica: questo concetto, i cari Alt-J, lo ignorano.

Morale della favola, mi bastavano quarantotto minuti per riconoscere il mio grossolano errore:

E di questo album, oltre a farmelo tornare in mente ogniqualvolta dovrò premere la combinazione di tasti per giustificare il testo su WordPress (assieme allo shift), mi ricorderò principalmente per quell’ignominia di House Of The Rising Sun, cover da arresto immediato che si prende la briga di alterare di un classico intoccabile l’arrangiamento, il tempo e addirittura il testo. It’s a happy, happy, happy, fun day. Fun un cazzo, per Giove. Oppure per la lamentazione funebre in nome della cara Adeline, che potrebbe in realtà essere un indizio che gli Alt-J abbiano voluto farci un sassaroliano scherzone. O che abbiano assimilato le peggiori lezioni da un corso di (musica) elettronica in Germania. In ogni caso, davanti a un album così, siamo tutti fratelli nel dolore.


ABBIAMO PARLATO DI…

Alt-J – Relaxer
Indie Pop
2017, Infectious

01. 3WW
02. In Cold Blood
03. House of the Rising Sun
04. Hit Me Like That Snare
05. Deadcrush
06. Adeline
07. Last Year
08. Pleader

Riccardo Coppola

Riccardo Coppola

Sulla linea di confine tra un matematico pragmatismo e una sognante fascinazione per le malinconie musicali e i sofismi esistenzialisti e/o fantascientifici. Suono ogni tanto, scrivo spesso, parlo troppo.
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About Riccardo Coppola

Sulla linea di confine tra un matematico pragmatismo e una sognante fascinazione per le malinconie musicali e i sofismi esistenzialisti e/o fantascientifici. Suono ogni tanto, scrivo spesso, parlo troppo.

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